Nel passato recente di Star Wars c’è anche un progetto videoludico che avrebbe potuto cambiare in modo profondo il destino di una delle esperienze online più ambiziose del franchise. A riportarlo all’attenzione è stato James Ohlen, figura storica di BioWare, già coinvolta nello sviluppo di Star Wars: Knights of the Old Republic e poi alla guida di Star Wars: The Old Republic. Secondo il suo racconto, per un periodo esistette davvero l’idea di un reboot completo dell’MMORPG ambientato nella galassia lontana lontana.
Il progetto, però, non arrivò mai alla fase produttiva vera e propria. Nonostante l’interesse interno e persino il via libera da parte di Lucasfilm, il piano si scontrò con una resistenza decisiva sul fronte editoriale. È una storia interessante perché mostra quanto, dietro ai videogiochi di Star Wars, contino non solo la visione creativa e il rapporto con Lucasfilm, ma anche le valutazioni economiche di chi deve finanziare operazioni di questo tipo.
James Ohlen racconta il reboot mai nato
Nel corso di un’intervista, James Ohlen ha spiegato di aver lavorato nel 2015 a una nuova visione per Star Wars: The Old Republic. Dopo anni trascorsi in BioWare e dopo aver contribuito a titoli fondamentali come Baldur’s Gate, Star Wars: Knights of the Old Republic e lo stesso The Old Republic, il game designer iniziò a immaginare una ripartenza completa dell’MMO.
Non si trattava di un semplice aggiornamento o di una revisione parziale. L’idea era quella di ricostruire il progetto dalle fondamenta, correggendo tutto ciò che, secondo Ohlen e il team, non aveva funzionato come avrebbe dovuto nella versione esistente. Nelle sue parole, quella sarebbe stata l’occasione per creare davvero una sorta di “Knights of the Old Republic online”, cioè un’esperienza capace di prendere il meglio di quell’eredità narrativa e trasformarla in qualcosa di più coerente, più forte e più moderno.

Il progetto si chiamava Star Wars: The New Republic
Il reboot aveva già un nome: Star Wars: The New Republic. Ohlen ha raccontato di aver dedicato circa sei mesi alla costruzione di questa proposta, elaborando un documento di design, una serie di presentazioni e perfino un trailer di prova stilistica realizzato da Blur Studio, lo stesso studio noto per aver firmato alcuni dei trailer più iconici legati a The Old Republic.
Il fatto che il progetto fosse arrivato a un livello così avanzato di presentazione fa capire quanto fosse stato preso sul serio all’interno di BioWare. Non era un’idea vaga o una suggestione da corridoio, ma una proposta strutturata, con una direzione precisa e materiali concreti pensati per convincere i decisori coinvolti.
Lucasfilm aveva dato il suo assenso
Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dal racconto riguarda il rapporto con Lucasfilm. Ohlen ha spiegato di aver presentato Star Wars: The New Republic a Kathleen Kennedy, che all’epoca aveva approvato il progetto. Non solo: il team avrebbe avuto anche diversi incontri con Dave Filoni, che avrebbe contribuito con alcuni suggerimenti.
Secondo quanto riferito, Kathleen Kennedy avrebbe anche indicato una possibile collocazione temporale più adatta, suggerendo di ambientare l’avventura un paio di secoli prima della caduta della Repubblica, in modo da collegarla a qualcosa di più ampio. È un dettaglio interessante, perché lascia intuire la volontà di inserire il progetto in una cornice narrativa più grande e più integrata con altre possibili linee dell’universo di Star Wars.
Questo rende la vicenda ancora più significativa: il problema, almeno in questa fase, non fu Lucasfilm. Dal punto di vista creativo e strategico, l’idea sembrava avere trovato ascolto.
Il vero ostacolo era convincere EA
La parte più difficile arrivò dopo. Ohlen ha spiegato che la vera sfida consisteva nel convincere i vertici di Electronic Arts a investire in un reboot di questa portata. In particolare, ha citato Patrick Söderlund, che all’epoca ricopriva un ruolo di primo piano all’interno di EA e che, a suo dire, non era affatto un sostenitore di The Old Republic.
Nonostante questo, Ohlen ha descritto come un risultato importante il fatto di essere riuscito a convincerlo del valore del nuovo progetto. Ma quel passaggio, da solo, non bastò. Alla fine fu il consiglio di amministrazione di EA a bloccare tutto.
La motivazione era soprattutto economica. Il ricordo del lancio di The Old Republic e dell’enorme investimento sostenuto per realizzarlo pesava ancora molto. Ohlen ha ricordato che il progetto originario era costato circa 300 milioni di dollari, una cifra enorme, e che proprio quel precedente spinse il board a fermare subito l’idea di un nuovo reboot. In sostanza, la domanda posta dai vertici era semplice: perché spendere ancora di più dopo un’operazione di quella scala?
Una finestra su ciò che Star Wars avrebbe potuto diventare
Il caso di Star Wars: The New Republic resta affascinante proprio perché racconta un’occasione mancata. Da una parte c’era una visione creativa chiara, supportata da una figura esperta come James Ohlen e accolta positivamente da Lucasfilm. Dall’altra c’era però il peso delle scelte industriali, dei bilanci e della memoria di un investimento considerato troppo oneroso.
In questo equilibrio fragile tra ambizione e prudenza si è consumata la fine del progetto. E forse è proprio questo a rendere la vicenda così emblematica: nel mondo dei videogiochi di Star Wars, non basta avere un’idea forte o il sostegno creativo giusto. Serve anche che il rischio economico venga percepito come accettabile.
Alla fine, Star Wars: The New Republic non è mai andato oltre quella fase di visione e proposta. Eppure, per chi segue da vicino la storia dei giochi legati alla saga, resta uno di quei progetti capaci di accendere l’immaginazione anche senza essere mai esistiti davvero.
Fonte: Bespin Bulletin
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