Lo scorso mese Pickmon si è fatto notare rapidamente online, soprattutto per un’impostazione che richiama da vicino i giochi di cattura di creature e per alcune somiglianze visive che hanno acceso subito il confronto con Palworld e Pokémon. Il progetto, sviluppato da PocketGame, è finito così al centro di una discussione piuttosto accesa ancora prima della sua uscita.
Ora è arrivato un primo cambiamento ufficiale, ma non si tratta della svolta radicale che qualcuno poteva aspettarsi. Lo studio ha infatti deciso di modificare il nome del gioco, senza però allontanarsi davvero dalla denominazione iniziale. Una scelta che, almeno per il momento, sembra destinata a riaprire più domande che a chiudere la questione.
Da Pickmon a Pickmos: cambia solo una lettera
PocketGame ha annunciato che il gioco si chiamerà d’ora in avanti Pickmos. La comunicazione è stata diffusa attraverso una dichiarazione pubblicata su Steam e su X, dove il team ha spiegato che il cambio serve a rafforzare l’allineamento con l’identità del brand e con la lore del progetto.
Secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori, la parte “mos” del nuovo nome rappresenta un ecosistema completo e un grande Cosmo. Nella loro visione, Pickmos avrebbe quindi una presenza più forte e più adatta a contenere l’avventura fantasy che il team sta costruendo.
Il punto che ha colpito di più, però, è un altro: il cambiamento è minimo. In un contesto in cui il gioco era già stato associato in modo molto evidente ad altre serie ben più note, ci si poteva aspettare una rottura più netta, magari anche per provare a ridurre il peso dei confronti immediati. Invece il nome è stato ritoccato appena, lasciando intatta gran parte dell’identità con cui il progetto si era presentato.
Il nome cambia, ma i Pickmon restano
Nella stessa dichiarazione, PocketGame ha aggiunto un dettaglio che ha contribuito a rendere ancora più curiosa la situazione. Pur ribattezzando il gioco Pickmos, la società ha spiegato che le creature carine del gioco continueranno a essere chiamate collettivamente Pickmon.
È una precisazione che, da un lato, prova a dare coerenza interna al mondo narrativo del titolo. Dall’altro, però, rende il rebranding meno netto di quanto possa sembrare a prima vista. Il termine che aveva attirato l’attenzione iniziale non scompare davvero, ma rimane dentro l’universo del gioco, quasi come se il cambio riguardasse più la confezione che il contenuto.
Anche per questo il passaggio da Pickmon a Pickmos non appare, almeno allo stato attuale, come una vera operazione di rilancio. Sembra piuttosto un aggiustamento limitato, utile forse a ridefinire la comunicazione del progetto, ma non abbastanza profondo da cambiare la percezione generale che si è formata attorno al titolo.
Le accuse sui design continuano a pesare
Il nodo più delicato, infatti, resta quello dei design delle creature. Sui profili social del gioco il confronto con gli utenti è proseguito anche dopo l’annuncio del nuovo nome, e molte critiche continuano a concentrarsi sulle somiglianze tra alcuni mostri di Pickmos e creature già note dell’universo Pokémon.
In particolare, un artista fan di Pokémon ha accusato di recente il progetto di aver copiato un design. In precedenza, gli sviluppatori avevano risposto sostenendo che il team avrebbe preso in considerazione i feedback ricevuti e che sarebbero stati corretti i punti contestati. La linea scelta da PocketGame, almeno pubblicamente, è stata quindi quella di mostrarsi disponibile a modificare alcuni elementi grafici.
A un’altra accusa di furto di proprietà intellettuale, il team aveva replicato spiegando che il Direttore Artistico stava già lavorando per adeguare lo stile visivo del gioco. Nello stesso contesto, PocketGame aveva anche sottolineato di aver verificato l’assenza di marchi registrati presso l’USPTO, l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti, per i design chiamati in causa, aggiungendo che ogni eventuale contestazione legale sarebbe stata affidata al proprio reparto legale.
Una comunicazione che ha alimentato altra confusione
La gestione pubblica della vicenda non ha però contribuito a rasserenare il clima. In risposta a un’immagine condivisa da un utente, riferita all’opera di un fan artist, PocketGame ha chiesto di mostrare una prova della proprietà del marchio e ha promesso di coordinarsi con il Direttore Artistico per affrontare la questione.
Successivamente, lo studio ha anche invitato l’artista a interrompere l’uso del logo Pokémon, sostenendo che, in assenza di prove concrete, non fosse possibile stabilire se esistessero effettivamente i presupposti per parlare di diffamazione o violazione di diritti. È una posizione che ha aggiunto ulteriore tensione a una discussione già complicata, perché ha spostato il dibattito dal piano puramente creativo a quello, molto più delicato, della tutela delle opere e dell’identità visiva.
Il risultato è che il caso resta ambiguo e irrisolto. Il cambio di nome, da solo, difficilmente basta a spegnere una controversia che continua a ruotare soprattutto attorno all’aspetto dei mostri mostrati finora.
A fotografare bene il tono generale della vicenda è arrivata anche la battuta del capo della casa editrice Pocketpair, che ha commentato con ironia: “Qualcuno sicuramente ama il genere, immagino”. Una frase leggera solo in apparenza, perché il dibattito attorno a Pickmos resta apertissimo e, almeno per ora, sembra destinato a continuare.







