Ben Starr invoca più giochi originali: “Nel 2026 le nuove IP dovrebbero venire prima di tutto”

Ben Starr chiede all’industria di puntare di più su nuove IP e meno sul recupero continuo dei franchise storici, citando Clair Obscur: Expedition 33 come esempio positivo.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Ben Starr invoca più giochi originali: “Nel 2026 le nuove IP dovrebbero venire prima di tutto”

Nel pieno di una stagione in cui l’industria continua a puntare su sequel, remake e marchi già consolidati, Ben Starr ha lanciato un messaggio piuttosto netto. L’attore britannico, noto soprattutto per i ruoli di Clive Rosfield in Final Fantasy XVI e Verso in Clair Obscur: Expedition 33, ha spiegato di voler vedere più spazio per nuove proprietà intellettuali e meno dipendenza dal passato. Lo ha fatto durante un panel dedicato proprio a Clair Obscur: Expedition 33 all’Emerald City Comic Con 2026, insieme a Jennifer English e Aliona Baranova.

Il punto di partenza della discussione è stato curioso, perché Starr ha ribadito di amare Legacy of Kain, storica serie action-adventure rimasta inattiva da anni e ancora molto apprezzata da una parte del pubblico. Proprio mentre parlava del suo legame con quella saga, però, ha scelto di allargare il discorso e di usarla come esempio per spiegare una convinzione più ampia: l’industria dovrebbe avere il coraggio di investire di più in idee nuove, invece di continuare a inseguire soprattutto franchise già noti.

Ben Starr: l’affetto per Legacy of Kain non cambia il problema di fondo

Durante il panel, Starr è stato molto chiaro. Ha detto che gli piacerebbe far parte di Legacy of Kain, anche perché quella saga contiene interpretazioni che lo hanno ispirato come attore. Ma subito dopo ha aggiunto che, nel 2026, le IP originali dovrebbero essere “king”, cioè la priorità assoluta, e che non si dovrebbe continuare a guardare sempre indietro. In un secondo resoconto dello stesso intervento, la sua posizione viene riportata in modo ancora più esplicito: ama franchise come Resident Evil e ne apprezza l’evoluzione, ma ritiene che il settore debba continuare a inventare nuovi personaggi e nuovi mondi, non solo rilanciare quelli esistenti.

È una posizione interessante proprio perché non nasce da un rifiuto del passato. Starr non sta dicendo che le vecchie saghe non abbiano più valore, né che il pubblico debba smettere di amarle. Il suo discorso è più sottile: i grandi marchi possono continuare a esistere, ma non dovrebbero occupare tutto lo spazio creativo disponibile. In altre parole, il successo di Clair Obscur: Expedition 33 dimostra che c’è ancora fame di novità, a patto che qualcuno sia disposto a scommetterci davvero.

Il contesto industriale rende il suo intervento ancora più significativo

Le parole di Starr arrivano in un momento in cui il tema è tutto tranne che teorico. Alla Game Developers Conference 2026, il veterano del settore Dan Daglow, attivo da oltre mezzo secolo nello sviluppo videoludico, ha spiegato che per i grandi editori è diventato sempre più difficile puntare su nuove IP. Secondo Daglow, i costi di produzione cresciuti fino a cifre enormi spingono le aziende a inseguire soltanto progetti che sembrino capaci di generare centinaia di milioni di dollari, riducendo così lo spazio per giochi più piccoli, originali e imprevedibili.

Nel suo intervento, Daglow ha detto apertamente che oggi non si costruiscono più con facilità “piccoli giochi intelligenti”, perché questo tipo di scommessa non piace al mercato azionario e non garantisce la crescita immediata dei ricavi. È una lettura che si incastra perfettamente con l’osservazione di Starr: il problema non è la mancanza di talenti o di idee, ma un modello produttivo che tende a premiare soprattutto ciò che è già riconoscibile, vendibile e rassicurante per gli investitori.

Perché Clair Obscur è diventato il simbolo del discorso

Non è un caso che questo messaggio sia arrivato proprio in un panel dedicato a Clair Obscur: Expedition 33. Il gioco di Sandfall Interactive è stato spesso citato negli ultimi mesi come esempio di opera originale capace di emergere in un mercato dominato da formule più sicure. GamesRadar lo presenta proprio come il tipo di progetto che riesce a rompere il rumore di fondo dei franchise più familiari, mentre Daglow lo cita come dimostrazione del fatto che esperienze fresche e meno ingabbiate possono ancora trovare il loro pubblico.

Ed è qui che l’intervento di Ben Starr acquista peso. Non è soltanto la dichiarazione di un attore affezionato a un certo modo di intendere i videogiochi, ma la presa di posizione di una voce ormai centrale nel settore, legata sia a una grande saga come Final Fantasy sia a una IP originale come Clair Obscur. Il suo messaggio, in fondo, è semplice: i videogiochi non dovrebbero vivere soltanto di memoria. Per restare vitali, devono continuare a creare qualcosa che prima non esisteva.

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