Harry Potter, 10 personaggi che la serie HBO può finalmente valorizzare meglio dei film

La serie HBO di Harry Potter può correggere molti limiti dei film, dando finalmente più spazio e profondità a dieci personaggi rimasti sacrificati.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Con il primo teaser ufficiale già online e il debutto fissato per Natale 2026, la nuova serie HBO di Harry Potter e la Pietra Filosofale è entrata nella fase in cui ogni confronto con i film è inevitabile. Del resto, la promessa della produzione è chiara: una rilettura fedele ai romanzi, costruita stagione per stagione, capace di esplorare il mondo magico con più tempo e più spazio. È proprio qui che il progetto può trovare uno dei suoi punti di forza più interessanti. Dove il cinema ha dovuto comprimere, tagliare o semplificare, la serialità può restituire sfumature, relazioni e archi narrativi rimasti troppo ai margini.

La vera occasione, quindi, non riguarda soltanto Harry, Ron e Hermione. Riguarda anche tutti quei personaggi che nei film sono stati sacrificati, ridotti a funzioni narrative o resi meno complessi rispetto alla pagina. E se il teaser promette già “momenti mai visti prima tratti dalle storie”, allora ci sono almeno dieci figure che meritano una seconda possibilità sullo schermo.

I personaggi secondari che la serie può finalmente rimettere al centro

Lavanda Brown è uno dei casi più evidenti. Nei film entra davvero in scena solo con Harry Potter e il Principe Mezzosangue, quando ormai viene trattata quasi esclusivamente come una caricatura nella parentesi sentimentale con Ron. In una serie, invece, può essere costruita prima, con maggiore continuità, come parte viva dell’ambiente di Grifondoro. E il fatto che il personaggio sia già stato incluso nel cast del primo anno è un piccolo segnale incoraggiante: stavolta c’è margine per farla esistere prima di trasformarla in semplice spalla comica.

Anche Fiorenzo ha tutto da guadagnare da una struttura più ampia. Nei film il centauro resta quasi un’apparizione, mentre nei romanzi il suo percorso ha un peso molto più forte, soprattutto quando entra a Hogwarts e si scontra con gli altri centauri. È una linea narrativa che porta dentro la saga un conflitto culturale e morale molto interessante, e che sullo schermo è rimasta quasi del tutto inespressa. La serie, proprio perché promette un adattamento più esteso, può restituirgli quella dignità narrativa che il cinema non gli ha concesso.

Poi c’è Rita Skeeter, personaggio che vive di eccesso, manipolazione e perfidia. Nei film resta soprattutto una presenza di colore, mentre nei libri è molto di più: un fattore di pressione costante, una figura che altera la percezione pubblica degli eventi e che incide davvero sul modo in cui Harry viene visto. In formato seriale potrebbe diventare un’antagonista laterale molto più efficace, con il tempo necessario per far pesare ogni sua apparizione.

I Weasley e Hogwarts: quelli che il cinema ha compresso troppo

Uno dei personaggi più penalizzati dall’adattamento cinematografico è Percy Weasley. Nei romanzi la sua traiettoria è una delle più amare e credibili: da ragazzo ambizioso e ligio alle regole a uomo disposto a schierarsi col Ministero, fino alla frattura con la propria famiglia. È un arco importante perché introduce dentro i Weasley una crepa politica e morale che i film hanno quasi annullato. La serie, anche qui, parte da una base utile: Percy è già stato ufficialmente scelto per il cast, e questo lascia sperare in una presenza meno decorativa.

Lo stesso vale per la professoressa Cooman. Emma Thompson le aveva dato un’identità memorabile, ma il cinema ha finito per ricordarla soprattutto come figura eccentrica. Nei libri, invece, la docente di Divinazione è legata a momenti cruciali, compresa una delle profezie più importanti dell’intera saga. In televisione potrebbe emergere meglio proprio questa doppia natura: personaggio sopra le righe, sì, ma anche tassello decisivo della mitologia narrativa.

Quelli che meritano più profondità emotiva

Cho Chang è forse il personaggio che più avrebbe bisogno di una scrittura più attenta. Sullo schermo la sua funzione resta quasi sempre legata alla crisi sentimentale con Harry, senza il tempo necessario per restituirle dolore, confusione e contraddizioni. Una serie più distesa può evitare che resti soltanto “la ragazza di una parentesi”, dandole invece un punto di vista riconoscibile e meno appiattito.

Anche Remus Lupin ha ancora molto da recuperare. Nei film, dopo Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, il suo peso emotivo si riduce parecchio. Eppure nei romanzi è una figura centrale: insegnante, guida, testimone del passato dei Malandrini e personaggio segnato da colpa, precarietà e paura di non essere mai davvero accettato. Una serie fatta con respiro può riportare al centro proprio questa malinconia adulta che lo rende uno dei personaggi più umani della saga.

Quanto a Ginny Weasley, il discorso è ancora più netto. Nei film è rimasta spesso schiacciata da una scrittura troppo timida, che ne ha indebolito personalità, ironia e presenza. Nei libri, invece, Ginny cresce davvero: si afferma, prende spazio, cambia ruolo dentro la storia e nel gruppo. La sua presenza nel cast è già confermata, e questo rende ancora più forte l’aspettativa che la serie le restituisca l’energia e il peso che il cinema non è riuscito a darle.

I due casi più delicati: Hermione e Voldemort

Hermione Granger è un personaggio amatissimo, ma proprio per questo la sua versione cinematografica è stata spesso ripulita troppo. Nei film resta brillantissima, lucidissima, quasi sempre un passo avanti a tutti. Nei romanzi, invece, ha anche rigidità, ostinazioni, difetti, slanci idealisti e momenti in cui sbaglia. Una serie davvero fedele può restituire questa complessità senza intaccarne il carisma, anzi rendendola più vera.

Infine c’è Lord Voldemort, il banco di prova più delicato di tutti. Non tanto perché i film abbiano fallito il personaggio, quanto perché la serie ha l’occasione di renderlo più inquietante, più sfumato e più presente come minaccia. Con più tempo a disposizione, il racconto può insistere meglio sul suo passato, sulla sua influenza e sul senso di paura che proietta sul mondo magico anche quando non è fisicamente in scena. È il tipo di antagonista che, in televisione, può respirare molto di più.

In fondo, è qui che la serie HBO si gioca una parte importante della sua identità. Non soltanto nel rifare bene ciò che il cinema aveva già fatto, ma nel dare finalmente spazio a tutto ciò che era rimasto compresso. Se manterrà davvero la promessa di un adattamento più ampio e dettagliato, il suo vero successo potrebbe stare proprio in questo: restituire peso ai personaggi che per anni sono rimasti sullo sfondo.

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