Disney+ era nata il 12 novembre 2019 con l’obiettivo di diventare la casa digitale dei grandi marchi Disney, e nei primi anni ha puntato soprattutto su produzioni-evento legate a Marvel e Star Wars. Quel modello ha funzionato nel pieno della fase di espansione dello streaming, ma oggi la piattaforma sta mostrando una direzione diversa: meno titoli costruiti solo come estensione dei film, più serie concepite come veri show televisivi, capaci di reggersi da sole e di tornare con continuità.
Il cambio di linea è stato spiegato apertamente da Brad Winderbaum, responsabile di Marvel Television. A febbraio 2025 ha detto che le priorità erano cambiate e che Marvel stava iniziando a realizzare “show come show”, pensati per uscite annuali e più vicini alla televisione tradizionale. Pochi mesi dopo ha aggiunto un altro punto chiave: le serie devono poter essere seguite anche senza trasformarsi in “compiti per casa” obbligatori per capire tutto il resto del MCU. È un passaggio importante, perché segna il superamento della fase in cui ogni titolo sembrava soprattutto una tappa intermedia verso il prossimo film.
Dai contenuti-evento a una piattaforma più televisiva
Nei primi anni di Disney+, l’idea dominante era molto diversa. Marvel costruiva prodotti fortemente intrecciati con il cinema, e già nel 2020 Disney descriveva The Falcon and the Winter Soldier come “un film Marvel Studios distribuito in sei episodi”. Quella formula aveva una logica precisa: usare personaggi già noti e produzioni ad alto profilo per rendere il servizio indispensabile, soprattutto mentre lo streaming viveva la sua fase più aggressiva. Ma proprio quel modello, come ha ammesso Winderbaum, rendeva difficile la vita lunga delle serie e complicava la produzione di seconde stagioni.
Adesso, invece, Disney+ comincia a sembrare molto più una piattaforma televisiva vera e propria. Non perché abbia abbandonato i suoi grandi universi narrativi, ma perché li sta usando in modo diverso: meno dipendenza dal collegamento diretto con il grande schermo, più attenzione a format seriali che possano crescere stagione dopo stagione. È una trasformazione meno rumorosa di quanto sembri, ma ormai abbastanza evidente nella programmazione.
Le serie animate mostrano già il nuovo corso
I segnali più chiari arrivano anche dall’animazione. Your Friendly Neighborhood Spider-Man ha già una seconda stagione prevista per l’autunno 2026, e la serie è presentata da Marvel come un racconto autonomo sulle prime fasi del percorso di Peter Parker. Allo stesso modo, Lucasfilm ha confermato ufficialmente una seconda stagione di Star Wars: Maul – Shadow Lord prima ancora che la prima avesse completato il suo ciclo, trattandola quindi come una serie con una continuità propria, non come semplice materiale di raccordo.
Questo approccio conta più di quanto sembri. In entrambi i casi, Disney+ non propone soltanto espansioni decorative di marchi famosi, ma storie che possono essere seguite con una loro identità precisa. Il legame con i rispettivi universi resta forte, naturalmente, ma non è più l’unico motore dell’operazione. Ed è proprio qui che si misura la svolta: l’idea non è più soltanto tenere accesa l’attenzione tra un film e l’altro, ma costruire serie che abbiano un valore televisivo autonomo.
Anche il live-action sta andando nella stessa direzione
Il discorso vale ancora di più per il live-action. Marvel Spotlight è stato introdotto ufficialmente con Echo proprio per segnalare un tipo di racconto più raccolto e più accessibile, centrato sui personaggi e non necessariamente sull’espansione continua dell’universo condiviso. In parallelo, Daredevil: Born Again è ormai strutturata come una vera serie ricorrente: Marvel la presenta già con una seconda stagione incentrata ancora sul conflitto tra Matt Murdock e Wilson Fisk, mentre Wonder Man è stata a sua volta rinnovata per una stagione 2.
La differenza, rispetto a qualche anno fa, è netta. Questi titoli restano dentro il perimetro Marvel, ma non danno più l’impressione di esistere solo per preparare il prossimo evento cinematografico. Possono allargare il mondo, certo, però prima di tutto cercano di funzionare come serie: con un tono riconoscibile, personaggi che reggono sul lungo periodo e la possibilità concreta di proseguire. È esattamente il tipo di televisione che Disney+ aveva faticato a costruire nella sua prima fase.
Anche Star Wars torna a guardare al cinema
In questo quadro si inserisce anche il ritorno di Star Wars sul grande schermo. Dopo anni in cui il franchise ha vissuto soprattutto attraverso le serie Disney+, Lucasfilm riporterà la saga al cinema con The Mandalorian and Grogu, in uscita il 20 maggio 2026. È un dettaglio importante perché mostra come Disney non voglia più affidare tutto il peso dei suoi mondi narrativi alla piattaforma streaming: Disney+ resta centrale, ma non deve più sostenere da sola l’intero ecosistema.
Alla fine, il segnale è piuttosto chiaro. Disney+ non sta smettendo di essere la casa di Marvel e Star Wars, ma sta finalmente iniziando a usarle con una logica più matura. Meno miniserie nate per inseguire il cinema, più produzioni capaci di vivere come televisione vera. Ed è proprio questa, probabilmente, la trasformazione più importante della piattaforma da quando esiste.
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