Jessica Rothe, già vista in Auguri per la tua morte, torna al cinema con Affection, film di fantascienza e horror corporeo diretto e scritto da BT Meza. L’uscita è fissata per venerdì 8 maggio 2026 con distribuzione limitata nelle sale, e il progetto si presenta fin da subito come un racconto cupo, costruito attorno a identità, perdita e ambiguità morale. In un’intervista concessa a The Direct, Joseph Cross e lo stesso Meza hanno spiegato come il film provi a usare il genere per affrontare il trauma senza scorciatoie rassicuranti.
Un risveglio senza memoria e una realtà che sembra sbagliata
La protagonista è Ellie, interpretata da Rothe, una donna che si sveglia senza riconoscere l’uomo che le dice di essere suo marito, Bruce, né la bambina che sostiene di essere sua figlia, Alice. Bruce le spiega che soffre di una condizione capace di azzerarle la memoria, trascinandola in una spirale di smarrimento continuo. Il punto, però, è che Affection non si limita a costruire suspense su questo presupposto: fin dalle prime battute emerge la sensazione che qualcosa, in quella realtà domestica solo in apparenza ordinaria, non torni davvero.
Da qui prende forma un film che usa il linguaggio dell’horror e della fantascienza non solo per inquietare, ma per mettere in crisi la percezione dello spettatore. Il meccanismo della memoria che si spezza e si ricompone diventa infatti il modo con cui la storia interroga il rapporto tra verità, autoinganno e dolore. Non è soltanto un mistero narrativo: è un terreno instabile in cui ogni gesto, ogni spiegazione e ogni legame possono essere rimessi in discussione.
Bruce e il lutto che si trasforma in ossessione
Il cuore più disturbante del film, stando alle parole di Joseph Cross, sta proprio in Bruce. L’attore ha spiegato di aver affrontato il personaggio cercando prima di tutto di comprenderne la logica interiore: Bruce è un uomo segnato da una perdita devastante, convinto di poter ricostruire la vita che ha perso non solo per sé, ma anche per la propria famiglia. In questa prospettiva, tutto il suo comportamento nasce dall’idea che il fine possa giustificare i mezzi, anche quando quei mezzi diventano moralmente insostenibili.
È qui che Affection trova la sua dimensione più inquieta. Gli eventi del film, senza entrare nei dettagli della trama, vengono ricondotti all’incapacità di Bruce di elaborare il lutto e di accettare che alcune fratture non possano essere riparate. Cross insiste su un punto preciso: ai suoi occhi Bruce non è un mostro privo di coscienza, né una figura riducibile a etichette semplici. Al contrario, è un uomo consumato da ciò che sta facendo, sempre più corroso dalla disperazione e da una progressiva perdita di umanità.
Secondo l’attore, il personaggio continua a spingersi oltre perché non riesce ad accettare una verità elementare e dolorosa: amare qualcuno significa anche riconoscere che nulla resta immobile. Il cambiamento, la precarietà e il fatto che nessuno possa appartenerci per sempre sono proprio gli aspetti che Bruce non sa sopportare. Ed è da questa incapacità che nasce la sua deriva, prima emotiva e poi morale.
La fantascienza come strumento per parlare di colpa e responsabilità
Anche BT Meza ha sottolineato che il film ruota attorno a dilemmi morali profondi. Il regista ha spiegato che la componente fantascientifica non serve solo a creare atmosfera o straniamento, ma sostiene il conflitto etico che attraversa tutta la storia. Ciò che Bruce pensa di fare in nome dell’amore e della salvezza della propria famiglia finisce infatti per logorarlo poco alla volta, mettendo in discussione le sue convinzioni e il senso stesso delle sue azioni.
In questo senso, Affection sembra voler evitare una distinzione netta tra bene e male. Il film lavora piuttosto su una zona grigia, dove il dolore può diventare giustificazione, l’amore può assumere una forma distorta e la volontà di rimediare può trasformarsi in una forza distruttiva. È un impianto che sposta l’attenzione dal semplice colpo di scena alle conseguenze psicologiche e morali di ciò che accade.
Il terrore delle false memorie
Tra gli elementi più suggestivi emersi nell’intervista c’è anche il tema delle false memorie, che nel film diventa una delle paure più concrete. Cross ha collegato questo aspetto al funzionamento stesso della mente: ci sono momenti, ha osservato, in cui sogni e percezione possono risultare così vividi da sembrare del tutto reali. Proprio questa possibilità, quella di credere con assoluta certezza a qualcosa che non sta davvero accadendo, è uno dei motori più forti dell’inquietudine costruita da Affection.
Il riferimento non è solo narrativo, ma tocca anche il tema della salute mentale e del pericolo che può nascere quando una persona si convince di una realtà inesistente. Il film sembra allora usare la memoria non come semplice trucco di sceneggiatura, ma come spazio fragile in cui identità, dolore e paura finiscono per sovrapporsi. Ed è probabilmente questa la ragione per cui il racconto punta meno sulla spettacolarità pura e più su un disagio persistente, quasi intimo.
Con questi presupposti, Affection si presenta come un horror fantascientifico che prova a lavorare sulle ferite emotive prima ancora che sugli shock visivi. Il centro della storia non è soltanto ciò che accade a Ellie, ma il modo in cui il lutto, quando viene negato o deformato, può trasformarsi in un meccanismo di autodistruzione. È lì che il film, almeno nelle intenzioni raccontate dai suoi autori, sembra voler colpire più a fondo.






