Il guano rosa dei pinguini svela la loro dieta dallo spazio

Il colore del guano dei pinguini di Adelia, osservato dai satelliti Landsat, permette di ricostruirne la dieta e studiare gli effetti del ghiaccio marino.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Grandi macchie rosa-arancio sulle Danger Islands, in Antartide, permettono agli scienziati di ricostruire la dieta dei pinguini di Adelia senza osservare direttamente ogni colonia. Il colore visibile nelle immagini satellitari non è dovuto alle rocce o ai licheni, ma all’enorme quantità di guano depositata dagli uccelli. La sua tonalità cambia in base a ciò che i pinguini mangiano, offrendo così informazioni preziose sul funzionamento dell’ecosistema antartico.

L’immagine delle isole Heroína e Beagle è stata acquisita il 22 gennaio 2023 dall’Operational Land Imager installato su Landsat 8, missione gestita congiuntamente dalla NASA e dallo United States Geological Survey. Il satellite orbita a circa 705 chilometri dalla superficie terrestre, un’altezza dalla quale le tracce lasciate dalle colonie risultano comunque distinguibili.

Perché le feci dei pinguini diventano rosa

I pinguini di Adelia presenti nelle Danger Islands seguono una dieta particolarmente ricca di krill, piccoli crostacei marini caratterizzati da pigmenti rossastri. Una volta ingerito, il krill conferisce alle deiezioni una colorazione che può variare dal rosa all’arancione.

Quando migliaia di esemplari si radunano per riprodursi e nidificare, il guano si accumula sulle superfici rocciose prive di vegetazione. Le macchie diventano così estese da produrre una firma cromatica riconoscibile nelle immagini raccolte dallo spazio. Il satellite non vede quindi i singoli animali né identifica direttamente ciò che hanno ingerito: registra le caratteristiche della luce riflessa dalle zone occupate dalla colonia.

Per comprendere con precisione il significato dei diversi colori, i ricercatori hanno raggiunto alcune colonie e raccolto campioni sul terreno. Le analisi del guano sono state poi confrontate con le firme spettrali rilevate dai satelliti. Anche le fotografie scattate dai droni hanno contribuito a collegare l’aspetto delle macchie osservate dall’alto alla reale distribuzione dei pinguini.

Trent’anni di immagini per ricostruire la dieta

Lo studio guidato da Casey Youngflesh, biologo e docente della Clemson University, ha utilizzato immagini Landsat raccolte tra il 1984 e il 2013. L’analisi ha coinvolto più di cento siti distribuiti lungo il perimetro del continente antartico, permettendo di confrontare colonie molto distanti tra loro e difficili da raggiungere con spedizioni tradizionali.

I risultati mostrano differenze rilevanti tra le varie regioni. Nelle zone con una minore estensione del ghiaccio marino, come parte della Penisola Antartica e dell’Antartide occidentale, i pinguini consumavano più krill. Dove il ghiaccio era maggiormente presente, soprattutto nell’Antartide orientale, la dieta comprendeva invece una quota superiore di pesce.

Lo stesso comportamento poteva cambiare da un anno all’altro all’interno di una singola colonia, seguendo le variazioni stagionali del ghiaccio. I dati indicano dunque un’associazione tra condizioni marine e disponibilità delle prede, senza ridurre il complesso ecosistema antartico a un unico rapporto automatico di causa ed effetto.

Il legame tra ghiaccio marino e rete alimentare

“Il ghiaccio marino è un fattore estremamente importante nell’ambiente marino antartico”, ha spiegato Youngflesh. La sua estensione influenza l’habitat del krill, la presenza dei pesci e gli spostamenti dei numerosi animali che dipendono da queste risorse. Per il ricercatore, i cambiamenti osservati nella dieta dei pinguini mostrano come anche la struttura della rete alimentare regionale stia reagendo.

Lo studio ha inoltre collegato le diete con una maggiore presenza di pesce a tendenze demografiche più favorevoli nel lungo periodo. Il pesce rappresenta una risorsa energetica di qualità elevata ed è associato a una migliore crescita e sopravvivenza dei pulcini. Una dieta basata prevalentemente sul krill non implica necessariamente una colonia in difficoltà, ma può segnalare condizioni ambientali differenti.

Il periodo analizzato si conclude nel 2013. Da allora il ghiaccio marino antartico ha raggiunto livelli eccezionalmente bassi in diversi anni, rendendo ancora più importante continuare il monitoraggio. Una maggiore dipendenza dal krill potrebbe inoltre coincidere con una crescente competizione, dovuta sia alla pesca sia al recupero delle popolazioni di altri predatori, tra cui balene e foche.

Un osservatorio naturale visibile dall’orbita

Le colonie di pinguini di Adelia sono spesso isolate e logisticamente difficili da studiare. L’ambiente antartico, però, offre un vantaggio particolare: il terreno roccioso, spoglio e quasi privo di vegetazione rende le tracce biologiche molto più evidenti rispetto a quanto accadrebbe in altre parti del pianeta.

Le immagini Landsat consentono così di controllare vaste regioni con continuità, individuare nuove colonie e osservare cambiamenti avvenuti nell’arco di decenni. I ricercatori stanno ora sviluppando modelli che utilizzano anche i dati più recenti di Landsat 8 e Landsat 9, con l’obiettivo di seguire l’evoluzione della dieta e delle popolazioni in un ambiente sempre più variabile.

Quelle macchie rosa sulle Danger Islands non costituiscono quindi soltanto una curiosità visibile dallo spazio. Sono una registrazione naturale delle abitudini alimentari dei pinguini e uno strumento utile per comprendere come il ghiaccio marino, le prede e le colonie antartiche cambino insieme nel tempo.

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