A poco più di un mese dal rientro sulla Terra dell’equipaggio di Artemis II, la NASA ha già compiuto un nuovo passo concreto verso la missione successiva. Al Kennedy Space Center, in Florida, la sezione principale dello stadio centrale del razzo SLS destinato ad Artemis III è stata sollevata e posizionata in verticale all’interno del Vehicle Assembly Building, dove inizierà la fase di integrazione con gli altri elementi del lanciatore. È un avanzamento tecnico importante, perché segna l’avvio dell’assemblaggio del veicolo che dovrà portare il prossimo equipaggio Artemis in orbita terrestre per una missione di prova cruciale.
La NASA ha confermato che i tecnici di Kennedy hanno completato il sollevamento della parte più grande del core stage di Artemis III nel High Bay 2. Quando saranno installati i quattro motori RS-25, l’elemento verrà trasferito nel più alto High Bay 3, dove sarà unito alle altre sezioni del razzo SLS e alla capsula Orion. Il target di lancio, al momento, resta fissato al 2027, mentre l’obiettivo complessivo del volo è stato ridefinito nei mesi scorsi con una nuova architettura del programma Artemis.
Dal punto di vista tecnico, il core stage dello SLS è già di per sé imponente. La NASA lo descrive come alto 212 piedi, cioè circa 64,6 metri, ed è la sezione che ospita i serbatoi criogenici e i sistemi che alimentano i quattro motori principali RS-25. Nella configurazione Block 1 usata per le prime missioni Artemis, l’intero razzo con Orion raggiunge i 322 piedi, pari a circa 98,2 metri, con una massa al decollo di circa 2,6 milioni di chilogrammi. Sono numeri che spiegano bene la complessità logistica e industriale di ogni singolo avanzamento nel VAB.
Il contesto, del resto, è cambiato rapidamente. Artemis II è partita il 1° aprile 2026 ed è rientrata il 10 aprile, completando il primo volo con equipaggio attorno alla Luna in oltre cinquant’anni e il primo volo umano della capsula Orion. A bordo c’erano Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e l’astronauta canadese Jeremy Hansen. Il successo della missione ha dato alla NASA una base operativa molto più solida, ma non ha automaticamente aperto la strada a un allunaggio immediato con Artemis III.
Ed è qui che sta il punto più interessante. Dopo l’aggiornamento dell’architettura annunciato nel 2026, Artemis III non sarà più la missione del ritorno umano sulla superficie lunare. La NASA ha trasformato il volo in una missione dimostrativa in orbita terrestre bassa, pensata per testare le capacità di rendezvous e attracco tra Orion e uno o entrambi i lander commerciali sviluppati per il programma. In pratica, gli astronauti voleranno nello spazio vicino alla Terra per verificare le procedure che serviranno alla successiva fase di discesa lunare.
Questa scelta è legata soprattutto ai tempi di maturazione dei sistemi di atterraggio umano. I due veicoli in corsa sono Starship HLS di SpaceX e Blue Moon di Blue Origin, e la NASA ha chiarito che Artemis III servirà proprio a collaudare l’integrazione tra Orion e questi mezzi prima di affidare loro una missione con equipaggio verso la superficie. La disponibilità effettiva dei lander sarà decisiva anche per stabilire quale fornitore porterà gli astronauti sulla Luna nella fase successiva del programma.
Il nuovo obiettivo per il primo allunaggio del programma è infatti Artemis IV, che la NASA continua a collocare all’inizio del 2028. In quella missione, l’equipaggio dovrebbe partire a bordo di Orion, raggiungere l’orbita lunare e poi trasferirsi su un lander commerciale per la discesa verso la superficie, con aree candidate concentrate vicino al polo sud della Luna. In parallelo, l’agenzia parla sempre più apertamente di una cadenza più regolare delle missioni future e di un programma pensato per costruire una presenza lunare sostenuta nel tempo, non più limitata a singoli voli dimostrativi.
In questo scenario, l’arrivo e il sollevamento del core stage di Artemis III non sono un semplice aggiornamento tecnico. Rappresentano il segnale che la nuova tabella di marcia della NASA sta entrando nella sua fase concreta. Dopo il volo storico di Artemis II, il programma passa ora dalla dimostrazione della capacità di raggiungere la Luna con equipaggio alla verifica operativa di tutto ciò che servirà per tornarci davvero. Il test del 2027, perciò, conta molto più di quanto possa sembrare: non porterà astronauti sulla superficie, ma sarà il passaggio che deciderà quanto sia realistico l’obiettivo del 2028.
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