Il ritorno degli astronauti sulla Luna non dipende soltanto da razzi, capsule e lander. Una parte decisiva della sfida si gioca a terra, tra rampe di lancio, strade, reti elettriche e sistemi di distribuzione dei gas tecnici. Un nuovo rapporto dell’Office of Inspector General della NASA avverte che le principali infrastrutture di lancio dell’agenzia, in particolare al Kennedy Space Center in Florida e alla Wallops Flight Facility in Virginia, stanno avvicinandosi ai propri limiti operativi.
Kennedy e Wallops verso la capacità massima
Il problema nasce dalla crescita contemporanea delle missioni NASA e dell’attività spaziale commerciale. Le strutture che un tempo sostenevano programmi come Apollo oggi devono gestire un traffico molto più intenso, con utenti come SpaceX, Blue Origin, United Launch Alliance e altri operatori privati. Secondo il rapporto, Kennedy e Wallops potrebbero lavorare vicino alla capacità massima nel periodo 2028-2029.
L’aumento è già evidente. Sulla Space Coast della Florida, includendo anche la Cape Canaveral Space Force Station, i lanci supportati dalla NASA sono passati da 31 nel 2020 a 109 nel 2025. A Wallops, pur su numeri assoluti più bassi, la crescita è stata ancora più marcata: da 3 lanci nel 2020 a 17 nel 2025. Entro il 2030, l’agenzia prevede un ulteriore incremento del traffico di circa il 150% in entrambi i siti.
Il conteggio dei lanci, però, racconta solo una parte del problema. Ogni missione richiede giorni o settimane di attività preparatorie, trasporti, test, rifornimenti, controlli e supporto tecnico. È questa pressione continua, non solo il momento del decollo, a mettere sotto sforzo infrastrutture spesso progettate decenni fa.
Strade, gas tecnici e rete elettrica sono il vero collo di bottiglia
Il rapporto indica come punti critici le infrastrutture “ad uso comune”, cioè quelle condivise da più operatori. Tra queste ci sono una vasta rete elettrica, circa 372 chilometri di strade e oltre 64 chilometri di condotte per la distribuzione di azoto gassoso ed elio. Molte strade risalgono agli anni Sessanta e non erano state pensate per il peso e la frequenza dei trasporti legati ai razzi super pesanti di nuova generazione.
Anche la distribuzione dei gas tecnici è un nodo delicato. Nella configurazione attuale, la rete non riesce a sostenere contemporaneamente operazioni ad alto flusso da parte di più utenti. Il rapporto cita, per esempio, le difficoltà di programmazione incontrate durante la preparazione della missione New Glenn-1, lanciata nel gennaio 2025. Senza interventi, problemi simili potrebbero limitare anche le future missioni Artemis.
Artemis e Starship aumentano la pressione sui siti di lancio
La complessità cresce ulteriormente con il programma lunare Artemis. La capsula Orion della NASA viene lanciata dal Launch Complex 39B tramite il razzo Space Launch System, mentre la NASA ha scelto anche Starship di SpaceX e Blue Moon di Blue Origin come lander lunari con equipaggio. Tutti questi sistemi richiedono razzi pesanti e una notevole attività a terra.
Secondo il rapporto, SpaceX prevede fino a 44 lanci Starship all’anno dal Kennedy Space Center e altri 76 lanci annuali dallo Space Launch Complex 37 di Cape Canaveral, una volta che il veicolo sarà pienamente operativo. Per le missioni lunari, inoltre, Starship richiederà numerosi voli di rifornimento: almeno 15 lanci solo per riempire i serbatoi prima della partenza verso la Luna.
Anche Blue Origin guarda oltre l’attuale capacità dello Space Launch Complex 36, usato per New Glenn. I vincoli infrastrutturali hanno già contribuito a ritardi e l’azienda avrebbe segnalato alla NASA che una sola rampa potrebbe non bastare per garantire capacità e resilienza nel lungo periodo.
Il nodo dei finanziamenti
La NASA stima che servirà almeno 1 miliardo di dollari per completare gli aggiornamenti necessari. Al momento, però, solo 250 milioni di dollari risultano assegnati nell’ambito dei fondi previsti dalla legge di riconciliazione H.R.1 del 2025.
Il rapporto evidenzia anche un problema strutturale: la NASA fatica a recuperare in modo equo i costi sostenuti per infrastrutture usate anche da partner commerciali. Barriere normative impediscono all’agenzia di ricevere direttamente denaro da operatori privati per l’uso di alcune infrastrutture, mentre eventuali investimenti commerciali possono creare complicazioni di bilancio e problemi legati all’Antideficiency Act.
L’OIG raccomanda quindi di dare priorità alla manutenzione delle infrastrutture condivise, valutare una strategia per il degrado delle strade, potenziare sistemi elettrici e condotte di gas, ed esplorare meccanismi di finanziamento alternativi. Il dato più allarmante riguarda il ritmo di rinnovo: la NASA punta idealmente a sostituire, riparare o aggiornare le proprie infrastrutture ogni 66 anni, ma con il budget attuale il ciclo reale supera i 260 anni.
La corsa alla Luna, insomma, non passa solo dai veicoli spaziali. Senza rampe, strade, energia e sistemi di supporto adeguati, anche i programmi più ambiziosi rischiano di scontrarsi con un limite molto concreto: l’infrastruttura che deve portarli al decollo.
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