Il nuovo Jumanji ha già acceso l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori. Presentato al CinemaCon 2026 con il titolo ufficiale Jumanji: Open World, il film si è imposto subito come uno dei titoli più chiacchierati della line-up Sony, anche perché promette di cambiare in modo netto la formula degli ultimi capitoli. L’uscita negli Stati Uniti è fissata per il 25 dicembre 2026, a sette anni di distanza da Jumanji: The Next Level, e l’impressione emersa dalle prime reazioni è quella di un sequel più grande, più caotico e più vicino allo spirito del film del 1995.
La novità più rilevante sta proprio nella premessa narrativa. Stavolta non sono i protagonisti a finire dentro il videogioco: è il mondo di Jumanji a riversarsi nella realtà, con tutte le conseguenze del caso. Il film riprende infatti dal finale di Jumanji: The Next Level, quando l’attivazione accidentale del gioco apre la porta al caos nel mondo reale. Le prime immagini mostrate al CinemaCon hanno confermato che gli avatar interpretati da Dwayne Johnson, Kevin Hart, Jack Black e Karen Gillan si muoveranno tra città, ristoranti e strade invase da creature e minacce uscite direttamente dal gioco.

Una formula ribaltata che rilancia la saga
È qui che Jumanji: Open World sembra voler giocare la sua carta migliore. I due film del nuovo corso avevano puntato molto sulla dinamica degli avatar e sul contrasto fra adolescenti e corpi virtuali, trovando un equilibrio efficace tra commedia e avventura. Questo nuovo capitolo, però, prova ad alzare ulteriormente la posta: non più soltanto giungla, missioni e livelli, ma una contaminazione diretta fra il gioco e il mondo reale. In altre parole, la saga abbandona il recinto del videogioco e porta il proprio immaginario fuori, in spazi quotidiani che diventano improvvisamente ingestibili.
Le descrizioni trapelate dal footage mostrato a Las Vegas vanno tutte nella stessa direzione. Chi ha visto il trailer parla di un film molto più ambizioso sul piano visivo e decisamente più spinto sul versante comico. Tra gli elementi più citati ci sono gli avatar “bloccati” in una sorta di modalità da personaggi non giocanti, gli animali che invadono la città e un tono che richiama volutamente il Jumanji con Robin Williams, senza però rinunciare al registro leggero e autoironico dei film più recenti. Non è un dettaglio da poco: il sequel sembra voler tenere insieme la nostalgia del titolo del 1995 e l’energia del reboot moderno, cercando un punto d’incontro credibile tra due epoche molto diverse del franchise.
Le prime reazioni: entusiasmo, ritmo e voglia di spettacolo
Le reazioni emerse dopo il panel Sony sono state in larga parte positive. Il tratto comune, al netto delle sfumature, è uno: Jumanji: Open World viene descritto quasi ovunque come divertente, dinamico e sorprendentemente diverso dai capitoli precedenti. Diversi commenti hanno insistito sulla varietà delle situazioni mostrate e sull’idea di una storia più ampia, costruita per far convivere comicità fisica, creature fuori controllo e continui ribaltamenti. In sostanza, il film sembra puntare su uno spettacolo più esteso e rumoroso, ma senza perdere il tono giocoso che ha reso il nuovo corso della saga così riconoscibile.

Un altro aspetto che ha colpito chi era presente riguarda proprio il ritorno a un pericolo “esterno”, quasi materiale. Negli ultimi film la minaccia era confinata soprattutto dentro il sistema di regole del videogioco; qui, invece, il rischio invade strade, edifici e spazi reali. È una scelta che riavvicina il franchise all’idea originaria di Jumanji come forza incontrollabile che irrompe nella vita quotidiana. Ed è probabilmente questa la ragione per cui tanti osservatori hanno letto il trailer come un recupero delle radici, più che come una semplice replica della formula già vista.
L’omaggio a Robin Williams e il peso della memoria
Il passaggio più sentito della presentazione al CinemaCon è stato però quello legato a Robin Williams. Sul palco, Dwayne Johnson ha ricordato apertamente l’attore come la figura senza la quale il franchise non avrebbe mai avuto quel peso nell’immaginario pop. Non si è trattato soltanto di un omaggio verbale: Johnson ha anche spiegato che nel film è presente, in ogni scena, un richiamo visivo all’opera del 1995, sotto forma di una metà dei dadi originali di Jumanji. È un gesto piccolo ma significativo, perché chiarisce il tono dell’operazione: allargare il mondo della saga, sì, ma senza spezzare il legame con ciò che l’ha resa memorabile per un’intera generazione.
Anche per questo Jumanji: Open World sembra arrivare in un momento giusto. Il franchise torna dopo una pausa lunga, con un’identità ormai consolidata e con un’idea abbastanza forte da giustificare un nuovo capitolo. Sony lo porterà nelle sale americane il giorno di Natale, dopo aver spostato il film dalla precedente data dell’11 dicembre, segnale che lo studio continua a considerarlo un titolo da corridoio festivo e da grande pubblico. Se il film manterrà le promesse del primo assaggio, potrebbe davvero chiudere il rilancio moderno di Jumanji con il capitolo più spettacolare e più consapevole di tutti.






