L’ex veterano di GTA racconta la crisi del settore: oggi anche 20 anni di esperienza possono non bastare

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Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

L’industria dei videogiochi continua a vivere una fase di forte instabilità, e a raccontarlo con chiarezza è anche chi ha lavorato per anni su alcuni dei titoli più importanti del mercato. Rob Carr, ex audio designer di Rockstar Games con crediti su GTA 5, L.A. Noire, Red Dead Redemption e Red Dead Redemption 2, ha spiegato che trovare un nuovo impiego oggi è molto più difficile di quanto non fosse anche solo pochi anni fa. In un’intervista a Reece “Kiwi Talkz” Reilly, Carr ha descritto un mercato in cui l’esperienza non rappresenta più una garanzia, perché la quantità di professionisti rimasti senza lavoro ha alzato enormemente il livello della concorrenza.

L’esperienza non basta più a distinguersi

Il punto centrale del suo intervento è semplice, ma colpisce proprio per questo. Carr ha spiegato che, in un contesto segnato da licenziamenti e chiusure di studi, il problema non è solo perdere il lavoro, ma ritrovarsi subito dopo in un mercato saturo di candidati con profili quasi identici. Nel suo caso, si parla di circa 20 anni di esperienza e di una carriera costruita su produzioni di altissimo profilo; eppure, secondo quanto ha raccontato, oggi tutto questo non assicura più alcun vantaggio reale. Il risultato è che anche una candidatura solida può finire per dipendere da fattori quasi casuali, semplicemente perché decine di altri professionisti presentano un curriculum comparabile.

Questa lettura non appare come uno sfogo isolato, ma come il riflesso di una situazione più ampia. Il 2026 State of the Game Industry diffuso dalla GDC segnala che il 28% dei professionisti intervistati ha subito un licenziamento negli ultimi due anni, quota che sale al 33% negli Stati Uniti. Ancora più significativo è un altro dato: la metà degli intervistati ha dichiarato che il proprio datore di lavoro attuale, o il più recente, ha effettuato tagli del personale negli ultimi 12 mesi. In altre parole, la difficoltà descritta da Carr si inserisce in un quadro già documentato e molto diffuso, in cui anche figure senior devono confrontarsi con una concorrenza più aggressiva e con meno posti disponibili.

Il percorso di Rob Carr dopo Rockstar

Oggi Carr vive in Finlandia e sta lavorando al progetto personale Nyrkkipöytä, oltre a portare avanti il blog Audio Expat, dedicato al lavoro nel game audio e alla vita professionale all’estero. Le note dell’episodio di Kiwi Talkz lo presentano proprio così, come sviluppatore residente in Finlandia impegnato sul suo gioco, mentre il suo percorso più recente è passato anche da Redhill Games. Un suo post pubblico su LinkedIn conferma che, dopo un periodo di furlough, ha ricevuto la comunicazione ufficiale della fine del rapporto con lo studio ed è tornato a cercare lavoro come game designer o sound designer.

Il riferimento a Overwatch 2 va letto in questo contesto. Il sito di Redhill Games include infatti Overwatch 2 nel proprio portfolio pubblico, segnale del coinvolgimento dello studio su quel fronte. Più che ricostruire in modo rigido ogni passaggio contrattuale, ciò che emerge con chiarezza è il quadro generale: anche un professionista con una lunga esperienza in Rockstar e un curriculum speso tra produzioni AAA e collaborazioni successive si trova oggi nella condizione di dover competere per un numero ridotto di opportunità.

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Dopo il boom del Covid, il ridimensionamento

Alla base di questa crisi occupazionale c’è anche una trasformazione del mercato che molte aziende stanno ormai ammettendo apertamente. Negli ultimi mesi, ad esempio, il CEO di Ubisoft Yves Guillemot ha riconosciuto che la società aveva avviato troppi progetti, confidando in una domanda post-pandemica che poi non si è mantenuta sui livelli previsti. È una spiegazione che aiuta a capire perché tanti studi, dopo la fase espansiva legata agli anni del Covid-19, abbiano iniziato a ridurre organici, cancellare produzioni e rivedere le proprie ambizioni. Il caso di Carr, quindi, non racconta soltanto la difficoltà individuale di un singolo sviluppatore, ma anche il contraccolpo di una crescita che in molti avevano dato per stabile e che invece si è rivelata più fragile del previsto.

Una testimonianza che pesa oltre la nostalgia Rockstar

A rendere interessante la voce di Carr non è soltanto il legame con marchi come Grand Theft Auto o Red Dead Redemption, ma il fatto che la sua testimonianza arrivi da un profilo che, in teoria, dovrebbe trovarsi nella fascia più protetta del settore. Nella stessa serie di interviste riprese in questi giorni, GamesRadar ha riportato anche una sua ipotesi secondo cui Rockstar potrebbe aver ricostruito in profondità il RAGE Engine in vista di GTA 6. Ma, al di là delle curiosità tecniche, il passaggio che colpisce di più resta quello sul lavoro: se anche chi ha partecipato a giochi di questa portata descrive il presente come una lotteria, significa che la crisi del settore non riguarda più soltanto gli studi minori o i profili junior.

La dichiarazione di Rob Carr ha proprio questo peso: non aggiunge allarmismi inutili, ma mette a fuoco con estrema precisione la nuova realtà del mercato videoludico. Oggi la competizione non si gioca più soltanto sul talento o sull’esperienza, bensì su un equilibrio molto più precario, segnato da tagli diffusi, studi ridimensionati e una quantità crescente di professionisti altamente qualificati in cerca della stessa occasione.

Excerpt/Riassunto: Rob Carr, ex audio designer di Rockstar Games, racconta quanto sia diventato difficile trovare lavoro nei videogiochi, anche con vent’anni di esperienza su serie come GTA e Red Dead Redemption.

L’ex veterano di GTA racconta la crisi del settore: oggi anche 20 anni di esperienza possono non bastare

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