Mortal Kombat II spinge con decisione sull’acceleratore e lo fa fin dai suoi snodi più delicati. Il sequel targato Warner Bros. amplia l’universo cinematografico ispirato ai videogiochi di NetherRealm Studios, introduce volti molto attesi come Johnny Cage e Kitana e, soprattutto, prende decisioni nette sul piano narrativo. Tra combattimenti più feroci, fatalities ancora più esplicite e un torneo finalmente al centro della scena, il film sceglie anche di ridisegnare i propri equilibri interni.
Attenzione: da qui in poi sono presenti spoiler su Mortal Kombat II.
Uno degli aspetti più discussi riguarda senza dubbio Cole Young, interpretato da Lewis Tan. Già nel primo film la sua centralità aveva diviso il pubblico, soprattutto tra chi avrebbe preferito vedere uno dei combattenti storici della saga nel ruolo di protagonista assoluto. Nel secondo capitolo, quella scelta viene di fatto ribaltata.
Cole Young non è più il centro della storia
Nel film del 2021, Cole Young era stato presentato come l’ingresso ideale per accompagnare il pubblico dentro il mondo di Mortal Kombat. Era l’outsider, il novellino, il personaggio chiamato a scoprire gradualmente il conflitto insieme agli spettatori. Quel ruolo, però, non aveva convinto tutti. Una parte dei fan aveva contestato la scelta di affidare il fulcro del racconto a un personaggio originale invece che a uno dei nomi storici del franchise, mentre altri lo avevano trovato poco incisivo sul piano carismatico.
Con Mortal Kombat II, l’impressione è che il film abbia deciso di correggere la rotta. Cole resta coinvolto nella vicenda come membro del gruppo di Earthrealm, ma il suo peso nella narrazione si riduce sensibilmente. A emergere con più forza sono invece Johnny Cage, interpretato da Karl Urban, e Kitana, interpretata da Adeline Rudolph. Il cambiamento si avverte presto, e diventa ancora più evidente quando il torneo entra davvero nel vivo.
Cole, ormai non più figura centrale, viene scelto come rappresentante di Earthrealm e finisce per affrontare Shao Kahn, il grande sovrano di Outworld, qui interpretato da Martyn Ford. È uno scontro che, già sulla carta, ha il sapore del passaggio di consegne. E infatti il film lo trasforma in uno dei momenti più brutali dell’intera storia.
La morte di Cole Young segna la svolta del film
Il duello tra Cole e Shao Kahn si svolge nel Dead Pool, un’arena sotterranea con un ponte sospeso sopra una vasca d’acido. L’ambientazione contribuisce a rendere lo scontro ancora più cupo e spettacolare. In un primo momento Cole riesce persino a tenere testa al suo avversario, sfoderando tutte le capacità già mostrate nel primo capitolo. Arriva perfino a tagliargli la gola, ma il colpo non basta: grazie all’amuleto di Shinnok, che ha imprigionato Raiden e rende Shao Kahn quasi immortale, la ferita si rimargina subito.
Da quel momento il combattimento cambia volto. Shao Kahn prende il sopravvento e travolge Cole in modo definitivo, fracassandogli la testa con il martello. È una morte secca, brutale, perfettamente in linea con il tono del film e con la volontà di mostrare fatalities più dure e immediate rispetto al passato recente della saga cinematografica.
La scomparsa di Cole non è solo una scena d’impatto. È anche una dichiarazione d’intenti. Dopo la sua uscita di scena, Mortal Kombat II si concentra rapidamente su Johnny Cage, che assume il ruolo di nuovo punto di riferimento eroico. In questo modo, il sequel sembra rispondere in maniera diretta a una parte delle critiche rivolte al primo film, spostando il baricentro verso figure più amate dai fan della serie videoludica. Resta aperta, naturalmente, la possibilità di un ritorno futuro, perché nell’universo di Mortal Kombat la morte non è quasi mai una chiusura assoluta. Ma, per ora, l’avventura di Cole Young si interrompe qui.
Le altre morti più importanti di Mortal Kombat II
La sorte di Cole non è l’unica a lasciare il segno. Il film dissemina il torneo e i suoi dintorni di cadute eccellenti, alcune definitive, altre più ambigue, tutte comunque utili a costruire un racconto più ampio e sanguinoso.
Re Jerrod
Il film si apre con uno scontro che coinvolge Re Jerrod, sovrano di Edenia e padre di Kitana. Il personaggio, interpretato da Desmond Chiam, combatte contro Shao Kahn per difendere il proprio regno, ma viene ucciso in modo brutale, impalato con il martello del tiranno. La sua morte consegna Edenia al dominio di Outworld e rafforza fin da subito la statura minacciosa di Shao Kahn.
Sindel
Tra i primi scontri del torneo c’è anche quello tra Sonya Blade e Sindel, qui presentata come regina ridotta a concubina da Shao Kahn dopo la caduta di Jerrod. Il combattimento si consuma in un’arena piena di lame affilate e si conclude con Sonya che uccide Sindel infilzandole la testa tra le punte. La sua morte, però, dura poco: Quan Chi la riporta infatti in vita, confermando ancora una volta quanto in questo universo il confine tra fine e ritorno sia estremamente fragile.
Kung Lao
Anche Kung Lao torna al centro della vicenda, ma in una forma tragica. Dopo che la sua anima era stata sottratta da Shang Tsung nel primo film, in Mortal Kombat II il suo spirito resuscitato affronta Liu Kang durante il quarto round del torneo. Liu Kang prova a evitare l’epilogo peggiore, ma capisce che il vecchio alleato non è più davvero se stesso. Alla fine lo elimina, facendolo finire tra le lame del celebre cappello. È una morte che pesa soprattutto sul piano emotivo e che lascia aperto uno spiraglio per il futuro, visto che Liu Kang promette di trovare un modo per riportarlo indietro dal Netherrealm.
Jax e Liu Kang
Nemmeno Jax riesce a sopravvivere. Pur avendo vinto il proprio combattimento, viene ucciso da Shao Kahn mentre tenta di recuperare l’amuleto dell’immortalità. Le sue braccia bioniche non bastano a proteggerlo dalla forza del sovrano di Outworld.
Più ambigua è invece la sorte di Liu Kang. Durante lo scontro finale con Shao Kahn, sembra subire una ferita mortale, ma subito prima di sparire avverte il nemico che ucciderlo lo renderà ancora più potente. Il suo corpo si trasforma poi in una creatura di fiamme e scompare, lasciando intuire che si tratti più di una trasformazione o di un sacrificio consapevole che di una morte definitiva in senso stretto.
Noob Saibot e Shao Kahn
Tra le figure che tornano c’è anche Noob Saibot, cioè la nuova forma di Bi-Han dopo la resurrezione. Dopo essere stato uno dei grandi antagonisti del film del 2021, lo spettro al servizio di Outworld si ritrova di nuovo di fronte al suo vecchio nemico, Scorpion, che lo sconfigge ancora una volta e lo riduce all’impotenza.
Infine arriva la caduta più importante: quella di Shao Kahn. Dopo aver travolto diversi personaggi chiave, il sovrano di Outworld viene affrontato nel finale da Kitana, che sceglie di allearsi con gli eroi e di cambiare fronte nel momento decisivo. Quando nel Netherrealm il gruppo riesce a distruggere l’amuleto, Shao Kahn perde il proprio vantaggio e Kitana può infliggergli il colpo finale, decapitandolo con i suoi shuriken. È una conclusione netta, spettacolare e coerente con il tono del film, che chiude il torneo con uno dei momenti più forti dell’intera pellicola.
Con Mortal Kombat II, la saga sceglie quindi di voltare pagina in maniera evidente. L’uscita di scena di Cole Young, il peso crescente di Johnny Cage e l’alto numero di morti illustri mostrano una volontà precisa: avvicinare di più il film all’identità più feroce, iconica e sfacciata del videogioco.






