The Backrooms punta a un horror più adulto: il rating R cambia le aspettative sul film A24

The Backrooms si presenta come un horror più adulto del previsto: il rating R alza le aspettative e suggerisce un film A24 più duro, senza rinunciare all’orrore liminale.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

The Backrooms è uno di quei progetti che, nel passaggio dal web al cinema, rischiavano facilmente di perdere identità. Invece A24 sembra aver scelto la strada opposta: accentuare il lato più inquietante e meno addomesticabile del fenomeno. Il film, annunciato nel febbraio 2023 e ora atteso nelle sale statunitensi il 29 maggio 2026, ha finalmente mostrato il suo primo trailer completo, lasciando intuire un adattamento più duro e più fisico di quanto una parte del pubblico si aspettasse. Le attuali schede promozionali online lo indicano inoltre come R-rated, anche se le motivazioni ufficiali della classificazione non risultano ancora dettagliate nelle informazioni pubbliche diffuse finora.

La sorpresa nasce soprattutto da come il concetto di Backrooms è stato percepito negli anni. Per molti, quel mondo è legato prima di tutto all’orrore liminale: corridoi vuoti, moquette gialla, luci al neon, ronzii continui e una paura che non arriva tanto dallo shock quanto dalla sensazione di trovarsi in un luogo impossibile, privo di uscita e di logica. Eppure il film che si intravede nel materiale promozionale non sembra voler restare confinato a un esercizio atmosferico. Al contrario, suggerisce un’opera più narrativa, più umana e probabilmente più aggressiva nel modo in cui porta la minaccia sullo schermo.

Un progetto nato dal web, ma pensato per il cinema

Le origini restano centrali. Il mito di The Backrooms nasce da una creepypasta circolata online nel 2019, poi rielaborata da una quantità enorme di video, forum e interpretazioni diverse. La versione che A24 ha deciso di adattare, però, è soprattutto quella firmata da Kane Parsons, che ha iniziato a pubblicare la sua serie su YouTube nel gennaio 2022, trasformando il materiale di partenza in un universo più coerente, più visivo e più cinematografico già in partenza. Non è un dettaglio secondario: il film non prova a raccogliere tutto il caos del fenomeno internet, ma si aggancia a una sua declinazione precisa, quella che più di tutte ha dato alle Backrooms una forma audiovisiva riconoscibile.

La sinossi ufficiale diffusa da A24 resta volutamente essenziale: tutto parte da una strana porta che compare nel seminterrato di uno showroom di arredamento. Da lì si apre un passaggio verso un’altra dimensione, mentre il trailer costruisce il racconto attorno a un uomo interpretato da Chiwetel Ejiofor e alla terapeuta interpretata da Renate Reinsve, trascinata progressivamente dentro quell’incubo. Accanto a loro ci sono anche Mark Duplass, Finn Bennett, Lukita Maxwell e Avan Jogia, segno che il film allargherà il raggio dell’esperienza rispetto alla natura più solitaria e frammentata dei corti originali.

Il rating R sorprende, ma non tradisce davvero la natura di Backrooms

La classificazione R ha spiazzato una parte del pubblico proprio perché Backrooms, nell’immaginario collettivo, viene spesso associato a una paura più astratta che brutale. Non è difficile capire il motivo: l’idea stessa funziona grazie al vuoto, alla ripetizione, allo smarrimento. Però ridurre tutto a un horror “pulito” sarebbe fuorviante. Già la serie di Parsons non rinunciava del tutto a entità ostili, corpi, sparizioni e momenti di violenza improvvisa, pur usandoli con molta parsimonia. Il punto non era l’assenza totale del mostruoso, ma il modo in cui veniva dosato.

È qui che il film si gioca la partita più delicata. Un horror adulto, in sé, non stona affatto con The Backrooms. Anzi, può persino risultare coerente con l’idea di fondo, a patto di non trasformare l’esperienza in un semplice contenitore di sangue e jump scare. L’efficacia delle Backrooms non dipende dalla quantità di violenza mostrata, ma dalla sensazione che qualcosa si muova appena fuori campo, che il luogo stesso sia ostile, che l’architettura abbia smesso di obbedire alle regole del mondo reale. Il trailer sembra capirlo abbastanza bene: alterna found footage, panico umano e visioni disturbanti, ma continua a puntare forte sulla disorientante banalità degli spazi.

La vera sfida è mantenere intatto l’orrore liminale

La discussione online riflette bene questa tensione. Da una parte c’è chi vede nel rating R la conferma che A24 non ha voluto addolcire il progetto per allargarne il pubblico. Dall’altra c’è chi teme che il film possa spostarsi troppo verso un horror più convenzionale, perdendo quella qualità sfuggente che ha reso Backrooms un fenomeno tanto persistente. È una preoccupazione legittima, perché l’orrore liminale funziona proprio quando resiste alla tentazione di spiegare troppo e mostrare troppo.

Per ora, però, i segnali non sembrano quelli di un tradimento. Il marketing di A24 sta già richiamando in modo esplicito le radici del mito, recuperando frasi e suggestioni legate al post originario del 2019, mentre il trailer mantiene una forte impronta da found footage e conserva la sensazione di trovarsi in un luogo dove la minaccia non è sempre visibile, ma è sempre presente. Se il film riuscirà a bilanciare questa atmosfera con una dimensione più adulta e più concreta del pericolo, allora il rating R potrebbe rivelarsi non un eccesso, ma la scelta giusta.

In questo momento The Backrooms sembra quindi meno interessato a rendere innocuo un mito del web e più deciso a portarlo nel cinema di genere con tutta la sua carica di disagio. La classificazione più severa cambia il tono delle aspettative, ma non necessariamente ne snatura l’anima. Semmai, chiarisce una cosa: A24 e Kane Parsons vogliono fare un horror vero, non una semplice vetrina nostalgica per un fenomeno nato online.

Fonte: The Direct

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