La saga di Toy Story si prepara a tornare al cinema, ma il dato più interessante è forse un altro: in Pixar c’è già chi ragiona apertamente su come il franchise potrebbe continuare anche oltre Toy Story 5. Non si tratta ancora di annunci ufficiali su un sesto o un settimo capitolo, ma di una riflessione interna che racconta bene lo stato di salute della serie. E soprattutto suggerisce che il futuro dei giocattoli Disney-Pixar potrebbe cambiare più del previsto.
A parlarne è stato Andrew Stanton, regista di Toy Story 5 e vicepresidente creativo di Pixar, che in una recente intervista ha spiegato di vedere ancora molto spazio narrativo dentro questo universo. Il punto, però, non sarebbe ripetere sempre la stessa formula con gli stessi equilibri, ma capire come far evolvere la saga senza snaturarla. Ed è qui che entrano in gioco Bonnie, il passare del tempo e la possibilità di cambiare prospettiva.
Andrew Stanton vede ancora molto materiale per altri film
Stanton ha raccontato a Entertainment Weekly che, ragionando sugli aspetti più quotidiani del ciclo di vita di un giocattolo, ha avuto la sensazione che ci siano ancora “due film” di materiale da esplorare. È una frase importante, ma va letta nel modo giusto: non è la conferma di Toy Story 6 e Toy Story 7, bensì il segnale che Pixar non considera affatto esaurito il mondo narrativo costruito in questi trent’anni. Lo stesso Stanton ha aggiunto che questa continuità potrebbe andare avanti anche senza di lui in regia.
Il dettaglio più interessante, però, è un altro. Secondo Stanton, i prossimi sviluppi non dovrebbero necessariamente restare legati a Bonnie. Potrebbe esserci “un personaggio diverso come punto focale”, cioè un nuovo bambino o comunque una nuova figura capace di rimettere in moto le dinamiche del racconto. È un’idea che rispetta la logica storica della saga: Toy Story è sempre stato anche un racconto sul passaggio del tempo, sulla crescita e su ciò che accade ai giocattoli quando i bambini cambiano.
Toy Story 5 segna già una svolta nella formula
Il quinto film, del resto, sembra già impostato come un capitolo di rinnovamento. Pixar lo presenta con la formula “Toy meets Tech”: Buzz, Woody, Jessie e gli altri si trovano a fare i conti con un mondo in cui l’attenzione dei bambini è sempre più catturata dall’elettronica. Il film arriverà nelle sale il 19 giugno 2026, sarà diretto da Andrew Stanton, co-diretto da Kenna Harris e prodotto da Lindsey Collins.
Questa premessa dice molto sulla direzione del franchise. Se i primi film riflettevano sul gioco tradizionale, sull’amicizia e sulla paura di essere sostituiti da un altro giocattolo, adesso la minaccia è più ampia: non è più solo un altro pupazzo sullo scaffale, ma un’intera trasformazione dell’infanzia. È una svolta tematica forte, che permette alla saga di restare riconoscibile senza rimanere immobile.
Bonnie non basta più, e Pixar sembra saperlo
Dopo il passaggio da Andy a Bonnie, la serie ha già dimostrato di saper cambiare padrone senza perdere la propria identità. Eppure, proprio questo snodo rende plausibile un’ulteriore transizione. Stanton lascia intendere che Bonnie potrebbe non essere il centro di tutto ancora a lungo, e questa è forse la vera chiave per immaginare il futuro di Toy Story: non fissare i personaggi in una routine eterna, ma lasciare che il loro mondo continui a muoversi.
In questo senso, l’idea di introdurre un nuovo bambino sarebbe meno radicale di quanto sembri. Anzi, sarebbe quasi coerente con la natura stessa della saga. Ogni cambio di prospettiva costringe infatti i giocattoli a ridefinire il proprio ruolo, e da sempre il cuore di Toy Story sta proprio lì: non nel semplice accumulo di avventure, ma nella crisi d’identità che accompagna ogni nuova fase della loro esistenza.
Il successo economico spinge, ma non basta da solo
C’è anche un motivo industriale, naturalmente. I primi quattro film hanno incassato complessivamente oltre 3 miliardi di dollari nel mondo, con Toy Story 3 e Toy Story 4 sopra il miliardo ciascuno. Numeri del genere spiegano perché Disney e Pixar continuino a guardare alla saga come a uno dei loro marchi più preziosi. Però Stanton sembra suggerire che il vero motore non sia soltanto commerciale: per lui la serie può continuare perché ha ancora qualcosa da osservare sul rapporto tra giochi, infanzia e cambiamento.
Ed è probabilmente questo il punto decisivo. Toy Story ha resistito così a lungo non perché abbia ripetuto se stessa, ma perché ha saputo trovare ogni volta un nuovo nodo emotivo: la gelosia, l’abbandono, la crescita, il senso dello scopo. Se il quinto film riuscirà davvero a confrontarsi con la tecnologia senza perdere l’anima della saga, allora immaginare altri capitoli non sembrerà più una semplice estensione di brand, ma una possibilità narrativa concreta.
Per ora, l’unica certezza resta Toy Story 5. Ma dalle parole di Stanton emerge chiaramente che Pixar non considera chiusa la storia di Woody, Buzz, Jessie e dei loro compagni. Il cambiamento, semmai, non passerà soltanto da un nuovo sequel: potrebbe passare da un nuovo modo di guardare questi personaggi, e dal coraggio di spostarli ancora una volta verso un’altra infanzia.






