V per Vendetta, perché James McTeigue lo considera ancora un monito sul potere

A vent’anni dall’uscita, V per Vendetta continua a essere un punto di riferimento del cinema distopico e, per James McTeigue, un monito ancora attuale sul rapporto tra potere e libertà.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

A quasi vent’anni dalla sua uscita, V per Vendetta continua a essere ricordato come uno degli adattamenti da graphic novel più incisivi e discussi del cinema moderno. Il film diretto da James McTeigue non ha lasciato il segno soltanto per la sua forza visiva, ma anche per la lucidità con cui affronta temi come autoritarismo, controllo e libertà individuale. Proprio questa capacità di parlare a epoche diverse è ciò che, ancora oggi, ne alimenta l’eredità. E secondo il regista, il cuore del film resta drammaticamente attuale.

Un film che ha trasformato una distopia in un riferimento culturale

Basato sulla serie a fumetti in dieci numeri creata da Alan Moore e David Lloyd, V per Vendetta è ambientato in una versione distopica del Regno Unito di un prossimo futuro. Al centro del racconto c’è un Paese piegato da crisi politiche e sociali, finito sotto il controllo del regime totalitario di Norsefire. In questo contesto si muove V, figura enigmatica che indossa la celebre maschera di Guy Fawkes e avvia una campagna di attacchi con l’obiettivo di scuotere la popolazione e innescare una rivolta.

Accanto a lui c’è Evey Hammond, giovane donna che si ritrova coinvolta quasi per caso in un percorso molto più grande di lei. Il rapporto tra i due personaggi, sospeso tra trauma, manipolazione, risveglio politico e desiderio di emancipazione, è uno degli elementi che ha contribuito a rendere il film più stratificato di una semplice opera d’azione. Non è soltanto una storia di vendetta: è una riflessione sul prezzo della libertà e sui limiti della ribellione.

Il debutto di James McTeigue e il peso di un materiale complesso

La sceneggiatura del film è stata firmata dalle Wachowski, già note per la saga di Matrix, mentre per James McTeigue il progetto ha rappresentato l’esordio alla regia di un lungometraggio. Una responsabilità non piccola, anche perché l’opera di partenza era considerata provocatoria, politica e difficile da tradurre sullo schermo senza smussarne troppo gli angoli.

Il risultato, però, riuscì a imporsi con una sua identità precisa. Con Natalie Portman nel ruolo di Evey e Hugo Weaving in quello di V, oltre a interpreti come Stephen Rea, John Hurt e Roger Allam, il film ottenne un’accoglienza generalmente positiva. Al box office incassò oltre 134 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget di circa 50 milioni, e venne apprezzato per lo stile visivo e per la capacità di rendere accessibile un materiale narrativo e politico tutt’altro che semplice.

L’eredità più forte: il ritorno ciclico del controllo governativo

In occasione del 20° anniversario, Warner Bros. ha rilanciato il film con una nuova edizione in 4K Ultra-HD, e proprio durante questo momento celebrativo McTeigue ha riflettuto, in un’intervista a ScreenRant, su ciò che considera il lascito più importante dell’opera. Non tanto il culto sviluppatosi attorno al personaggio di V, quanto il modo in cui il film continua a descrivere un meccanismo storico ricorrente: il ritorno del controllo governativo nei momenti di paura e instabilità.

Il regista ha collegato direttamente questa lettura al contesto in cui nacque il fumetto e a quello in cui venne realizzato il film. Nelle sue parole: “Alan Moore e David Lloyd avevano in mano un ciclo di cambiamenti politici durante il periodo thatcheriano, quando hanno scritto il graphic novel. Quando ho realizzato il film, durante l’amministrazione Bush, quei temi si ripetevano come un cerchio. Forse, se tra vent’anni avremo un’altra conversazione, ci troveremo di nuovo in uno di quei cicli, come quello attuale. È rimasto sempre attuale e profetico allo stesso tempo”.

È proprio qui che V per Vendetta continua a colpire. Il film non si limita a mettere in scena un regime oppressivo: mostra come certe derive possano riaffacciarsi ciclicamente, cambiando linguaggio, volti e simboli, ma mantenendo intatta la logica del potere. In questo senso, l’opera conserva una forza rara, perché non appare legata a una sola stagione politica, ma a una dinamica che tende a ripresentarsi.

Il simbolo di V e il confine tra rivolta e vigilantesimo

Uno degli aspetti più evidenti dell’impatto culturale del film è la permanenza della maschera di Guy Fawkes come simbolo pubblico. Nel corso degli anni è stata adottata da gruppi e movimenti molto diversi tra loro, dagli Anonymous alle proteste contro la Chiesa di Scientology, fino al movimento Occupy e alle rivolte in Egitto del 2011. È il segno più immediato di quanto il film sia uscito dai confini del cinema per entrare nell’immaginario politico e sociale.

Allo stesso tempo, però, V per Vendetta non offre una visione semplice o rassicurante della ribellione. La figura di V è potente, magnetica, quasi mitologica, ma resta anche controversa. Il film lo presenta come un catalizzatore del cambiamento, senza nascondere la natura estrema del suo metodo. È questa ambivalenza a renderlo ancora oggetto di discussione: da una parte il rifiuto dell’oppressione, dall’altra il rischio che la lotta contro il sistema assuma forme altrettanto radicali.

Il messaggio per le nuove generazioni

Quando gli è stato chiesto quale insegnamento dovrebbe restare più impresso alle nuove generazioni, McTeigue ha dato una risposta molto chiara. Per il regista, il punto centrale non è imitare V, ma comprendere il valore della voce individuale dentro una società libera. “Il diritto di una società libera o di una democrazia è aver voce. V l’ha fatto in modo vendicativo contro chiunque gli avesse fatto del male, sì, ma ciò che voleva davvero sottolineare era che bisogna cambiare il sistema dall’interno. Se non sei d’accordo con qualcosa, crea arte, scrivi, agisci. Questo è, in parte, ciò che abbiamo cercato di trasmettere con V”.

È una lettura che sposta l’attenzione dal gesto spettacolare al principio che lo sostiene. Il film, insomma, non viene ricordato soltanto per i suoi slogan o per la sua iconografia, ma per l’idea che la partecipazione, il dissenso e l’espressione possano ancora essere strumenti decisivi contro l’appiattimento del potere.

La nuova ristampa in 4K Ultra-HD, disponibile in digitale e nei negozi, offre così l’occasione per tornare su un titolo che non ha perso mordente. V per Vendetta resta un’opera capace di interrogare il presente, mostrando quanto il rapporto tra libertà, paura e autorità sia fragile, e quanto certi cicli storici siano più difficili da spezzare di quanto si voglia credere.

Fonte: screenrant.com

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