Saros su PS5 convince già: le 7 caratteristiche che lo rendono uno dei roguelike più promettenti

Saros mostra già una forte identità su PS5: combattimento basato sul rischio, run più brevi, progressione meno punitiva e una direzione artistica di grande impatto.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Saros su PS5 convince già: le 7 caratteristiche che lo rendono uno dei roguelike più promettenti

Bastano poche ore con Saros per capire che Housemarque sta cercando di spingersi oltre quanto fatto con Returnal. Il nuovo progetto dello studio finlandese mantiene quell’impostazione immediata, arcade e fortemente centrata sul gameplay, ma la rielabora in una forma più accessibile e, almeno da queste prime impressioni, anche più matura. Dopo una prova limitata ai primi due livelli, il gioco dà già l’idea di poter diventare uno dei titoli PS5 più interessanti dell’anno.

Il legame con Returnal è evidente, ma Saros non sembra limitarsi a raccoglierne l’eredità. L’azione resta frenetica, il ritmo elevato e il pianeta alieno di Carcosa continua a trasmettere una sensazione di bellezza ostile, in continuo mutamento a ogni run. Allo stesso tempo, però, emergono soluzioni che rendono l’esperienza più leggibile, più flessibile e in certi casi persino più invitante per chi, in passato, aveva trovato il genere troppo severo.

Un roguelike che punta sul rischio ragionato

L’impressione più netta è che Saros voglia premiare il coraggio, ma senza trasformarlo in un gesto sconsiderato. Molte delle sue idee ruotano attorno a questo principio: esporsi di più, osare di più, spingersi un passo oltre il limite per ottenere vantaggi concreti. È una filosofia che attraversa il combattimento, la progressione e perfino la struttura delle singole sessioni.

Assorbire i proiettili cambia il modo di combattere

La novità più sorprendente riguarda il sistema difensivo. In Saros non ci si limita a schivare o a subire: in certe situazioni conviene addirittura affrontare i proiettili. Lo scudo consuma energia per annullare i danni, ma l’assorbimento dei colpi restituisce più energia di quella spesa, a patto di mantenere attiva la catena senza lasciare passare troppo tempo tra un impatto e l’altro.

Questo meccanismo introduce una terza via nel combattimento. Non si tratta solo di evitare il fuoco nemico, ma di leggerlo, interpretarlo e usarlo a proprio favore. L’energia accumulata in eccesso serve inoltre per attivare colpi speciali particolarmente potenti, differenti in base all’arma equipaggiata e spesso legati a effetti esplosivi. In alcuni casi, assorbire colpi corrotti può ridurre temporaneamente la salute massima, aggiungendo una componente tattica che rende ogni scelta più pesata.

Una progressione permanente meno punitiva

Anche sul fronte della crescita del personaggio si nota una maggiore attenzione all’equilibrio. Saros propone una progressione permanente che rende il protagonista Arjun progressivamente più solido, ma senza svuotare di significato la difficoltà. La Matrix dell’armatura funziona come un albero di abilità capace di migliorare le statistiche di base e di sbloccare nuove capacità utili nelle fasi più dure.

Dopo alcuni scontri con i boss entrano poi in gioco i Modificatori di Carcosa, che permettono di combinare vantaggi e svantaggi. L’idea è semplice ma efficace: accettare un aumento della difficoltà in certi frangenti per ottenere benefici altrove. È una logica che rende la progressione più flessibile e, soprattutto, meno frustrante. Il gioco resta impegnativo, ma non dà la sensazione di punire in modo eccessivo ogni tentativo fallito.

Sessioni più brevi e struttura più agile

Uno degli aspetti più apprezzabili riguarda la durata delle run. Se in Returnal una partita poteva protrarsi a lungo, Saros sembra costruito per offrire sessioni più compatte e gestibili. Gli ambienti possono essere affrontati in sequenza dopo lo sblocco, e la possibilità di rientrare alla base tramite teletrasporto consente di ripartire anche da aree più avanzate.

L’obiettivo dichiarato è una media di circa 30 minuti per sessione, una scelta che sembra funzionare molto bene con un sistema di combattimento così intenso. Invece di affaticare, questo formato incoraggia a riprovare subito. Il ciclo di gioco appare più rapido, più scorrevole e più adatto a mantenere alta la voglia di ricominciare.

Arjun e una narrazione più accessibile

Un’altra differenza importante rispetto a Returnal riguarda il tono della narrazione. Saros sembra voler raccontare la sua storia in modo meno criptico, senza però rinunciare al fascino del mistero. Arjun, doppiato da Rahul Kohli, è al centro di un racconto che emerge attraverso registri audio, conversazioni dell’equipaggio e dettagli disseminati nelle rovine di Carcosa.

Gran parte di questi contenuti resta opzionale, ma il gioco sembra invogliare a cercarli. Le poche cutscene viste finora appaiono curate e ben integrate, abbastanza da rendere la trama più coinvolgente senza spezzare il ritmo. Anche ripetendo gli stessi livelli, è possibile scoprire nuovi frammenti di lore, dettaglio che rende la reiterazione meno meccanica e più stimolante.

Graphite dà forma a uno spettacolo visivo

Sul piano tecnico, Saros punta molto anche sulla resa visiva. Housemarque ha lavorato a fondo su Graphite, il framework proprietario dedicato alla grafica e agli effetti VFX, che sembra avere un ruolo centrale nell’identità del gioco. Non si tratta di un motore vero e proprio, ma di una tecnologia sviluppata per valorizzare particelle, esplosioni e illuminazione.

Il risultato è un impatto scenico notevole, soprattutto in un titolo dove lo schermo viene spesso invaso da proiettili, bagliori e detonazioni. L’impressione è quella di una produzione costruita fin dall’inizio per sfruttare al meglio l’hardware PS5, con un livello di rifinitura che rende Carcosa tanto affascinante quanto minacciosa.

Il combattimento premia aggressività e lucidità

Le battaglie di Saros possono diventare estremamente caotiche, ma non per questo confuse. Al contrario, il gioco sembra chiedere al giocatore di trovare un proprio ritmo dentro il caos. In molti casi avvicinarsi al pericolo diventa la scelta migliore, perché lo scudo consente di assorbire laser altrimenti inevitabili e di ricaricare contromisure molto potenti.

Questo sistema rende il rischio una parte integrante del divertimento. Non basta restare lontani dai nemici: bisogna valutare quando esporsi, quando arretrare e quando trasformare una situazione pericolosa in un vantaggio. È una dinamica che, con il passare del tempo, promette di aumentare molto la profondità del combattimento.

L’Eclissi rende ogni area più tesa e imprevedibile

Tra le idee più interessanti c’è anche il funzionamento dell’Eclissi, un dispositivo che a metà di ogni area blocca l’avanzata di Arjun finché non viene attivato. Questo sistema altera l’ambiente manipolando l’energia di Carcosa: apre nuove strade, ma intensifica anche i pericoli, con ostacoli aggiuntivi, laser riattivati e una presenza nemica più aggressiva.

In cambio, però, arrivano ricompense migliori, tra cui risorse potenziate e incrementi agli attributi. Alcune scelte possono perfino comportare malus importanti, come i danni da caduta o la perdita dell’aggancio automatico delle armi, compensati però da bonus più incisivi. È un meccanismo che rafforza l’idea centrale di Saros: il rischio non è un incidente da evitare, ma una leva da usare con intelligenza.

Nel complesso, Saros dà l’impressione di essere un’evoluzione concreta della formula di Housemarque. Più rapido, più flessibile e più disposto a premiare chi accetta di spingersi oltre, il gioco sembra avere tutte le carte in regola per ritagliarsi uno spazio importante tra le uscite PS5 più attese.

Saros su PS5 convince già: le 7 caratteristiche che lo rendono uno dei roguelike più promettenti
Kinguin

Unisciti a noi!

Entra nel nostro gruppo Telegram per discutere di questa notizia!

Leggi anche

Potrebbe interessarti