Odissea, perché Telemaco diventa re nel finale del film

Il finale di Odissea incorona Telemaco re di Itaca, trasformando la rinuncia di Odisseo in un passaggio generazionale carico di significato storico e morale.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Il finale di Odissea affida a Telemaco, interpretato da Tom Holland, il trono di Itaca. Christopher Nolan conclude così il viaggio del giovane principe con un passaggio di consegne che modifica in modo significativo l’epilogo del poema di Omero. Odisseo non torna semplicemente a occupare il posto lasciato vent’anni prima: sceglie di partire con Penelope, lasciando al figlio la responsabilità di ricostruire il regno. Una decisione che trasforma Telemaco nel simbolo di una generazione chiamata a liberarsi dalla violenza del passato.

Da questo punto sono presenti anticipazioni complete sul finale di Odissea.

Telemaco diventa il nuovo re di Itaca

All’inizio del film, Telemaco è un principe cresciuto senza conoscere davvero suo padre. Odisseo è partito per la guerra di Troia quando lui era ancora molto giovane e la sua lunga assenza ha lasciato Itaca in una condizione di crescente instabilità.

Il ragazzo deve affrontare i pretendenti di Penelope, guidati da Antinoo, interpretato da Robert Pattinson. Gli uomini occupano il palazzo, consumano le ricchezze della famiglia reale e tentano di costringere la regina a scegliere un nuovo marito. Telemaco cerca di opporsi, ma deve anche convivere con il peso della reputazione paterna e con il dubbio che Odisseo possa non tornare mai più.

Quando il re raggiunge finalmente Itaca, padre e figlio combattono insieme contro i pretendenti. Nolan non conclude però la storia con il semplice ripristino dell’ordine precedente. Odisseo viene ferito durante lo scontro e, dopo essersi ricongiunto con Penelope, decide di lasciare il regno. La coppia salpa verso occidente per onorare i compagni caduti, mentre Telemaco viene incoronato nuovo sovrano.

Un passaggio di consegne tra due generazioni

La successione rappresenta il punto d’arrivo dell’arco narrativo di Telemaco. Per buona parte del film, il giovane cerca di dimostrare di essere degno dell’eredità di Odisseo. La corona non gli viene però concessa soltanto perché è il figlio del re: Telemaco conquista la fiducia del padre attraverso il coraggio, la lealtà verso Penelope e la determinazione mostrata contro i pretendenti.

Odisseo, da parte sua, comprende di non poter riprendere il potere come se nulla fosse accaduto. Il massacro compiuto nel palazzo rischia di provocare la vendetta delle famiglie degli uomini uccisi, alimentando un nuovo ciclo di sangue. Lasciare il trono significa quindi assumersi la responsabilità delle proprie azioni e offrire a Itaca la possibilità di ripartire con una guida meno compromessa.

Il gesto non rappresenta una sconfitta. Odisseo rinuncia volontariamente al potere e riconosce nel figlio un sovrano capace di affrontare il futuro. Telemaco, finalmente libero dall’ombra paterna, può definire il proprio regno senza essere costretto a imitare l’eroe celebrato nei racconti della guerra di Troia.

La fine dell’antico mondo eroico

Il film collega questa successione a una riflessione più ampia sulla conclusione dell’età degli eroi. La guerra di Troia non viene presentata soltanto come una grande vittoria militare, ma come una catastrofe che ha corrotto i suoi protagonisti e destabilizzato il mondo al quale appartenevano.

Anche il Cavallo di Troia assume un significato più oscuro. Lo stratagemma viola il principio dell’ospitalità sacra, centrale nella cultura rappresentata dal poema, e permette ai guerrieri greci di distruggere la città dall’interno. Odisseo vince la guerra grazie alla propria astuzia, ma porta con sé il peso morale di quella distruzione.

Nolan sovrappone il racconto mitologico al crollo della tarda età del bronzo, una crisi che colpì diverse civiltà del Mediterraneo orientale tra il XIII e il XII secolo a.C. Le sue cause rimangono discusse e vengono generalmente ricondotte a una combinazione di conflitti, migrazioni, difficoltà economiche e interruzioni dei commerci. I cosiddetti Popoli del Mare rappresentano uno degli elementi associati a questo periodo, non una spiegazione unica e definitiva.

Telemaco appartiene idealmente al mondo che viene dopo questa frattura. Odisseo incarna l’ultima generazione dell’ordine eroico, costruito sulla guerra, sulla conquista e sulla gloria personale. Suo figlio rappresenta invece la fragile possibilità di creare qualcosa di più stabile dalle rovine lasciate dai padri.

Il sacrificio finale di Odisseo

La partenza di Odisseo e Penelope offre a Telemaco ciò che ha cercato per tutta la storia: non soltanto il riconoscimento del padre, ma la libertà di non diventare una sua copia. La corona è importante, ma lo è ancora di più la fiducia che accompagna la successione.

Nella sequenza conclusiva, Odisseo e Penelope si allontanano via mare, mentre Telemaco rimane sulle rive di Itaca. L’immagine separa visivamente le due epoche: il vecchio eroe naviga verso il mito e l’espiazione, mentre il nuovo re resta sulla terraferma per affrontare le conseguenze concrete della storia.

Il finale di Odissea diventa così agrodolce. Odisseo raggiunge la propria casa, ma comprende che tornarvi non significa necessariamente poter recuperare la vita perduta. Telemaco, invece, riceve finalmente l’occasione di costruire un’identità autonoma. Il suo vero trionfo non è la corona, ma la possibilità di guidare Itaca senza essere schiacciato dall’eredità della guerra.

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