Hideo Kojima ha condiviso la sua opinione su Supergirl, il nuovo film dei DC Studios dedicato a Kara Zor-El. Il celebre autore di videogiochi, noto anche per il suo rapporto molto stretto con il cinema, ha visto il film in IMAX e lo ha descritto come qualcosa di diverso dal classico racconto supereroistico costruito sullo scontro tra bene e male.
Diretto da Craig Gillespie e scritto da Ana Nogueira, Supergirl vede Milly Alcock nel ruolo di Kara Zor-El. Nel cast figurano anche Eve Ridley, Matthias Schoenaerts, Jason Momoa, David Krumholtz, Emily Beecham e David Corenswet. La storia segue Kara in un viaggio interstellare segnato dal trauma, dalla vendetta e dal legame con Ruthye Marye Knoll, una giovane ragazza coinvolta in una tragedia familiare.
Il giudizio di Hideo Kojima su Supergirl
Kojima ha definito Supergirl non tanto un film di supereroi tradizionale, quanto una storia di formazione. Al centro non ci sarebbe soltanto l’idea di salvare il mondo attraverso il sacrificio, ma il percorso di Kara verso una forma di salvezza personale. La protagonista, segnata dalla perdita e dal trauma, deve capire che tipo di eroina vuole diventare.
Il paragone scelto da Kojima è interessante. Il game designer ha spiegato che la struttura del film gli sembra meno vicina a Mad Max: Fury Road, dove i personaggi sono spinti soprattutto dall’istinto di sopravvivenza, e più affine a Il buono, il brutto, il cattivo, con figure morali diverse costrette a muoversi nello stesso scenario. Una lettura che sposta Supergirl dal terreno del cinecomic puro verso quello del western spaziale.
Il film è stato accostato anche a Guardiani della Galassia, ma con un’impostazione più ruvida e western. Non è un confronto casuale: Supergirl riprende diversi elementi da Supergirl: La donna del domani, la miniserie a fumetti scritta da Tom King e disegnata da Bilquis Evely, a sua volta influenzata da Il Grinta. Il rapporto tra Kara e Ruthye richiama infatti il modello del viaggio condiviso, dove due personaggi molto diversi finiscono per confrontarsi con lutto, rabbia e desiderio di giustizia.

Kara e Ruthye al centro del film
La dinamica tra Kara Zor-El e Ruthye Marye Knoll è uno degli elementi principali della storia. Ruthye cerca vendetta dopo la morte della sua famiglia, mentre Kara si ritrova coinvolta in una missione che mette in crisi il suo stesso modo di affrontare il dolore. A complicare tutto c’è anche Krypto, il cane di Kara, avvelenato da Krem of the Yellow Hills.
Il film usa questa premessa per raccontare una Supergirl meno luminosa e immediatamente rassicurante rispetto ad altre versioni del personaggio. Kara non parte come eroina perfetta, pronta a incarnare senza esitazioni un ideale assoluto. È una figura ferita, impulsiva, ancora in lotta con il peso del proprio passato.
Proprio il confronto con Ruthye diventa decisivo. Aiutando la ragazza a elaborare la perdita e a non lasciarsi divorare dalla vendetta, Kara finisce per affrontare anche la propria frattura interiore. È qui che la lettura di Kojima trova il suo punto più forte: Supergirl non racconta soltanto un viaggio nello spazio, ma un percorso di maturazione emotiva.
Un western spaziale nel nuovo Universo DC
L’approccio di Supergirl si inserisce in una fase importante per il nuovo Universo DC. Dopo Superman, il film porta sullo schermo una cugina di Kal-El molto diversa dal simbolo di speranza più classico associato alla famiglia kryptoniana. Kara ha visto il suo mondo crollare in modo diretto e traumatico, e questo cambia profondamente il suo rapporto con il potere, la responsabilità e l’idea stessa di giustizia.
La presenza di Lobo, interpretato da Jason Momoa, contribuisce a rafforzare il tono più sporco e cosmico dell’avventura. Allo stesso tempo, la sceneggiatura sembra puntare meno sulla semplice spettacolarità e più sul conflitto morale dei personaggi. Il viaggio di Kara e Ruthye non è soltanto una caccia al nemico, ma una prova continua sul confine tra vendetta e giustizia.
La riflessione di Kojima coglie quindi un aspetto centrale del film: Supergirl non vuole essere soltanto un racconto di poteri e battaglie. Il cuore della storia è una protagonista che deve imparare a salvarsi da ciò che la consuma, prima ancora di poter salvare gli altri.
Un film DC più personale che epico
Il commento di Hideo Kojima arriva in un momento in cui ogni nuovo tassello dei DC Studios viene osservato con grande attenzione. La sua lettura non si concentra sugli effetti speciali o sui collegamenti con il resto del franchise, ma sul modo in cui il film costruisce il viaggio interiore di Kara.
È una prospettiva coerente con la natura del personaggio in questa versione. Supergirl lavora sul trauma, sull’identità e sulla possibilità di non restare prigionieri della propria perdita. Il risultato, almeno nella lettura di Kojima, è un film meno convenzionale di quanto ci si potrebbe aspettare da un titolo supereroistico.
Kara Zor-El non viene raccontata semplicemente come la cugina di Superman, ma come una protagonista autonoma, segnata da una storia personale dolorosa e costretta a scegliere che cosa fare della propria rabbia. Ed è proprio questa dimensione più intima, intrecciata al respiro del western spaziale, a rendere Supergirl uno dei progetti più particolari del nuovo corso DC.
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