Con Thunderbolts* Marvel Studios ha messo insieme una squadra di antieroi dal profilo irregolare, lontana dall’idea classica degli Avengers ma abbastanza centrale da lasciare intuire un ruolo importante nel futuro dell’MCU. Il film, uscito in Italia il 30 aprile 2025, resta ufficialmente Thunderbolts*, ma nel finale e nella promozione successiva si apre chiaramente alla svolta legata ai New Avengers. È una conclusione meno cupa di quanto qualcuno potesse aspettarsi, e proprio per questo oggi appare ancora più interessante riguardarla alla luce delle ultime indiscrezioni.
L’epilogo visto al cinema, infatti, punta più sulla prosecuzione che sulla chiusura. Al netto della morte improvvisa di Taskmaster, il film lascia in piedi quasi tutti i suoi personaggi chiave e trasforma un gruppo nato nel caos in qualcosa di potenzialmente più stabile, o almeno più spendibile sul piano narrativo. Una scelta che dà respiro al progetto e che consente a figure come Yelena Belova, Bucky Barnes, Red Guardian, Ghost e John Walker di non esaurire la propria funzione in un solo capitolo.
Un finale molto più oscuro è rimasto fuori dal film
Nelle ultime ore ha iniziato a circolare con insistenza un retroscena che avrebbe cambiato radicalmente il tono del film. In base ai resoconti emersi dopo la MegaCon Orlando 2026, Wyatt Russell, interprete di John Walker, avrebbe raccontato che in una versione iniziale della storia era previsto un epilogo drasticamente diverso, con la morte di tutti i membri del team. Non si tratterebbe quindi di una semplice variazione di dettaglio, ma di un ribaltamento completo del significato del film.
Un’idea del genere avrebbe dato a Thunderbolts* una chiusura molto più brutale, forse persino più memorabile nell’immediato, ma anche più limitante. Un conto è usare la morte come scossa narrativa, un altro è svuotare completamente una squadra appena introdotta proprio nel momento in cui l’universo Marvel sembra aver bisogno di nuovi volti e nuovi equilibri. Il film, così com’è arrivato in sala, sceglie invece una strada meno distruttiva e più utile alla costruzione di ciò che viene dopo.
Il paragone con The Suicide Squad – Missione suicida sarebbe diventato inevitabile
Il punto, probabilmente, è che Thunderbolts* ha sempre camminato su un confine delicato. Da una parte ha una sua identità precisa, dall’altra parte è impossibile non notare quanto il concetto di partenza richiami un altro celebre gruppo di personaggi moralmente ambigui. Non a caso, Jake Schreier aveva spiegato a Entertainment Weekly che una delle idee centrali del progetto era proprio quella di giocare con l’aspettativa di chi si immaginava una sorta di “Marvel’s Suicide Squad”.
Ed è qui che entra in scena il film DC più ingombrante nel confronto: The Suicide Squad – Missione suicida. La stessa presentazione ufficiale di Warner Bros. insiste sul fatto che i membri della Task Force X rischiano la morte a ogni passo, perfino per mano dei propri compagni o di Amanda Waller. In un contesto del genere, un Thunderbolts* chiuso con la morte dell’intera squadra avrebbe accentuato ancora di più una somiglianza che era già evidente in partenza.
Per questo l’ipotesi di un cambio di rotta appare sensata. Non perché Marvel dovesse per forza evitare qualsiasi accostamento con il film DC, ma perché spingere fino in fondo su quella direzione avrebbe finito per rendere Thunderbolts* meno riconoscibile come tappa dell’MCU e più simile a un esercizio di imitazione cupa. Il rischio non era tanto quello della copia vera e propria, quanto quello di un parallelismo troppo facile, troppo immediato, e quindi narrativamente poco vantaggioso.
Marvel ha probabilmente preso la decisione più utile
La versione uscita al cinema mantiene una dose di durezza, ma senza compromettere il futuro dei personaggi. La morte di Taskmaster arriva molto presto e serve proprio a introdurre un senso di pericolo reale. Lo stesso Jake Schreier ha spiegato che quella scelta è stata aggiunta in un secondo momento per far percepire che chiunque avrebbe potuto non arrivare alla fine. In altre parole, il film ha già trovato un modo per alzare la tensione senza ricorrere a una strage totale.
Ed è forse questo il punto decisivo. Un finale in cui muoiono tutti avrebbe avuto il valore dello shock, ma avrebbe sottratto peso a ciò che Thunderbolts* costruisce nella sua parte conclusiva: la possibilità che questo gruppo disfunzionale diventi davvero qualcosa di più grande. Il rebranding in The New Avengers, mostrato nei titoli e ripreso poi anche dalla campagna promozionale, indica con chiarezza che Marvel non voleva un vicolo cieco, ma un passaggio verso una nuova fase.
Alla fine, quindi, l’idea del massacro generale resta una curiosità affascinante da dietro le quinte, ma difficilmente sarebbe stata la scelta migliore. Thunderbolts* funziona di più proprio perché conserva i suoi personaggi, lascia aperte tensioni e alleanze, e trasforma un gruppo nato quasi per scherzo in una presenza destinata a contare davvero. In questo senso, il finale più “speranzoso” non appare come una soluzione più morbida, ma come quella più lucida.
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