Arc Raiders e il boom degli extraction shooter: perché il genere sta diventando più accessibile

Gli extraction shooter stanno crescendo grazie a giochi come Arc Raiders, che puntano su accessibilità, aspetti sociali e minore punizione senza rinunciare alla profondità.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.
Arc Raiders e il boom degli extraction shooter: perché il genere sta diventando più accessibile

Gli extraction shooter non sono più soltanto una nicchia per appassionati duri e puri. Quello che per anni è stato un sottogenere legato quasi esclusivamente a un nome come Escape from Tarkov sta iniziando a trasformarsi in un vero ecosistema, capace di ospitare progetti diversi e di attirare un pubblico molto più ampio. Oggi, tra titoli come Arc Raiders, Marathon e altri giochi in arrivo, il panorama appare più affollato e soprattutto più maturo.

Secondo Virgil Watkins, director di Arc Raiders presso Embark Studios, la crescita del genere non dipende soltanto dalla maggiore visibilità, ma anche da un cambiamento più profondo nel modo in cui questi giochi vengono progettati. L’idea è semplice: rendere l’esperienza meno respingente, più leggibile e più immediata, senza per questo svuotarla di profondità.

Perché gli extraction shooter stanno vivendo una nuova fase

Per molto tempo, gli sparatutto in stile estrazione sono stati percepiti come esperienze affascinanti ma difficili da avvicinare. La loro struttura, spesso basata su sessioni ad alta tensione, rischio costante e perdita significativa in caso di sconfitta, ha attirato una comunità molto coinvolta, ma non sempre ampia.

Oggi la situazione sembra diversa. Il genere continua a conservare la sua identità fatta di PvPvE, gestione del rischio e progressione, ma inizia a mostrare una maggiore disponibilità verso i giocatori che in passato sarebbero rimasti fuori. Non si tratta di una semplificazione totale, quanto piuttosto di una diversa impostazione del design.

Watkins, parlando con GamesRadar+, sottolinea che il mercato multiplayer è particolarmente difficile da conquistare. Nei giochi live service gli standard sono altissimi, anche perché una parte del pubblico ha già investito centinaia, se non migliaia, di ore in titoli considerati di riferimento. In un contesto simile, qualunque nuova proposta deve riuscire davvero a guadagnarsi il proprio spazio.

Un genere che vuole aprirsi a più giocatori

Il punto chiave, secondo Embark Studios, è che ciò che ieri sembrava destinato a restare di nicchia può diventare il mainstream di domani. Per farlo, però, serve un passaggio preciso: abbassare la barriera d’ingresso.

Watkins descrive proprio gli extraction shooter come un esempio ideale di questo cambiamento. In passato, il sottogenere si distingueva per una soglia d’accesso molto alta, capace sì di fidelizzare una parte del pubblico, ma anche di scoraggiare molti altri giocatori. Oggi, invece, titoli come Arc Raiders cercano di alleggerire alcuni degli aspetti più punitivi, pur mantenendo intatta la tensione che rende questo tipo di esperienza così riconoscibile.

Nel caso specifico di Arc Raiders, l’attenzione sembra spostarsi di più sugli aspetti sociali e su un sistema in cui la morte non viene percepita come una punizione eccessiva. È una scelta che cambia il ritmo dell’esperienza e, soprattutto, il modo in cui il giocatore entra in relazione con il gioco. La sfida resta, ma diventa meno opaca e meno frustrante nei primi contatti.

Accessibile non significa superficiale

Uno dei timori più diffusi quando si parla di apertura a un pubblico più ampio è che questo processo finisca per impoverire il genere. Watkins, però, insiste su un punto importante: rendere questi giochi più facili da affrontare non significa privarli della loro complessità.

L’obiettivo, piuttosto, è permettere ai giocatori di arrivare più rapidamente al cuore del divertimento. In passato, molte delle esperienze più esaltanti offerte dagli extraction shooter erano accompagnate da una curva di apprendimento dura, a volte persino scoraggiante. Adesso si prova a conservare quelle stesse sensazioni, ma all’interno di strutture più comprensibili e più accoglienti.

Secondo Watkins, questi giochi sono progettati in modo da essere più semplici da capire, più facili da approcciare e capaci di offrire soddisfazione già nelle fasi iniziali. Questo non elimina la profondità, ma la distribuisce in maniera diversa, lasciando che emerga progressivamente invece di travolgere il giocatore fin dall’inizio.

Il caso Arc Raiders e la filosofia di Embark Studios

C’è poi un altro elemento interessante nel ragionamento di Embark Studios. Watkins chiarisce che il team non era partito con l’idea di inserirsi a tutti i costi nel filone degli extraction shooter. L’intenzione iniziale era molto più diretta: creare un gioco che le persone all’interno dello studio avrebbero voluto giocare in prima persona.

Questo approccio, almeno nelle intenzioni, aiuta a spiegare perché Arc Raiders cerchi una propria identità invece di limitarsi a inseguire un modello già esistente. Per Watkins, un titolo multiplayer può ancora trovare spazio anche in un mercato affollato, a patto che riesca a essere coinvolgente, accessibile e abbastanza flessibile da lasciare ai giocatori un margine di personalizzazione.

È una visione che si adatta bene alla realtà dei live service contemporanei. In un settore dominato da giochi percepiti quasi come permanenti, ogni nuova uscita deve offrire qualcosa che non sia solo competente, ma anche abbastanza distinta da giustificare il tempo richiesto al pubblico.

Un’evoluzione più ampia del multiplayer

Alla fine, il successo crescente degli extraction shooter potrebbe non dipendere da un singolo titolo o da una moda momentanea. La lettura proposta da Watkins è più ampia e riguarda il modo in cui questi giochi vengono pensati oggi rispetto a pochi anni fa.

Più che una rivoluzione improvvisa, si tratterebbe di una evoluzione del design, orientata a esperienze che mantengono tensione, rischio e profondità, ma che sanno presentarsi in modo meno ostile. Ed è proprio questo equilibrio a rendere il sottogenere sempre più interessante per editori, sviluppatori e pubblico.

Se questa traiettoria verrà confermata, gli extraction shooter potrebbero smettere definitivamente di essere un territorio per pochi specialisti. Non perché abbiano rinunciato alla loro identità, ma perché hanno iniziato a parlare una lingua più chiara anche a chi, fino a ieri, li osservava da lontano.

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