MCU, i 5 errori che Kevin Feige oggi rimpiange di più

Kevin Feige ha ammesso cinque errori chiave dell’MCU, da Thor a Blade, passando per Doctor Strange, Endgame e l’espansione eccessiva su Disney+ negli ultimi anni.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

A quasi diciotto anni dall’avvio dell’MCU, Kevin Feige ha riconosciuto che non tutto, nel lungo percorso dei Marvel Studios, è andato come previsto. Alcuni rimpianti riguardano dettagli quasi curiosi, altri invece toccano decisioni creative e industriali che hanno avuto un impatto molto più ampio. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di un produttore che guarda indietro con lucidità, soprattutto dopo le difficoltà emerse nel periodo successivo a Avengers: Endgame.

Le sopracciglia di Thor e l’eccesso di fedeltà estetica

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Marvel Studios

Tra i rimpianti più insoliti c’è quello legato al primo Thor del 2011. Feige ha raccontato che, potendo tornare indietro, non rifarebbe la scelta di tingere di biondo le sopracciglia di Chris Hemsworth per avvicinarlo il più possibile all’aspetto del personaggio nei fumetti. Col tempo, quella decisione gli è sembrata sempre più superflua, anche perché Hemsworth si è imposto come Thor ben oltre il look, grazie alla presenza scenica e alla naturalezza con cui ha incarnato il personaggio.

Questo piccolo dettaglio, in fondo, dice molto anche su come sia cambiato l’approccio dei Marvel Studios nel corso degli anni. All’inizio c’era una maggiore tendenza a inseguire una fedeltà visiva quasi letterale; oggi, invece, appare più chiaro che l’essenza di un personaggio non dipende da un singolo elemento estetico. È un rimpianto minore, certo, ma significativo proprio perché mostra quanto il metodo dello studio si sia affinato strada facendo.

Il caso dell’Antico in Doctor Strange

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Molto più delicata è la questione legata a Tilda Swinton nel ruolo dell’Antico in Doctor Strange. Per il film del 2016, il personaggio fu modificato rispetto alla versione tradizionale dei fumetti, che lo presentava come un anziano maestro tibetano. Anni dopo, Feige ha ammesso che quella scelta nacque dal tentativo di evitare il cliché del “saggio vecchio asiatico”, ma che esistevano comunque altre strade per sottrarsi allo stereotipo senza rinunciare a un interprete asiatico.

È uno dei passaggi in cui l’autocritica di Feige appare più netta. Il punto non è soltanto il dibattito nato intorno al casting, ma il fatto che Marvel abbia riconosciuto di aver cercato una soluzione apparentemente moderna finendo però per aprire un altro problema di rappresentazione. Col senno di poi, è uno degli esempi più evidenti di come alcune decisioni prese per sembrare innovative possano rivelarsi, invece, meno lungimiranti del previsto.

Il segreto su Avengers: Endgame che si è ritorto contro Marvel

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Un altro rimpianto riguarda il lungo mistero costruito attorno al titolo di Avengers: Endgame. Per un periodo, Marvel preferì non rivelare il nome del quarto film degli Avengers, sostenendo che fosse troppo legato agli eventi di Avengers: Infinity War. Feige spiegò che l’idea era quella di non distogliere l’attenzione dal film in uscita, ma in seguito ammise che la strategia aveva finito per ottenere l’effetto opposto, alimentando in modo eccessivo speculazioni e attese.

La logica dietro quella riservatezza era chiara: secondo Feige, il titolo Endgame suggeriva già che Infinity War non avrebbe avuto una vera conclusione autonoma. Il problema, però, è che il silenzio sul titolo trasformò un dettaglio promozionale in un caso enorme, quasi impossibile da controllare. Più che proteggere il film precedente, la scelta finì per spostare il discorso proprio su ciò che Marvel voleva tenere in ombra.

L’espansione su Disney+ andata oltre misura

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Il rimpianto più importante, almeno per peso industriale, riguarda però la fase successiva a Endgame e la crescita rapidissima dell’universo Marvel su Disney+. Feige ha riconosciuto che il volume di contenuti è aumentato troppo in fretta: tra il 2007 e il 2019 Marvel aveva prodotto circa 51 ore di storie, mentre nei sei anni successivi si è andati ben oltre le 100 ore. La sua sintesi è stata diretta: era semplicemente troppo.

Secondo Feige, il punto non è stato l’esperimento in sé, ma l’espansione. L’accumulo di film e serie ha dato a una parte del pubblico la sensazione di dover conoscere tutto, tutti e ogni collegamento per restare al passo. In questo contesto, lo stesso capo dei Marvel Studios ha ammesso che, per la prima volta nella storia dell’MCU, la quantità ha prevalso sulla qualità. È probabilmente il suo mea culpa più importante, perché non riguarda un singolo film o una singola scelta di casting, ma un intero modello produttivo.

Blade, annunciato troppo presto

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Dentro questa fase di espansione rientra anche il caso di Blade. Quando Mahershala Ali fu annunciato al Comic-Con del 2019, il progetto sembrava destinato a diventare uno dei titoli più forti del nuovo corso Marvel. Invece il film è rimasto impantanato tra diverse versioni della sceneggiatura, rinvii e continui ripensamenti creativi. Feige ha poi riconosciuto che, guardando indietro, probabilmente l’annuncio arrivò troppo presto.

Le sue spiegazioni mostrano bene quanto il progetto sia diventato emblematico delle difficoltà di quel periodo. Feige ha detto che Marvel non voleva limitarsi a riproporre il personaggio in modo superficiale e che il film doveva trovare una forma davvero convincente prima di partire. Proprio per questo Blade è stato uno dei titoli colpiti più chiaramente dalla correzione di rotta dello studio, pur restando con Mahershala Ali ancora legato al ruolo.

Nel complesso, i cinque rimpianti di Feige raccontano due fasi molto diverse dei Marvel Studios. Da una parte ci sono gli errori di gioventù, quasi artigianali, come le sopracciglia di Thor o la gestione del titolo di Endgame. Dall’altra emergono scelte più profonde, legate alla rappresentazione e alla macchina produttiva dell’MCU. Ed è proprio lì che il bilancio diventa più interessante: non tanto perché smonta il passato di Marvel, quanto perché chiarisce dove, secondo Feige, il sistema ha iniziato davvero a perdere equilibrio.

Fonte: thedirect.com

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