Prima di diventare uno dei nomi più riconoscibili del cinema supereroistico contemporaneo, James Gunn aveva già affrontato il genere con un’opera molto diversa da quelle che lo avrebbero reso celebre. Molto prima di Guardiani della Galassia e dell’atteso Superman, il regista aveva firmato Super, una black comedy a basso budget che ancora oggi resta una delle sue prove più ruvide e particolari. È un film che divide, ma proprio per questo merita di essere riscoperto. Sotto la superficie grottesca e violenta, infatti, nasconde una riflessione amara sul vigilantesimo e sulla fragilità psicologica di chi sceglie di trasformarsi in un “eroe” senza esserlo davvero.
Il primo vero passo di Gunn nel cinema supereroistico
Scritto e diretto da James Gunn, Super racconta la storia di Frank D’Arbo, interpretato da Rainn Wilson, un uomo qualunque che precipita in una crisi personale quando la moglie lo lascia per un pericoloso spacciatore. Travolto dalla frustrazione, dal dolore e da un senso profondo di fallimento, Frank decide di reinventarsi come Crimson Bolt, un giustiziere mascherato privo di qualunque superpotere.
Nel percorso di Gunn, il film occupa una posizione chiave. Dopo l’esordio del 2006 con Slither, Super segna il suo primo confronto diretto con l’immaginario dei supereroi. La differenza, però, è sostanziale: qui non ci sono personaggi nati dai fumetti né universi consolidati da rispettare. Gunn può muoversi liberamente e scegliere una strada molto più scomoda, concentrandosi non sull’epica dell’eroismo, ma sulle conseguenze psicologiche e morali di una scelta estrema.
Anche per questo il film continua a essere considerato da molti un titolo sottovalutato. Le reazioni iniziali furono contrastanti, come mostrano anche i punteggi riportati da Rotten Tomatoes, con il 50% di gradimento da parte della critica e il 56% del pubblico. Eppure, col tempo, Super si è ritagliato uno spazio particolare come opera di culto, soprattutto per chi cerca nel cinema di Gunn il lato meno addomesticato e più inquieto.
Un film che rifiuta di rendere eroica la violenza
L’aspetto più interessante di Super è la sua volontà di non romanticizzare mai il vigilantesimo. Dove altri film dello stesso periodo, come Kick-Ass, scelgono un tono più brillante, dinamico e in parte spettacolare, Gunn adotta una prospettiva molto più dura. Frank non appare mai come un eroe in costruzione, ma come un uomo smarrito che tenta di dare un senso alla propria vita attraverso una missione nata dal trauma e dalla disperazione.
Il film segue questa trasformazione in modo sempre più disturbante. In 96 minuti, Frank passa da una sofferenza quasi silenziosa a una deriva mentale sempre più evidente. La sua decisione di combattere il crimine non ha nulla di glorioso: è confusa, goffa, spesso imbarazzante, e proprio per questo inquietante. Il punto non è celebrare la nascita di un giustiziere, ma mostrare cosa può succedere quando una persona ferita si convince che la violenza sia l’unico strumento rimasto.
Una delle scene più indicative arriva quando Crimson Bolt “difende” dei cittadini colpendo brutalmente con una chiave inglese un uomo che aveva semplicemente provato a saltare la fila al cinema. È un momento decisivo, perché rende evidente lo squilibrio del protagonista e il modo distorto in cui interpreta il concetto di giustizia. La violenza non ha la precisione spettacolare tipica di molti cinecomic: qui è sporca, improvvisa, sgradevole, quasi accidentale. E proprio questa goffaggine la rende più disturbante.
A rendere ancora più ambiguo il ritratto di Frank c’è anche la componente religiosa. Il protagonista vive la propria trasformazione come una sorta di chiamata superiore, e questa convinzione aggiunge un ulteriore strato di disagio a un personaggio già profondamente instabile. Gunn usa questo elemento non per nobilitare il suo percorso, ma per accentuare il contrasto tra fede personale, ossessione e deriva violenta.
I primi segnali del cinema di Gunn
Pur essendo molto diverso dalle sue opere più note, Super contiene già alcuni dei tratti che in seguito sarebbero diventati riconoscibili nel cinema di Gunn. C’è innanzitutto la capacità di costruire personaggi tragici e imperfetti, riuscendo comunque a renderli umani e, in qualche modo, vicini allo spettatore. È una qualità che tornerà con forza in Guardiani della Galassia e in Peacemaker, dove dietro l’ironia e il caos si intravede sempre una ferita.
Un altro elemento importante è l’uso della musica. Nel film compaiono brani come “If You Want My Love” dei Cheap Trick e “It Hurts Too Much” di Eric Carmen, scelti per accompagnare e amplificare il tono emotivo delle scene. Non c’è ancora la raffinatezza pop che diventerà un marchio di fabbrica delle sue opere successive, ma si intravede già il modo in cui Gunn sa usare le canzoni per rafforzare emozioni, ironia e disordine interiore.
Un cast ricco e un tono che anticipa il “Gunn-verse”
Anche il cast contribuisce a rendere Super interessante da rivedere oggi. Oltre a Rainn Wilson, il film include Nathan Fillion, Michael Rooker, Sean Gunn, Kevin Bacon, Linda Cardellini, Steve Agee e lo stesso James Gunn in un cameo. Nel ruolo di Bolty, Page aggiunge un’energia imprevedibile e disturbante che si inserisce perfettamente nel tono del film.
Rivederlo oggi significa anche osservare una sorta di laboratorio creativo in cui affiorano già l’assurdità, l’umorismo nero e il cuore sbilenco che avrebbero poi definito molte opere successive del regista. In questo senso, Super appare quasi come una capsula del tempo del cinema supereroistico prima dell’esplosione definitiva del modello dominante contemporaneo.
Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival il 12 settembre 2010 e distribuito nelle sale statunitensi il 1° aprile 2011, il film è oggi disponibile per l’acquisto o il noleggio su Prime Video e Apple TV+ negli Stati Uniti. Resta un’opera irregolare, a tratti scomoda, ma proprio per questo importante: non cerca di rendere affascinante il supereroe, semmai ne mostra il lato più fragile, ridicolo e pericoloso. Ed è forse lì che si intravede, con maggiore chiarezza, il primo James Gunn del cinema supereroistico.






