Kingdom Come: Deliverance 2 è finito al centro dell’attenzione anche fuori dal terreno strettamente videoludico. L’RPG di Warhorse Studios ha ottenuto due nomination ai Gayming Awards di quest’anno, riconoscimento dedicato alla cultura LGBTQ+ nei videogiochi. Il gioco è in corsa nella categoria “Preferito dai fan”, mentre Hans Capon è candidato come miglior personaggio LGBTQ+. Un risultato che Daniel Vávra, co-fondatore dello studio, ha accolto con evidente soddisfazione, accompagnandolo però a una riflessione più ampia sul modo in cui il tema è stato affrontato.
Le due nomination e la reazione di Vávra
In un lungo intervento pubblicato su X, Vávra ha detto di sentirsi “davvero orgoglioso” per le candidature ricevute dal gioco. Il motivo, a suo dire, è anche personale: ha sostenuto di aver difeso in prima persona alcune scelte poi entrate nel progetto finale, convincendo altri membri del team a portarle avanti.
La sua lettura del risultato, però, non si è limitata alla soddisfazione per il riconoscimento. Vávra ha infatti usato la nomination come occasione per contrapporre l’approccio di Kingdom Come: Deliverance 2 a quello di altre produzioni contemporanee, senza fare nomi precisi ma criticando ciò che considera un modo più forzato di trattare certi temi. Nelle sue parole, il gioco avrebbe affrontato la questione in modo naturale, non coercitivo e coerente con il contesto storico.
Il riferimento al Medioevo è centrale nella sua argomentazione. Vávra ha sostenuto che l’intento fosse anche educativo, perché il gioco proverebbe a mostrare la realtà dell’epoca senza idealizzarla. Un’impostazione che si lega a uno dei punti più discussi dell’intera serie: la ricerca di una certa accuratezza storica, spesso evocata dallo studio come elemento identitario del progetto.
Il nodo della romance con Hans Capon
Il punto più interessante, e anche più controverso, riguarda però la natura del rapporto tra Henry e Hans Capon. Nella lettura proposta da Vávra, il gioco avrebbe dato spazio a chi desidera vivere quella dinamica senza però imporla a chi preferisce seguire altri percorsi. È qui che si inserisce la sua idea di una rappresentazione capace di “lasciare libertà” al giocatore.
Di fatto, la romance con Hans Capon non viene presentata come una direzione obbligatoria. Henry non è definito in modo rigido all’interno di un’unica identità sessuale, almeno non in termini imposti dalla struttura narrativa descritta. Se si considera ogni possibilità offerta dal gioco come valida, il personaggio può apparire bisessuale, visto che nel seguito può anche corteggiare figure femminili. Se invece si guarda alla costruzione del protagonista come a uno spazio deliberatamente aperto alle scelte del pubblico, allora la sua sessualità resta modellata dal giocatore.
È proprio questo margine di interpretazione a sostenere la posizione di Vávra. Secondo il co-fondatore di Warhorse, il gioco avrebbe trovato un equilibrio capace di includere senza trasformare quella scelta in un passaggio obbligato per tutti. Nella sua visione, questa sarebbe la ragione per cui una parte del pubblico ha accolto positivamente la soluzione adottata.
La polemica sul “woke” e il sottotesto del discorso
Accanto all’orgoglio per le nomination, Vávra ha però rilanciato anche una polemica ormai ricorrente nel dibattito culturale attorno ai videogiochi. Nel suo messaggio ha ribadito di trovare fastidiosa quella che definisce la presenza eccessiva di elementi “woke” forzati nell’intrattenimento. Una formula che, come spesso accade, resta vaga ma serve a delimitare il suo campo: da una parte un’inclusione che considera organica, dall’altra una rappresentazione che giudica artificiale o imposta.
Qui emerge il punto più delicato del discorso. Se l’idea è che tutto funzioni finché resta un’opzione, la domanda inevitabile riguarda ciò che verrebbe considerato eccessivo o inaccettabile. Un protagonista apertamente gay o bisessuale, definito come tale in modo esplicito e non negoziabile, rientrerebbe ancora in questa logica? Oppure sarebbe proprio quel tipo di scelta a essere respinto come “imposizione”?
Il messaggio di Vávra non scioglie davvero questo nodo, ma lo lascia sullo sfondo in modo abbastanza evidente. Per questo le sue parole rischiano di essere lette in due modi diversi: da un lato come rivendicazione di una rappresentazione lasciata alla sensibilità del giocatore, dall’altro come critica implicita verso opere che scelgono personaggi queer in modo più netto e dichiarato.
Un riconoscimento che apre un dibattito più ampio
Le nomination ai Gayming Awards rappresentano comunque un passaggio significativo per Kingdom Come: Deliverance 2. Da sole bastano a mostrare come alcune scelte narrative del gioco siano state notate anche in un contesto che guarda in modo specifico alla rappresentazione LGBTQ+.
Al tempo stesso, le dichiarazioni di Vávra confermano quanto questo terreno resti sensibile. Il riconoscimento ottenuto dal gioco si intreccia così con una discussione più ampia sul rapporto tra libertà di scelta, rappresentazione e identità dei personaggi. Non è soltanto una questione di premi o categorie: è anche il segno di come ogni decisione narrativa, oggi, finisca per essere letta dentro un confronto culturale molto più esteso.
Nel finale del suo intervento, Vávra ha anche lasciato intendere che Hans Capon potrebbe avere ancora spazio per nuove avventure, accompagnando il tutto con toni decisamente entusiasti. Un’uscita che chiude il cerchio tra orgoglio per il riconoscimento e fiducia nel lavoro di Warhorse Studios, ma che soprattutto conferma quanto il personaggio sia diventato centrale nella conversazione attorno al gioco.
Fonte: GameRadar







