Africa2Moon verso la Luna: tre sfere radio per ascoltare l’universo primordiale

Tre sfere radioastronomiche africane voleranno verso il polo sud lunare con Chang’e-8, aprendo la strada a un osservatorio sulla faccia nascosta della Luna nel 2029.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Tre piccole sonde sferiche sviluppate in Africa potrebbero raggiungere il polo sud della Luna nel 2029 a bordo della missione cinese Chang’e-8. Il progetto, chiamato Africa2Moon, punta a realizzare un dimostratore tecnologico per la radioastronomia lunare e potrebbe diventare la prima missione africana di esplorazione scientifica della Luna.

Il carico è stato selezionato nell’aprile 2025 dalla China National Space Administration, insieme ad altri progetti internazionali destinati a viaggiare con Chang’e-8. Il lancio è previsto intorno al 2029, con l’obiettivo di raggiungere l’altopiano Leibnitz-Beta, nella regione del polo sud lunare.

Tre sonde BALLS formeranno un radiotelescopio lunare

Il cuore della missione è costituito dalle Bounced African Low Lunar Sphere, abbreviate con l’acronimo BALLS. Si tratta di tre strutture sferiche metalliche che, una volta collocate sulla superficie lunare, lavoreranno insieme come un piccolo array radioastronomico.

Ogni sfera conterrà antenne progettate per rilevare segnali radio a frequenze inferiori a 20 megahertz, difficili o impossibili da osservare dalla superficie terrestre. L’atmosfera e, in particolare, la ionosfera della Terra assorbono o deformano infatti una parte consistente di queste emissioni. A ciò si aggiungono le interferenze prodotte dalle comunicazioni e dalle tecnologie utilizzate sul nostro pianeta.

Le frequenze più basse possono fornire informazioni su regioni molto lontane e su alcune delle fasi più antiche dell’universo. La Luna offre quindi un ambiente privilegiato per questo tipo di osservazioni, soprattutto nell’emisfero non rivolto verso la Terra, schermato naturalmente da gran parte dei segnali radio terrestri.

Il primo esperimento di Africa2Moon sarà però soprattutto un dimostratore tecnologico. Le tre sonde serviranno a verificare il funzionamento delle antenne, la trasmissione dei dati e la capacità dell’intero sistema di operare nelle difficili condizioni della superficie lunare.

Come funzionerà l’array sulla Luna

Dopo l’atterraggio, le tre BALLS saranno distribuite sul terreno in posizioni separate. I segnali raccolti dalle antenne verranno inviati a un’unità installata sul lander cinese. Da qui, i dati saranno trasmessi verso la Terra, dove potranno essere elaborati e analizzati dai ricercatori.

Ogni dispositivo presenta una struttura simile a quella di un giroscopio, composta da anelli metallici intrecciati. All’interno sono collocati due grandi pannelli solari triangolari orientati in direzioni opposte, uno verso l’alto e l’altro verso il basso. Questa configurazione dovrebbe consentire alla sfera di ricevere energia anche dopo essersi fermata in una posizione difficile da prevedere.

Il progetto è guidato dalla Foundation for Space Development Africa in collaborazione con il South African Radio Astronomy Observatory, la South African National Space Agency e il National Institute for Theoretical and Computational Sciences. Partecipano inoltre istituzioni e gruppi di ricerca di Kenya, Ghana, Botswana e altri Paesi africani.

Dalla progettazione ai primi modelli funzionanti

Carla Mitchell, direttrice della missione Africa2Moon e responsabile dell’Africa Programme del South African Radio Astronomy Observatory, ha presentato i progressi del progetto il 22 luglio 2026 durante il NASA Exploration Science Forum, organizzato presso l’Ames Research Center in California.

“Da bambina pensavo che lo spazio non fosse accessibile alle persone in Africa. Non avrei mai immaginato di presentare una nostra missione lunare alla NASA”, ha raccontato Mitchell durante l’incontro.

La sua posizione al SARAO comprende la pianificazione e lo sviluppo di programmi radioastronomici che coinvolgono diversi Paesi africani. L’osservatorio sudafricano gestisce inoltre strutture come il radiotelescopio MeerKAT e coordina il contributo nazionale allo Square Kilometre Array, uno dei più importanti progetti radioastronomici internazionali.

La costruzione dei modelli strutturali e funzionali delle BALLS ha coinvolto Petrawell a Città del Capo, l’Aerospace Systems Research Institute dell’Università di KwaZulu-Natal e l’Electronic Systems Laboratory dell’Università di Stellenbosch.

I primi modelli sono stati assemblati nell’aprile 2026. Durante le prove, l’elettronica sviluppata a Stellenbosch è riuscita a scambiare dati con un’unità che simulava il lander lunare. L’hardware dovrà ora essere sottoposto a ulteriori controlli prima dell’integrazione definitiva con Chang’e-8.

Il progetto futuro con 55 antenne

La missione del 2029 rappresenta soltanto il primo passo di un programma più ambizioso. Africa2Moon punta in futuro a installare 55 antenne sulla faccia nascosta della Luna, una per ciascun Paese africano.

L’array completo sarebbe collocato in una delle zone più silenziose dal punto di vista radio nelle vicinanze della Terra. La schermatura offerta dalla Luna permetterebbe agli strumenti di lavorare con molte meno interferenze, aprendo nuove possibilità per lo studio dell’universo primordiale e di altri fenomeni cosmici a bassa frequenza.

Questa seconda missione richiederebbe un nuovo lancio e, con ogni probabilità, un’altra collaborazione internazionale. Mitchell ha spiegato che le future antenne potrebbero essere più grandi e trasportate in una configurazione piatta, per poi aprirsi e assumere una forma sferica sulla superficie lunare.

A differenza del primo dimostratore, i dispositivi potrebbero inoltre separarsi autonomamente dal lander. Una distribuzione più rapida, ampia e irregolare renderebbe l’array più efficace dal punto di vista scientifico.

Un progetto costruito con risorse limitate

Africa2Moon è stato portato avanti con un budget molto contenuto e grazie al lavoro di numerosi volontari. Clive Neal, esperto di esplorazione lunare e professore di Ingegneria civile e ambientale e Scienze della Terra all’Università di Notre Dame, ha definito particolarmente significativo il risultato ottenuto dal gruppo.

Il successo della missione potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la radioastronomia. La possibilità di collocare sulla Luna una tecnologia progettata e costruita da gruppi africani rappresenterebbe un importante incentivo per la ricerca, la formazione e la partecipazione dei giovani del continente alle discipline scientifiche e ingegneristiche.

Chang’e-8 svolgerà anche esperimenti sull’utilizzo delle risorse disponibili direttamente sulla Luna e contribuirà alla preparazione della futura International Lunar Research Station. In questo programma più ampio, le tre sfere di Africa2Moon avranno dimensioni ridotte, ma potrebbero dimostrare che anche un progetto nato con mezzi limitati può aprire una nuova finestra sull’universo.

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