Mortal Kombat II, sequel più feroce ma ancora imperfetto: il film punta tutto su sangue e fan service

Mortal Kombat II migliora il primo film con più sangue, combattimenti riusciti e Johnny Cage in grande forma, ma paga ancora una trama fragile.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Warner Bros. torna nell’arena con Mortal Kombat II, seguito del film del 2021 che aveva convinto soprattutto per la brutalità dei combattimenti e per una fedeltà almeno parziale allo spirito della saga. Questa volta il risultato appare più compatto, più deciso e anche più vicino alla logica del videogioco. Il problema, però, resta simile: quando l’azione si ferma e la storia deve reggersi da sola, emergono diversi limiti. Per chi conosce e ama la serie, il film ha comunque parecchio da offrire; per gli altri, l’ingresso in questo universo potrebbe risultare più complicato del previsto.

Un sequel che corregge alcuni difetti del primo film

Negli ultimi anni gli adattamenti dai videogiochi hanno mostrato una qualità molto più variabile e, in diversi casi, anche sorprendentemente solida. Serie come The Last of Us e Fallout, così come film come Sonic the Hedgehog e Werewolves Within, hanno dimostrato che si può tradurre sullo schermo ciò che funziona nei giochi senza perdere identità. Allo stesso tempo, produzioni come Borderlands ricordano che il rischio di sbagliare resta alto.

In questo contesto, il primo Mortal Kombat diretto da Simon McQuoid aveva diviso in modo netto pubblico e critica. Da una parte c’era l’entusiasmo dei fan, molto più indulgenti verso il progetto; dall’altra una ricezione più fredda da parte della stampa, che aveva messo in evidenza una trama confusa, un tono non sempre centrato e la scelta di spostare l’attenzione su un personaggio originale invece che su uno dei volti più amati della saga. Mortal Kombat II sembra aver preso atto di quelle perplessità e prova a raddrizzare la rotta.

Più videogame, più sangue, più spettacolo

Il nuovo film chiarisce subito le sue intenzioni. Il torneo appare finalmente pericoloso, concreto, con un peso maggiore all’interno del racconto. Le sequenze di combattimento sono più sanguinose e più vicine all’immaginario del videogioco, mentre la struttura generale punta meno su una costruzione hollywoodiana tradizionale e più su scontri, rivalità e momenti ad alto impatto.

È una scelta che funziona, almeno fino a un certo punto. Mortal Kombat II non cerca davvero di essere un film d’azione elegante o particolarmente raffinato: preferisce essere veloce, violento e spesso sopra le righe, e in questo senso centra il bersaglio con maggiore sicurezza rispetto al predecessore. Chi apprezza il lato più eccessivo e ludico della serie troverà qui diversi elementi da promuovere.

Johnny Cage e Kitana sono le aggiunte che cambiano il film

Tra le novità più riuscite spicca Johnny Cage, interpretato da Karl Urban. Il personaggio viene presentato come una star del cinema d’azione in declino, reclutata per combattere in difesa della Terra nonostante l’assenza di poteri sovrumani. È proprio questa combinazione di carisma, ironia e vulnerabilità a renderlo uno dei motori principali del film. Urban riesce a dargli presenza scenica e leggerezza, costruendo alcuni dei momenti più memorabili.

Accanto a lui c’è Kitana, interpretata da Adeline Rudolph, introdotta attraverso un percorso più complesso legato a Shao Kahn e alla figura di re Jerrod. Il film insiste sul suo conflitto interiore e sulle sue riserve nei confronti del tiranno, provando a darle uno spazio emotivo più definito. Rudolph regge bene questo versante, mentre Jade, affidata a Tati Gabrielle, resta per ora più in ombra, anche se lascia intravedere margini interessanti per il futuro.

Funziona ancora anche Kano, interpretato da Josh Lawson, che si conferma uno dei personaggi più efficaci quando il film decide di alleggerire il tono con battute e momenti più irriverenti. Anche Baraka, pur senza una particolare profondità, riesce a ritagliarsi una presenza notevole, soprattutto nelle scene condivise con Johnny Cage. Al contrario, Cole Young ha un ruolo molto più ridotto rispetto al primo capitolo, e lo stesso vale per alcuni ritorni importanti, tra cui Hiroyuki Sanada e Joe Taslim.

Il film diverte, ma la logica resta fragile

Il punto più debole di Mortal Kombat II resta la sceneggiatura. La trama, pur procedendo in maniera abbastanza fluida sul piano spettacolare, diventa fragile non appena si prova a osservarla più da vicino. Shao Kahn agisce inseguendo un MacGuffin che dovrebbe renderlo immortale, ma le sue mosse non sempre risultano chiare o coerenti. Anche le regole del torneo e le motivazioni di alcuni personaggi restano poco definite, quasi abbozzate.

Ci sono poi passaggi in cui i cambi di alleanza o certe decisioni sembrano avvenire troppo in fretta, senza un vero lavoro di preparazione. È il caso di alcuni personaggi secondari, che si muovono nella storia con una logica non sempre limpida. Il film, del resto, sceglie di privilegiare quantità di personaggi e combattimenti rispetto a una costruzione più ordinata, e questo finisce inevitabilmente per penalizzare parte del cast.

Le battaglie sono il vero cuore del sequel

Dove Mortal Kombat II colpisce davvero nel segno è nelle sue scene d’azione. Non necessariamente propone gli scontri più grandi dell’anno, ma mette in fila diversi momenti capaci di restare impressi. Le finisher, il tono brutale e alcuni confronti chiave con Shao Kahn restituiscono al film quella carica che il pubblico si aspetta da un titolo del genere.

Anche personaggi come Liu Kang, Scorpion e Kung Lao contribuiscono a dare peso alle sequenze più riuscite. Il ritmo, è vero, non è sempre perfetto: alcune scene avrebbero beneficiato di un montaggio più asciutto, mentre in altri punti il film rallenta più del necessario. Però quando entra davvero in modalità combattimento, il sequel riesce a sprigionare una forza molto più convincente di quella vista nel capitolo precedente.

Mortal Kombat II sembra aver capito meglio cosa vuole essere. Ha un protagonista più vistoso, una struttura più vicina al videogioco e una violenza che non viene annacquata. I problemi non mancano: ci sono troppi personaggi da gestire, le regole del mondo narrativo restano opache e la trama vacilla più volte. Eppure il film conserva un’energia genuina, quasi sfrontata, che lo rende godibile nonostante i difetti. Il giudizio finale resta positivo, pur con molte riserve: 7/10. In sala, può trovare facilmente il suo pubblico.

Mortal Kombat II, sequel più feroce ma ancora imperfetto: il film punta tutto su sangue e fan service
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