Hive, Xochitl Gomez racconta l’horror diurno che sorprende anche i fan Marvel

Xochitl Gomez e Aaron Dominguez raccontano Hive, horror diurno ambientato in 24 ore, tra bambini inquietanti, dinamiche familiari tese e un accenno a Marvel.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Xochitl Gomez e Aaron Dominguez hanno acceso i riflettori su Hive, nuovo horror distribuito da Tubi che prova a muoversi fuori dai binari più battuti del genere. Il film punta su un’impostazione insolita, lontana dalle atmosfere notturne e dai classici meccanismi del brivido, seguendo una vicenda che si sviluppa nell’arco di una sola giornata. Al centro ci sono Sasha e Marco, interpretati proprio da Gomez e Dominguez, alle prese con una situazione che da ordinaria diventa rapidamente sempre più inquietante.

Per Gomez, nota al pubblico Marvel per il ruolo di America Chavez in Doctor Strange nel Multiverso della Follia, il progetto rappresenta un’esperienza diversa dal solito anche per il modo in cui costruisce tensione e rapporto con i personaggi. E dalle loro dichiarazioni emerge chiaramente un punto: Hive vuole distinguersi senza ricorrere alle formule più prevedibili.

Hive, Xochitl Gomez racconta l’horror diurno che sorprende anche i fan Marvel

Un horror ambientato di giorno e concentrato in 24 ore

La premessa del film è semplice ma efficace. Sasha, una ragazza adolescente, perde il bambino a cui sta facendo da babysitter e si ritrova costretta a confrontarsi con una presenza sinistra nascosta tra i bambini di un parco giochi. Da lì prende forma un racconto che si sviluppa in tempo reale, o comunque con una forte continuità narrativa, seguendo i personaggi mentre attraversano una giornata sempre più disturbante.

Secondo Aaron Dominguez, uno degli elementi che rendono Hive diverso da molti altri horror è proprio il contesto visivo e narrativo. L’attore ha sottolineato che “l’horror diurno non si vede spesso”, facendo notare come già questa scelta contribuisca a dare al film una sua identità. Non è un dettaglio da poco: il genere tende spesso ad affidarsi all’oscurità, agli interni chiusi, all’idea della minaccia che si nasconde nel buio. Qui, invece, il pericolo emerge alla luce del sole.

Hive, Xochitl Gomez racconta l’horror diurno che sorprende anche i fan Marvel

Xochitl Gomez ha insistito su un altro aspetto ancora: la struttura compatta del racconto. A suo dire, è raro vedere un horror che si consuma nell’arco di un solo giorno, senza salti temporali evidenti o costruzioni più frammentate. Questo rende l’esperienza più immediata e immersiva, perché lo spettatore resta incollato ai personaggi mentre affrontano gli eventi quasi senza tregua. È proprio questa continuità, secondo l’attrice, a dare al film un tono particolare.

Hive, Xochitl Gomez racconta l’horror diurno che sorprende anche i fan Marvel

Il ruolo dei bambini e una paura che parte dall’innocenza

Uno dei tratti più marcati di Hive è l’uso dei bambini come elemento perturbante. Non si tratta solo di una scelta estetica o narrativa, ma di un elemento che modifica la percezione stessa del pericolo. Dominguez ha osservato che non è così comune vedere un gruppo di bambini al centro di un horror, anche perché si tratta di una dinamica delicata e complessa da gestire.

Nel parlare di ciò che rende i bambini spaventosi sullo schermo, l’attore ha offerto una riflessione interessante: la loro apparente innocenza li porta a essere percepiti come rassicuranti, ma proprio per questo possono diventare ancora più inquietanti. Li ha descritti come “una spugna”, capaci di assorbire tutto, ascoltare, ripetere e restituire parole o comportamenti in modi che possono risultare imprevedibili. È una paura sottile, meno legata all’aggressività esplicita e più a ciò che sfugge al controllo degli adulti.

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Hive, Xochitl Gomez racconta l’horror diurno che sorprende anche i fan Marvel
Tubi

Questa intuizione sembra essere alla base di buona parte del fascino del film. L’idea che il male possa annidarsi in un ambiente apparentemente innocuo, popolato da bambini e immerso nella normalità di un parco giochi, rafforza il senso di disagio. Hive sembra lavorare proprio su questo contrasto: la quotidianità contro l’angoscia, la luce contro la minaccia, l’innocenza contro qualcosa di indecifrabile.

Sasha e Marco, un legame che nasce anche fuori dal set

Accanto agli elementi horror, Hive costruisce parte della sua forza anche sul rapporto tra i due protagonisti. Sasha e Marco sono fratello e sorella, e sia Gomez sia Dominguez hanno spiegato che la loro sintonia nella vita reale ha avuto un peso nel modo in cui hanno affrontato i ruoli.

Gomez ha raccontato che tra loro esisteva già una sorta di dinamismo fraterno prima ancora dell’inizio delle riprese. Allo stesso tempo, ha precisato che il legame tra Sasha e Marco è molto diverso da quello che li unisce fuori dal set. I personaggi devono confrontarsi con tensioni, segreti e paure che appartengono solo alla storia, e proprio questo scarto tra familiarità reale e conflitto narrativo ha reso il lavoro più interessante.

Anche Dominguez ha ribadito lo stesso concetto, parlando di una vicinanza naturale che però nel film si traduce in qualcosa di più cupo e complesso. Il risultato, nelle loro intenzioni, è una dinamica credibile, emotiva e capace di restare centrale anche mentre la trama prende una piega sempre più spaventosa.

Il passaggio su Marvel e il possibile ritorno di America Chavez

Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per una breve parentesi legata al Marvel Cinematic Universe. A Xochitl Gomez è stato chiesto se ci siano possibilità di rivederla nei panni di America Chavez in Avengers: Doomsday, dopo l’esordio del personaggio in Doctor Strange nel Multiverso della Follia.

La risposta dell’attrice è rimasta volutamente vaga, ma non priva di entusiasmo. Gomez ha invitato i fan a “manifestarlo”, lasciando intendere quanto le farebbe piacere tornare nel ruolo. Per il momento, però, non è arrivata alcuna conferma ufficiale sul coinvolgimento di America Chavez nel film.

Intanto Hive si presenta come un progetto utile anche a mostrare un’altra sfumatura del suo percorso: meno spettacolare, più contenuta, ma non per questo meno interessante. Un horror compatto, giocato sulla tensione, sull’inquietudine e su un’atmosfera che cerca di colpire proprio dove il pubblico si sente più al sicuro.

Fonte: The Direct

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