Ubisoft ha deciso di interrompere lo sviluppo di videogiochi presso Red Storm Entertainment, uno degli studi più legati alla storia del marchio Tom Clancy e, più di recente, autore di Assassin’s Creed Nexus VR. La scelta, emersa attraverso un memorandum interno visionato da GamesIndustry.biz, comporta 105 posti di lavoro in meno e segna una svolta pesante per una realtà che per anni ha avuto un ruolo importante nella produzione del publisher francese.
Lo studio non chiuderà del tutto, ma il suo futuro sarà molto diverso rispetto al passato. Red Storm resterà operativo, anche se non lavorerà più a nuovi giochi: il personale rimasto sarà destinato soprattutto allo sviluppo del motore grafico Snowdrop di Ubisoft, oltre che a funzioni legate all’IT e ai servizi di assistenza clienti.
Una svolta che cambia il ruolo di Red Storm
La decisione di Ubisoft non cancella formalmente Red Storm Entertainment, ma ne ridefinisce in profondità la funzione all’interno dell’azienda. La parte creativa e produttiva legata ai videogiochi viene di fatto archiviata, mentre lo studio sarà impiegato in attività di supporto tecnico e infrastrutturale.
Si tratta di un cambiamento significativo, soprattutto considerando il peso storico di Red Storm nel catalogo Ubisoft. Per anni lo studio ha rappresentato uno dei punti di riferimento per le produzioni militari e tattiche del gruppo, contribuendo a costruire alcune delle serie più note dell’universo Tom Clancy.
L’ultimo titolo firmato dallo studio in ambito videoludico tradizionale è stato Tom Clancy’s Ghost Recon: Future Soldier, uscito nel 2012. Da quel momento in poi, la traiettoria di Red Storm ha preso una direzione diversa, con un passaggio sempre più marcato verso la realtà virtuale.
Dalle origini con Tom Clancy ai grandi sparatutto tattici
Fondato nel 1996 da Tom Clancy e Doug Littlejohns, Red Storm Entertainment ha sede in North Carolina ed è diventato celebre soprattutto per aver realizzato il primo Tom Clancy’s Rainbow Six nel 1998. Quel gioco ha avuto un impatto notevole, contribuendo a definire il modello dello shooter tattico in prima persona moderno.
Nel 2000 lo studio è stato acquisito da Ubisoft, entrando così in modo stabile nell’organizzazione del publisher. Negli anni successivi Red Storm ha firmato o contribuito a una lunga serie di produzioni importanti, tra cui Ghost Recon del 2001 e diversi capitoli collegati ai marchi Rainbow Six e Ghost Recon.
Per lungo tempo il nome dello studio è rimasto associato a esperienze d’azione dal taglio realistico e strategico, in linea con l’identità costruita attorno alle opere di Tom Clancy. Proprio per questo, la fine dello sviluppo interno di nuovi giochi rappresenta un passaggio dal valore anche simbolico, oltre che industriale.

Il passaggio alla realtà virtuale
Dopo Future Soldier, Ubisoft ha progressivamente spostato Red Storm verso la produzione di titoli in VR. È stata una trasformazione netta, che ha allontanato lo studio dalle sue radici legate agli sparatutto tattici tradizionali per affidargli progetti più sperimentali.
Tra i lavori realizzati in questa fase ci sono Werewolves Within del 2016, party game pensato per la realtà virtuale, Star Trek: Bridge Crew del 2017 e, più di recente, Assassin’s Creed Nexus VR, pubblicato nel 2023 in esclusiva per Quest. Quest’ultimo è stato anche il progetto più recente sviluppato da Red Storm, e resta uno dei titoli con cui lo studio ha cercato di ritagliarsi un ruolo nella crescita del mercato VR.
Il cambio di rotta, però, non sembra aver garantito continuità sul lungo periodo. Con la decisione di Ubisoft di fermare lo sviluppo di nuovi giochi nello studio, si chiude di fatto anche questa seconda fase della sua storia.
I progetti cancellati negli ultimi anni
Non è chiaro con precisione su quali giochi stesse lavorando Red Storm prima della riorganizzazione interna annunciata da Ubisoft. Alcuni progetti collegati allo studio, però, erano già stati cancellati pubblicamente negli ultimi anni, offrendo un quadro piuttosto difficile della situazione.
Tra questi c’era un gioco VR di Splinter Cell destinato a Quest, cancellato nel 2022. A questo si aggiunge Tom Clancy’s The Division Heartland, sparatutto free-to-play poi archiviato nel 2024. Due stop rilevanti, che avevano già mostrato come diversi piani produttivi legati all’universo Ubisoft stessero andando incontro a una revisione.
In questo contesto, la scelta di interrompere del tutto lo sviluppo di videogiochi presso Red Storm appare come l’ultimo tassello di un ridimensionamento progressivo. Non si tratta soltanto della fine di alcuni progetti, ma della conclusione di un’identità produttiva costruita in quasi trent’anni di attività.
Un nome storico che cambia definitivamente volto
Per molti appassionati, Red Storm resta uno studio legato a una fase precisa del videogioco d’azione tattico, quella in cui il nome Tom Clancy era sinonimo di pianificazione, tensione e approccio realistico al combattimento. Negli anni il team ha cambiato direzione, linguaggi e piattaforme, ma ha continuato a occupare uno spazio riconoscibile all’interno della galassia Ubisoft.
Ora quel percorso entra in una nuova fase, più tecnica e meno visibile. Lo studio continuerà a esistere, ma non come casa di sviluppo di nuovi videogiochi. Ed è proprio questo l’aspetto che rende la decisione particolarmente significativa: non una chiusura totale, ma la fine di una lunga storia creativa.






