La trasposizione cinematografica di The Backrooms prodotta da A24 lascia uno dei suoi interrogativi più inquietanti quasi sospeso: quanto tempo ha trascorso davvero Clark, il personaggio interpretato da Chiwetel Ejiofor, all’interno di quel limbo dimensionale? Il film diretto da Kane Parsons espande sul grande schermo la mitologia nata online, trasformando le Backrooms in un luogo dove spazio, memoria e tempo sembrano perdere ogni logica.
Al centro della storia c’è Clark, un architetto fallito diventato proprietario di un negozio di mobili. La sua vita cambia quando scopre un’uscita dalla realtà nel seminterrato della sua attività. Da quel momento, il confine tra esplorazione, ossessione e sopravvivenza diventa sempre più fragile.
La prima entrata di Clark nelle Backrooms
The Backrooms chiarisce subito un punto fondamentale della sua linea temporale. All’inizio del film, un timestamp della telecamera indica il momento esatto in cui Clark entra per la prima volta nello spazio liminale: la sera di venerdì 29 giugno 1990.
Questa data diventa il primo riferimento concreto per ricostruire gli eventi. Nei giorni successivi, Clark torna dalla dottoressa Mary Kline per una seduta terapeutica. Durante l’incontro, la donna conferma che lui non beve da quel venerdì, dettaglio che colloca la scoperta delle Backrooms in un arco temporale molto preciso.
In questa prima fase, Clark sembra muoversi con una curiosità crescente. Torna nello spazio ogni notte, cerca di orientarsi, prende confidenza con i percorsi e inizia a comprendere, almeno in parte, le regole di quel luogo impossibile. Non si tratta ancora di una discesa definitiva, ma di una serie di esplorazioni ripetute che lo spingono sempre più lontano dalla realtà ordinaria.
Kat e Bobby entrano nel mistero
Dopo le prime esplorazioni, Clark coinvolge due suoi dipendenti: Kat Taylor e Bobby Franklin. I due vengono chiamati per aiutarlo a documentare le Backrooms, ma la decisione si rivela fatale. Nessuno dei tre farà ritorno al proprio mondo.
Un volantino dedicato alla scomparsa di Kat e Bobby indica che la coppia è stata vista l’ultima volta il 3 luglio 1990. Questo dettaglio permette di stabilire che le prime incursioni solitarie di Clark nelle Backrooms sono durate circa quattro o cinque giorni.
In quel breve periodo, Clark ha avuto il tempo di mappare alcuni percorsi e di familiarizzare con le dinamiche più immediate del luogo. Tuttavia, ciò che credeva di poter controllare si rivela molto più pericoloso. Il passaggio da semplice scoperta a intrappolamento definitivo avviene proprio quando torna nello spazio insieme a Kat e Bobby.
L’ultima spedizione e la ricerca di Mary
La seconda fase della storia è più difficile da misurare. Clark rientra nelle Backrooms con Kat e Bobby, ma da quel momento la cronologia diventa meno stabile. Il mondo esterno continua a esistere, mentre all’interno del limbo il tempo sembra deformarsi.
Mary, preoccupata per il comportamento sempre più ossessivo del suo paziente, decide di cercarlo nel negozio di mobili Cap’n Clark’s Ottoman Empire. Quando arriva, trova una pila di posta accumulata sotto la porta. Il dettaglio suggerisce che il negozio sia rimasto abbandonato per un certo periodo, ma non abbastanza da indicare mesi o anni trascorsi nel mondo reale.
La quantità di posta sembra puntare piuttosto verso alcuni giorni, forse qualche settimana. È un indizio importante, ma non risolve davvero il mistero. Quando Mary incontra Clark nelle Backrooms e gli chiede da quanto tempo si trovi lì, lui non risponde. Il silenzio del personaggio pesa più di una spiegazione.
Il tempo distorto delle Backrooms
Il problema è che nelle Backrooms il tempo non funziona come nel mondo reale. La mitologia legata a questo spazio ha sempre suggerito una percezione temporale instabile, non lineare, capace di accelerare o rallentare a seconda del luogo attraversato.
Per questo motivo, Clark potrebbe essere scomparso solo per alcune settimane secondo il tempo esterno, ma aver vissuto un’esperienza molto più lunga all’interno del limbo. Il suo deterioramento mentale sembra confermare questa possibilità. Quando Mary lo ritrova, Clark non appare soltanto spaventato o confuso: sembra cambiato in profondità.
A rendere tutto più ambiguo c’è anche il suo apparente legame con le entità Still Life delle Backrooms. Il modo in cui il personaggio sembra essersi adattato a quel mondo suggerisce una permanenza più lunga di quanto gli indizi materiali lascino intendere.
Clark potrebbe essere rimasto intrappolato per anni?
Una delle interpretazioni più inquietanti è che Clark abbia vissuto nelle Backrooms per molto più tempo di quanto sembri. Se il tempo scorre in modo irregolare e se chi resta intrappolato lì invecchia più lentamente, il personaggio potrebbe apparire quasi immutato pur avendo attraversato anni di isolamento.
Il film, però, non offre una risposta definitiva. Dopo il ritorno nelle Backrooms con Kat e Bobby e l’incontro con Pirate Clark, non esiste un dato preciso che permetta di stabilire quanto tempo sia trascorso per lui.
La spiegazione più prudente è che Clark sia rimasto scomparso per diverse settimane nel mondo reale, mentre la sua esperienza soggettiva potrebbe essere durata molto di più. Proprio questa incertezza rende The Backrooms così disturbante: il vero orrore non è soltanto restare intrappolati in un luogo senza uscita, ma perdere ogni misura del tempo e di sé stessi.






