Euphoria finisce con la stagione 3: il finale scatena una dura reazione dei fan

La terza stagione chiude Euphoria con un finale controverso, segnato dalla morte di Rue e da critiche contro Sam Levinson e HBO.

Luca Ferraro
Luca Ferraro
Binge-watcher seriale e maniaco della continuity: se una serie fa parlare di sé, sono già al secondo rewatch.

La storia di Euphoria si chiude con la terza stagione. HBO e il creatore Sam Levinson hanno confermato che la serie con Zendaya non proseguirà oltre, mettendo fine a uno degli show più discussi, divisivi e controversi degli ultimi anni. Una conclusione che arriva dopo una lunga attesa e dopo mesi di speculazioni sul futuro della produzione.

La decisione non sorprende del tutto. Il cast di Euphoria è cresciuto enormemente in popolarità dalla prima stagione, con Zendaya, Sydney Sweeney, Jacob Elordi e altri interpreti ormai impegnati in grandi produzioni cinematografiche e televisive. Coordinare le agende degli attori era diventato sempre più complesso, e anche alcune dichiarazioni precedenti di Zendaya avevano già fatto intuire che la fine dello show fosse una possibilità concreta.

Euphoria si chiude con un episodio molto discusso

L’ultimo episodio della serie, intitolato In God We Trust, ha scelto una strada particolarmente cupa per concludere il percorso di Rue Bennett. Il personaggio interpretato da Zendaya viene trovato morto per overdose da Ali, il suo amico e sponsor, interpretato da Colman Domingo.

La scena ha rappresentato uno dei momenti più scioccanti dell’intera serie, anche perché Rue era stata a lungo il centro emotivo del racconto. La sua lotta contro la dipendenza, le ricadute, i tentativi di recupero e il rapporto complicato con le persone che la circondavano avevano definito buona parte dell’identità di Euphoria.

Dopo la morte di Rue, l’episodio prende una piega ancora più violenta, mostrando una vendetta contro chi le aveva fornito la dose fatale. La scelta narrativa ha diviso profondamente il pubblico: per alcuni si tratta di una chiusura coerente con il tono tragico dello show, mentre per altri è una svolta eccessiva, improvvisa e poco rispettosa del percorso costruito nel corso delle stagioni.

Il tributo a Fez e ad Angus Cloud

Il finale ha incluso anche un momento dedicato a Fez, personaggio interpretato dal compianto Angus Cloud. La serie gli rende omaggio attraverso una sequenza onirica in cui Rue e Fez si ritrovano in un momento di pace, lontano dal caos e dal dolore che hanno segnato le loro storie.

La scena è stata accolta con emozione da una parte degli spettatori, soprattutto per il valore simbolico assunto dopo la scomparsa dell’attore. Tuttavia, il tributo non è bastato a smorzare le critiche complessive rivolte all’episodio finale.

Molti fan hanno espresso la propria delusione sui social, in particolare su X, definendo la conclusione una delle più controverse della televisione recente. Il paragone con finali molto discussi come quelli de Il Trono di Spade e Stranger Things è comparso spesso nelle reazioni del pubblico, segno di quanto la scelta abbia colpito negativamente una parte consistente degli spettatori.

La morte di Rue divide il pubblico

Il punto più contestato resta la morte di Rue. Diversi spettatori hanno sottolineato l’ironia tragica del fatto che il personaggio fosse considerato “pulito” prima dell’overdose. A rendere la scena ancora più amara è il modo in cui avviene la ricaduta: Rue assume antidolorifici apparentemente innocui, che si rivelano però contaminati da fentanil.

La responsabilità viene collegata ad Alamo, antagonista della terza stagione interpretato da Adewale Akinnuoye-Agbaje. Questa dinamica ha generato molte critiche, perché alcuni fan l’hanno percepita come una svolta troppo forzata e crudele, soprattutto per un personaggio la cui storia era stata costruita intorno alla possibilità, fragile ma presente, di una sopravvivenza.

Un elemento interessante riguarda il legame con la miniserie israeliana del 2012 da cui Euphoria è tratta. Anche quella versione prevedeva la morte del personaggio equivalente a Rue, ma con una struttura diversa, presentandola attraverso una narrazione postuma. La serie HBO ha invece scelto di rendere l’evento parte diretta e traumatica del finale.

La stagione meno apprezzata della serie

La terza stagione di Euphoria è anche quella accolta nel modo più freddo. Con tutti gli episodi disponibili, la stagione registra il punteggio più basso della serie su Rotten Tomatoes, con un 40% di approvazione da parte della critica e un 39% di gradimento del pubblico.

Le critiche non riguardano solo il finale. Sam Levinson è stato contestato per alcune scelte narrative e visive considerate insistenti o feticizzanti, in particolare nella gestione di Cassie Howard, interpretata da Sydney Sweeney. Il personaggio, già al centro di discussioni nelle stagioni precedenti, è diventato uno dei punti più controversi dell’ultima parte dello show.

Euphoria si conclude quindi nel modo in cui ha spesso vissuto: tra fascinazione, polemiche e reazioni estreme. La serie ha segnato una fase importante della televisione contemporanea, imponendo un’estetica riconoscibile e portando al centro temi difficili come dipendenza, desiderio, identità e autodistruzione. Il finale, però, lascia dietro di sé un dibattito acceso e una domanda inevitabile: la scelta di chiudere così la storia di Rue era davvero necessaria?

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Kinguin

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