Baldur’s Gate 3, il progetto sfumato di Obsidian torna a far discutere: cosa sappiamo davvero

La storia di Baldur’s Gate 3 passa da Black Isle a Obsidian fino a Larian, tra progetti cancellati, licenze difficili e trattative mai concluse.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

La storia di Baldur’s Gate 3 è molto più tortuosa di quanto sembri oggi, dopo il successo del capitolo firmato da Larian Studios. Nelle ultime ore il tema è tornato d’attualità dopo alcune dichiarazioni di Chris Avellone, che ha riaperto il dossier su un vecchio tentativo mai andato in porto. Il punto, però, è che attorno a questo nome si sono sovrapposte nel tempo più versioni diverse, tra studi coinvolti, licenze in bilico e trattative saltate all’ultimo momento. Per capire davvero la vicenda bisogna quindi separare i piani e distinguere ciò che appartiene alla fase Black Isle/Interplay da quello che riguarda invece Obsidian.

Le parole di Chris Avellone e il nodo dell’“errore contabile”

A riaccendere la discussione è stato Avellone in una recente intervista, in cui ha sostenuto che un vecchio progetto legato a Baldur’s Gate 3 sarebbe stato fermato da un errore contabile, aggiungendo di aver sempre considerato la situazione piuttosto sospetta. Nella sua ricostruzione, il problema sarebbe nato da un pagamento che non sarebbe arrivato alla controparte giusta. È una versione che ha immediatamente attirato l’attenzione dei fan, anche perché tocca una delle serie RPG più importanti di sempre e coinvolge uno degli autori storicamente più legati a quel mondo.

Il problema è che questa ricostruzione, così come è circolata, tende a mettere insieme passaggi appartenenti a epoche diverse della saga. Ed è proprio qui che nasce la confusione. Da una parte c’è il vecchio Baldur’s Gate III: The Black Hound, sviluppato da Black Isle Studios e poi cancellato nel 2003; dall’altra c’è il tentativo, molto successivo, di portare avanti un nuovo Baldur’s Gate 3 in area Obsidian, quando lo studio stava trattando per ottenere il progetto anni dopo. Le due vicende sono collegate dallo stesso patrimonio creativo, ma non coincidono.

Il precedente di Black Isle e la frattura del 2003

La prima grande occasione mancata risale all’epoca Black Isle, lo studio che lavorava all’interno dell’orbita Interplay. In quegli anni era in sviluppo Baldur’s Gate III: The Black Hound, un progetto che utilizzava il nome di Baldur’s Gate pur muovendosi in una direzione autonoma rispetto ai primi due capitoli. Secondo le ricostruzioni emerse negli anni, quel gioco venne fermato nel 2003 nel pieno dei problemi legati ai diritti Dungeons & Dragons per PC e alle difficoltà finanziarie di Interplay. Dopo quella cancellazione, Black Isle fu chiusa e lo scenario cambiò radicalmente.

È nello stesso contesto che si inserisce anche Van Buren, il nome in codice del vecchio Fallout 3 di Black Isle. Anche questo progetto non arrivò mai sul mercato e venne cancellato nel 2003, quando lo studio fu chiuso. Per questo motivo, i riferimenti che accostano Van Buren a un progetto Obsidian del 2008 non tornano davvero sul piano cronologico: appartengono a una fase precedente, legata ancora alla parabola finale di Black Isle.

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L’occasione mancata di Obsidian

Anni dopo, però, Baldur’s Gate 3 tornò davvero a sfiorare Obsidian Entertainment. Nel 2012, Feargus Urquhart raccontò che lo studio aveva trascorso oltre un anno a negoziare la possibilità di sviluppare un nuovo capitolo della serie. La richiesta di Obsidian era chiara: per lavorare a un RPG di quel peso serviva un budget da grande produzione, paragonabile a quello che BioWare poteva avere per un titolo come Mass Effect. Le trattative sembravano avanzate, ma a farle deragliare fu soprattutto un problema di risorse economiche: secondo Urquhart, alla fine emerse che dall’altra parte i soldi non c’erano davvero.

Ed è qui che sta il punto più interessante della storia. Il nome Baldur’s Gate 3 è rimasto per anni sospeso fra ambizioni creative enormi e condizioni industriali troppo fragili per sostenerle. Prima i problemi di licenze e gestione nell’era Interplay, poi le difficoltà di bilancio e le trattative saltate quando Obsidian sembrava vicina a entrare in scena. In altre parole, più che un singolo progetto cancellato, Baldur’s Gate 3 è stato a lungo un’idea inseguita da studi diversi senza riuscire a trovare, almeno per molto tempo, la combinazione giusta fra diritti, soldi e tempismo.

Da Obsidian a Larian, fino al capitolo che ce l’ha fatta

Alla fine quel capitolo è arrivato davvero, ma solo molti anni dopo e con Larian Studios al comando. Oggi il sito ufficiale dello studio presenta Baldur’s Gate 3 come uno dei suoi titoli di punta e ricorda il peso che il gioco ha avuto nel rilancio della serie, fino a diventare uno dei RPG più celebrati degli ultimi anni. La cosa curiosa, vista da questa prospettiva, è che il successo finale rende ancora più affascinanti le strade che non si sono mai concretizzate.

Obsidian, nel frattempo, ha costruito un percorso molto riconoscibile senza passare da Baldur’s Gate. Il catalogo ufficiale dello studio include oggi saghe e progetti come Fallout: New Vegas, Pillars of Eternity, The Outer Worlds, Grounded, Pentiment e Avowed. Non è quindi la storia di un’occasione che ha definito in negativo tutto il suo cammino, ma resta comunque uno di quei grandi “what if” del gioco di ruolo occidentale che continuano a incuriosire.

La vicenda, in definitiva, racconta soprattutto quanto sia stato accidentato il percorso di Baldur’s Gate 3 prima di arrivare davvero sul mercato. Le parole di Avellone hanno riaperto una storia rimasta a lungo ai margini, ma il quadro complessivo suggerisce una conclusione abbastanza chiara: prima del traguardo raggiunto da Larian, la serie ha attraversato anni di progetti interrotti, diritti complicati e trattative finite male. Ed è anche per questo che il terzo capitolo, quando finalmente è arrivato, ha avuto il sapore di un ritorno atteso per molto più tempo di quanto sembri.

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