The Art of Star Wars: Andor (The Complete Series) è ora disponibile e porta i lettori dietro le quinte di una delle produzioni più apprezzate dell’era recente di Star Wars. Il volume raccoglie materiali, interviste e concept art dedicati a entrambe le stagioni di Andor, la serie con Diego Luna creata da Tony Gilroy per Disney+. La pubblicazione è firmata da Phillip Szostak, manager creativo di Lucasfilm per l’arte e autore già legato ad altri volumi dedicati al lato visivo della saga.
Il libro, pubblicato da Abrams Books, è uscito il 30 giugno 2026 in formato rilegato e digitale. La scheda editoriale indica 288 pagine e 500 illustrazioni a colori, con una prefazione di Tony Gilroy e una postfazione di Dan Gilroy.
Un viaggio visivo dentro le due stagioni di Andor
Il cuore del volume è il lavoro necessario per costruire l’identità visiva di Andor. La serie ha scelto fin dall’inizio un approccio molto concreto, lontano dalla spettacolarità più tradizionale di Star Wars e più vicino a un racconto politico, sporco, quotidiano. Per questo, costumi, ambienti, oggetti di scena e mezzi non sono semplici elementi decorativi: servono a raccontare il peso dell’Impero e la nascita lenta, faticosa, della Ribellione.
The Art of Star Wars: Andor (The Complete Series) segue la produzione dalla fase di sviluppo visivo fino alla post-produzione degli ultimi episodi della seconda stagione. Attraverso interviste estese a Tony Gilroy, Diego Luna e agli artisti di Lucasfilm, il libro ricostruisce le scelte creative che hanno dato forma alla serie, dal design dei luoghi alla costruzione dei personaggi, fino alla rappresentazione delle strutture imperiali.
Da Ferrix a Ghorman, i luoghi che hanno definito la serie

Una parte importante del volume è dedicata alle ambientazioni. Andor ha costruito il proprio racconto attraverso luoghi molto riconoscibili, ciascuno con una funzione narrativa precisa. Kenari racconta le origini di Cassian. Ferrix rappresenta una comunità operaia segnata dal controllo imperiale, ma ancora capace di resistenza. Aldhani introduce il lato più militante della ribellione, mentre Narkina 5 mostra il volto più disumano della macchina repressiva dell’Impero.
Il libro approfondisce anche Mina-Rau, Ghorman e Yavin 4, seguendo il percorso che porta Cassian Andor sempre più vicino agli eventi di Rogue One: A Star Wars Story. L’attenzione ai dettagli è uno dei punti centrali del volume: dalle uniformi dell’ISB, l’Ufficio di Sicurezza Imperiale, agli abiti da lavoro di Ferrix, fino alle celle sterili di Narkina 5, ogni elemento visivo contribuisce a rendere credibile il mondo della serie.
Ribellione, Impero e politica nel cuore di Star Wars

Il volume non si limita a mostrare disegni preparatori e immagini di produzione. L’obiettivo è anche raccontare come Andor abbia reinterpretato il conflitto tra Ribellione e Impero attraverso una chiave più adulta e politica. La serie ha sempre lavorato sul confine tra spionaggio, repressione e sacrificio personale, mostrando la nascita della Ribellione non come un gesto eroico immediato, ma come un processo fatto di compromessi, paura e scelte dolorose.
In questo senso, l’art book mette in risalto il contrasto tra mondi logori e vissuti, fondamentali nel DNA di Star Wars, e la freddezza formale delle istituzioni imperiali. Da una parte ci sono abiti consumati, astronavi segnate dall’uso e città operaie piene di materia; dall’altra, la pulizia rigida del Senato Galattico, di Coruscant e degli apparati di controllo dell’Impero. È proprio questo equilibrio a rendere Andor una delle produzioni più particolari del franchise.
Le scene tagliate e le idee rimaste fuori
Tra gli aspetti più interessanti emersi dal volume ci sono alcune trame e sequenze che non sono arrivate nel montaggio finale. Una di queste avrebbe rivelato che Perrin Fertha, marito di Mon Mothma, era a conoscenza dei suoi rapporti con l’Alleanza per la Restaurazione della Repubblica, ma sceglieva di non intervenire. Un dettaglio piccolo, ma capace di cambiare la lettura del personaggio e del suo rapporto con Mon.
Un’altra scena eliminata, prevista nel primo arco narrativo, avrebbe sottolineato l’inesperienza di Syril Karn come leader. Un ufficiale gli porgeva i pezzi di un blaster, ma Syril non era in grado di assemblarlo; alla fine, era lo stesso ufficiale a farlo per lui. La scena avrebbe rafforzato l’immagine di un personaggio ambizioso, ossessionato dall’ordine, ma ancora fragile e impreparato sul piano pratico.
Il libro rivela anche alcune idee visive poi abbandonate. Alcuni membri dell’ISB sarebbero potuti essere alieni, e i concept art indicano che Avril Heert, assistente di Dedra Meero, era stata inizialmente immaginata come un’aliena umanoide dalla pelle blu, forse una Chiss. Il production designer Luke Hull voleva inoltre che il TIE Avenger avesse un aspetto quasi alieno, simile all’astronave del film Navigator.

Un volume pensato per chi vuole capire davvero Andor
The Art of Star Wars: Andor (The Complete Series) si presenta quindi come un’opera pensata non solo per gli appassionati di concept art, ma anche per chi vuole capire come una serie così densa sia stata costruita dal punto di vista visivo e narrativo. Il volume celebra tutti i 24 episodi di Andor e il lavoro di cineasti, cast e troupe nel dare forma a una storia di spionaggio, resistenza e oppressione dentro l’universo di Star Wars.
Le due stagioni di Andor sono disponibili in streaming su Disney+. La prima stagione è stata pubblicata anche in formato fisico, mentre per la seconda non risulta ancora annunciata una data ufficiale per un’edizione home video.

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