Il nuovo Supergirl del DC Universe guarda al futuro, ma porta sulle spalle un frammento concreto della storia cinematografica di Superman. Milly Alcock, interprete di Kara Zor-El, ha rivelato che il mantello del suo costume è stato realizzato usando materiale legato al celebre costume indossato da Christopher Reeve in Superman del 1978. Un dettaglio simbolico, pensato per collegare la nuova era DC a una delle sue immagini più amate.
Il film, diretto da Craig Gillespie e scritto da Ana Nogueira, arriverà nei cinema nel giugno 2026 e si ispira a Supergirl: La donna del domani, la storia a fumetti di Tom King e Bilquis Evely pubblicata in Italia da Panini Comics.
Un costume che guarda alla memoria della DC
La scelta di usare materiale proveniente dal costume del Superman di Reeve non è un semplice vezzo per collezionisti o appassionati. In un universo narrativo che sta cercando una nuova identità, quel mantello diventa un segno preciso: il DCU non vuole cancellare il passato, ma raccoglierne l’eredità più luminosa.
Christopher Reeve resta, per molti spettatori, il volto definitivo dell’Uomo d’Acciaio. Il suo Superman ha fissato un modello di eroismo gentile, limpido e idealista, capace di influenzare decenni di adattamenti. Portare una parte di quella memoria nel costume di Kara significa riconoscere il peso di quella tradizione senza trasformarla in una gabbia.
Milly Alcock vestirà infatti una Supergirl molto diversa da Superman. Kara Zor-El non ha vissuto la stessa infanzia protetta di Kal-El sulla Terra. La sua storia è segnata da perdita, rabbia, solitudine e da un rapporto più complicato con il proprio ruolo di eroina.
Supergirl non sarà solo la “cugina di Superman”
Il film sembra voler evitare l’errore più semplice: raccontare Kara come una copia femminile di Superman. L’ispirazione a Supergirl: La donna del domani suggerisce un’avventura più cosmica, aspra e personale, in cui la protagonista viaggia nello spazio insieme a Ruthye, una giovane ragazza in cerca di giustizia dopo la morte della sua famiglia.
Questa impostazione permette di distinguere subito Kara da Clark. Superman rappresenta spesso l’ideale, la fiducia e il controllo morale; Supergirl, almeno in questa nuova versione, sembra muoversi su un terreno più emotivo e meno pacificato. È un’eroina potente, ma anche ferita, impulsiva e costretta a fare i conti con un dolore che Kal-El non ha vissuto nello stesso modo.
Il mantello legato a Christopher Reeve assume quindi un significato ancora più interessante. Non serve a dire che Kara seguirà la stessa strada di Superman. Al contrario, mostra che la sua storia parte da un’eredità enorme, ma dovrà trovare una voce autonoma.
Lobo e il lato più selvaggio del DCU
Tra gli elementi più attesi del film c’è anche Jason Momoa nei panni di Lobo. Il personaggio porterà nel DCU una componente più caotica, violenta e irriverente, molto distante dalla solennità classica associata a Superman. La sua presenza conferma l’intenzione di costruire un racconto spaziale più sporco e imprevedibile, dove Kara dovrà confrontarsi non solo con nemici tradizionali, ma anche con figure ambigue.
Lobo funziona bene in questo contesto perché rappresenta quasi l’opposto dell’eroismo ordinato. È un cacciatore di taglie e una forza distruttiva, capace di rompere il tono della storia e spingere Supergirl fuori da qualsiasi zona di comfort. Se il film saprà bilanciare il lato emotivo di Kara con l’energia anarchica di Lobo, potrebbe offrire una delle prime vere sorprese del nuovo DCU.
Un’eredità già richiamata da Superman
Il richiamo a Christopher Reeve non arriva dal nulla. Anche Superman di James Gunn aveva già stabilito un legame affettuoso con quella stagione cinematografica, includendo un cameo di Will Reeve, figlio dell’attore, nel ruolo di un reporter. Will Reeve lavora realmente come corrispondente per ABC News, dettaglio che ha reso l’omaggio ancora più naturale.
Il nuovo DCU sembra quindi voler procedere su una linea precisa: costruire qualcosa di nuovo, ma senza fingere che la storia precedente non esista. È una scelta delicata, perché la nostalgia può diventare facilmente un peso. In questo caso, però, il riferimento resta discreto e integrato nel linguaggio visivo del film.
Supergirl avrà il compito di dimostrare che Kara Zor-El può reggere un racconto autonomo, lontano dall’ombra ingombrante di Superman ma non indifferente alla sua eredità. Il mantello di Milly Alcock racconta proprio questo equilibrio: una nuova eroina pronta a volare con sulle spalle un pezzo della leggenda DC.
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