Crimson Desert continua a dividere pubblico e critica, ma nel frattempo c’è chi lo considera già uno dei titoli più interessanti di questo inizio 2026. Tra i sostenitori più convinti c’è John “Bucky” Buckley, responsabile delle comunicazioni di Pocketpair, che nelle ultime settimane ha più volte espresso il suo entusiasmo per il nuovo open world firmato Pearl Abyss. Un apprezzamento netto, ribadito anche a fine marzo, che ha riportato il gioco al centro della conversazione.
Le sue parole non sono passate inosservate, anche perché arrivano in un periodo in cui Crimson Desert sta vivendo una fase delicata ma significativa. Da una parte restano i dubbi emersi al lancio, soprattutto su trama e controlli; dall’altra, il titolo sta recuperando terreno grazie agli aggiornamenti pubblicati dallo studio e a una ricezione che, col tempo, sembra essersi fatta più favorevole.
Buckley incorona Crimson Desert come gioco del mese
John Buckley è spesso il volto pubblico di Pocketpair, ma ultimamente si è fatto notare anche per l’attenzione riservata a Crimson Desert. Non si tratta di un entusiasmo improvviso: già alcune settimane fa aveva definito il nuovo RPG open world di Pearl Abyss il suo “gioco dei sogni”, spiegando di adorarlo e di percepirlo come un titolo quasi “pensato” su misura per lui.
Quel giudizio non si è affatto raffreddato con il passare dei giorni. Alla fine di marzo, Buckley è tornato sull’argomento con un messaggio molto chiaro pubblicato sui social, scrivendo: “Il mio gioco preferito del marzo 2026 è stato Crimson Desert”. Una presa di posizione forte, soprattutto se si considera quanto sia stato ricco il mese sul fronte videoludico.
Marzo, infatti, ha visto l’arrivo di diversi titoli molto discussi e apprezzati. Tra questi ci sono lo stesso Crimson Desert, Marathon, Pokopia e anche Slay the Spire 2 in accesso anticipato. Eppure, almeno per Buckley, nessuno di questi giochi è riuscito a eguagliare il tipo di coinvolgimento suscitato dall’opera di Pearl Abyss.
Il senso di meraviglia al centro dell’elogio
Il punto più interessante delle dichiarazioni di Buckley riguarda il modo in cui descrive l’esperienza offerta da Crimson Desert. Nel suo commento, infatti, il dirigente di Pocketpair non si limita a promuovere il gioco in termini generici, ma individua un elemento preciso: il senso di scoperta.
Pur definendo Slay the Spire 2 “un capolavoro”, Buckley sottolinea che, in un altro mese, il titolo avrebbe probabilmente assorbito tutto il suo tempo. Stavolta, però, la sua attenzione è rimasta concentrata altrove. A colpirlo maggiormente è stata proprio la capacità di Crimson Desert di restituire una sensazione di meraviglia che, a suo dire, non provava dai tempi di Oblivion.
È un paragone importante, perché richiama un tipo di esperienza molto preciso: quella di un gioco capace di stimolare curiosità, esplorazione e sorpresa continua. Anche senza entrare nei dettagli tecnici, Buckley sembra attribuire a Crimson Desert una qualità sempre più rara, cioè la capacità di far sentire il giocatore dentro un mondo da scoprire davvero, e non semplicemente da attraversare.
Un marzo ricco di uscite, ma Crimson Desert resta al centro
Nelle sue considerazioni finali, Buckley non manca comunque di riconoscere il valore di altre produzioni uscite nel corso del mese. Tra i titoli citati ci sono anche Blossom: The Seed of Life, descritto come un gioco open world di sopravvivenza e crafting, e Mr Farmboy, legato invece a dinamiche di gestione e colonizzazione.
Questo dettaglio rende il suo giudizio su Crimson Desert ancora più significativo. Non si tratta di un elogio pronunciato in assenza di alternative, ma di una preferenza espressa in un periodo particolarmente fitto di novità. In altre parole, Buckley non sta promuovendo il titolo per mancanza di concorrenza: lo sta scegliendo in un contesto in cui le proposte di alto profilo non mancano affatto.
Un lancio complicato, poi il recupero su Steam
Accanto all’entusiasmo di alcuni giocatori, resta però una realtà più sfumata. Crimson Desert non ha avuto un debutto semplice. Al momento del lancio, infatti, il gioco ha raccolto recensioni miste su Steam, con diverse proteste legate soprattutto alla trama e ai controlli.
Con il passare del tempo, però, la situazione ha iniziato a cambiare. Gli aggiornamenti pubblicati da Pearl Abyss hanno contribuito a migliorare la percezione generale del titolo, accompagnando una lenta risalita della valutazione degli utenti. A incidere è stata anche la rimozione di asset generati con intelligenza artificiale, un tema che aveva alimentato ulteriori discussioni attorno al gioco.
Oggi il quadro appare quindi diverso rispetto ai primi giorni. Il rating su Steam è salito fino a raggiungere la fascia “molto positivo”, segnale di un recupero che non cancella le criticità iniziali, ma mostra come il progetto stia trovando un equilibrio più solido dopo un avvio problematico.
Il caso di Crimson Desert resta quindi aperto, e forse è proprio questo a renderlo così interessante. Da un lato c’è un gioco che ha spaccato il pubblico al debutto; dall’altro c’è una parte sempre più rumorosa di appassionati che continua a difenderlo e a valorizzarne i punti di forza. Le parole di John Buckley si inseriscono perfettamente in questo scenario: non chiudono il dibattito, ma confermano che il titolo di Pearl Abyss, nel bene e nel male, continua a lasciare il segno.


