Elliot Page non interpreta Achille in Odissea di Christopher Nolan. L’attore veste invece i panni di Sinone, guerriero greco legato allo stratagemma del cavallo di Troia e trasformato dal film in una figura centrale nel tormento di Odisseo. La sua presenza modifica in modo significativo la discesa nell’Ade raccontata da Omero, assegnandogli una funzione che nel poema apparteneva almeno in parte ad Achille.
Il film, arrivato nelle sale italiane il 16 luglio 2026, riunisce Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Zendaya ed Elliot Page. Per Page si tratta della seconda collaborazione con Nolan dopo Inception, nel quale interpretava Arianna, l’architetta reclutata da Dom Cobb.
Attenzione: da questo punto seguono anticipazioni sulla trama di Odissea.
Elliot Page interpreta Sinone, non Achille
Prima dell’uscita del film erano circolate online alcune voci secondo cui Elliot Page avrebbe interpretato Achille, il più celebre guerriero acheo della guerra di Troia. Le indiscrezioni si sono rivelate infondate: il personaggio affidato all’attore è Sinone, indicato come Sinon nei materiali internazionali.
Nell’adattamento di Nolan, Sinone è un compagno e cugino di Odisseo. Il regista gli assegna un ruolo molto più drammatico rispetto alla tradizione più conosciuta, utilizzandolo per mostrare il costo umano dello stratagemma che ha permesso ai Greci di conquistare Troia.
Achille, al contrario, non compare nel film. La sua assenza diventa particolarmente evidente durante la sequenza ambientata nel regno dei morti, perché nel Libro XI dell’Odissea Odisseo incontra proprio la sua ombra.
Chi è Sinone nella mitologia greca
Sinone non compare come personaggio nell’Odissea di Omero. È noto soprattutto grazie al secondo libro dell’Eneide di Virgilio, nel quale si presenta ai Troiani come un soldato abbandonato dai Greci e li convince ad accogliere il grande cavallo di legno all’interno delle mura.
Il personaggio, però, non fu inventato da Virgilio. La sua storia apparteneva a tradizioni più antiche, oggi in larga parte perdute, ed era già presente nei poemi del ciclo troiano e in una tragedia di Sofocle intitolata Sinone. Virgilio ne offrì la versione più celebre e dettagliata, trasformandolo nel simbolo dell’inganno greco.
Nell’Eneide, Sinone racconta di essere scampato a un sacrificio e sostiene che il cavallo sia un’offerta ad Atena. I Troiani credono alle sue parole e trascinano la struttura nella città, ignorando che al suo interno si nascondono Odisseo e altri guerrieri. Durante la notte, i Greci escono dal cavallo, aprono le porte di Troia e permettono all’esercito di completare l’assalto.
Come Nolan cambia la storia di Sinone
La versione cinematografica ribalta la natura tradizionale del personaggio. Sinone non collabora consapevolmente all’inganno: Odisseo gli nasconde il piano e gli fa credere che l’esercito greco sia realmente partito. Il suo terrore davanti ai Troiani risulta quindi autentico e rende più convincente la messinscena.
Sinone viene catturato e ucciso, diventando di fatto un sacrificio necessario alla riuscita del piano. Odisseo ottiene la vittoria, ma porta con sé il peso di aver condannato deliberatamente un uomo che si fidava di lui. La recensione del Guardian descrive infatti Sinone come una vittima dell’inganno del proprio comandante, all’origine di un senso di colpa destinato ad accompagnare Odisseo durante il ritorno.
I due si incontrano nuovamente nell’Ade. Su indicazione di Circe, interpretata da Samantha Morton, Odisseo raggiunge il regno dei morti per consultare il profeta Tiresia, al quale presta il volto James Remar. Il sacrificio compiuto dal protagonista permette però anche all’anima di Sinone di manifestarsi.
Odisseo ammette di averlo tenuto all’oscuro perché aveva bisogno che il suo comportamento apparisse sincero agli occhi dei Troiani. Sinone non è quindi soltanto un guerriero caduto, ma la personificazione della colpa che il re di Itaca ha cercato di seppellire dietro la necessità militare.
La rivelazione su Antinoo
La scena nell’oltretomba non riguarda soltanto la caduta di Troia. Sinone rivela a Odisseo un segreto legato ad Antinoo, il pretendente di Penelope interpretato da Robert Pattinson.
Quando Agamennone aveva reclutato uomini per la guerra attraverso un sorteggio, la scelta era ricaduta su Antinoo. Provenendo da una famiglia ricca, il giovane aveva però promesso denaro alla famiglia di Sinone affinché quest’ultimo combattesse al suo posto.
L’accordo non era stato rispettato e il padre di Sinone era morto in povertà. La rivelazione presenta Antinoo non soltanto come un uomo intenzionato a impadronirsi del trono di Itaca, ma come una figura che aveva già sfruttato il proprio privilegio per evitare la guerra e condannare un’altra famiglia alla rovina.
Il ruolo di Achille nell’Odissea di Omero
Nel poema omerico, Achille è già morto quando comincia il viaggio di ritorno di Odisseo. Il protagonista incontra la sua ombra nel regno dei morti e inizialmente cerca di consolarlo, ricordandogli la gloria conquistata durante la guerra.
Achille respinge però quella visione eroica della morte. Preferirebbe essere il servitore di un uomo povero, purché ancora vivo, piuttosto che regnare su tutte le anime dei defunti. Il dialogo mette in discussione l’ideale della gloria militare e mostra come persino il più grande guerriero greco rimpianga la vita perduta.
Nolan elimina questo incontro, ma conserva una funzione simile attraverso Sinone. Achille rappresentava la disillusione di chi aveva scelto la gloria; Sinone rappresenta invece la sofferenza di chi è stato sacrificato senza conoscere il vero piano.
Sinone sostituisce davvero Achille?
Sinone non può essere considerato un semplice sostituto di Achille. I due personaggi hanno storie, caratteri e significati molto diversi. Tuttavia, sul piano drammaturgico, Sinone occupa nella sequenza dell’Ade uno spazio paragonabile a quello dell’eroe omerico.
Entrambi costringono Odisseo a confrontarsi con le conseguenze della guerra di Troia. Achille demolisce l’idea che la gloria possa compensare la morte; Sinone mostra invece il prezzo morale dell’astuzia di Odisseo, trasformando il celebre cavallo da simbolo di intelligenza militare a testimonianza di un tradimento personale.
La scelta consente inoltre a Nolan di collegare il passato di Odisseo alla minaccia presente a Itaca. Sinone non è soltanto un ricordo doloroso, ma colui che rivela la vera natura di Antinoo e prepara il conflitto che attende il protagonista al termine del viaggio.
Elliot Page non interpreta quindi Achille, né una sua versione reinventata. Il suo Sinone è un personaggio autonomo, recuperato dalla tradizione troiana e profondamente riscritto per il film. Allo stesso tempo, la sua presenza permette a Nolan di conservare il tema più importante dell’incontro omerico con Achille: nessuna vittoria può cancellare il costo umano della guerra.






