Supergirl, il box office segna un nuovo minimo per il DCU

Supergirl registra un nuovo minimo al box office per il DCU, con incassi deboli e un quarto weekend preoccupante per DC Studios.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Supergirl non sta ottenendo al botteghino il risultato che DC Studios avrebbe sperato. Il film con Milly Alcock nei panni di Kara Zor-El era uno dei progetti più attesi del nuovo DCU guidato da James Gunn e Peter Safran, ma la sua corsa nelle sale si è rivelata molto più debole del previsto.

Il titolo fa parte del “Capitolo Uno” del DCU, presentato nel gennaio 2023 con il nome Gods and Monsters. Da allora, il piano iniziale dello studio ha subito aggiustamenti, rinvii e nuove aggiunte. Alcuni progetti sono passati in secondo piano, mentre altri, come Clayface, sono stati inseriti più avanti nella strategia cinematografica del franchise. Supergirl, però, è sempre rimasto uno dei pilastri della nuova fase.

Un film partito da un fumetto molto amato

Il potenziale non mancava. Supergirl nasce come adattamento, almeno nelle sue linee principali, di Supergirl: La Donna del Domani, la miniserie firmata da Tom King e Bilquis Evely, considerata una delle storie moderne più apprezzate dedicate a Kara Zor-El.

L’idea era chiara: presentare una versione più dura, cosmica e tormentata di Supergirl, diversa dal Superman più luminoso introdotto dal DCU. Il film aveva quindi il compito di allargare l’universo condiviso senza limitarsi a replicare la formula del suo predecessore. Una scelta interessante, ma anche rischiosa, perché affidata a un personaggio meno solido al botteghino rispetto ai nomi storici della DC.

La risposta critica è stata tiepida. Su Rotten Tomatoes, Supergirl si ferma al 53% di recensioni positive da parte della critica, mentre il pubblico gli assegna un più generoso 74%. Non un disastro assoluto, ma neppure un’accoglienza abbastanza forte da sostenere una lunga tenuta in sala.

Gli incassi mondiali restano sotto le aspettative

Il dato più preoccupante riguarda il box office. Al momento, Supergirl ha raccolto circa 121,6 milioni di dollari in tutto il mondo, con poco più di 70 milioni provenienti dal mercato domestico nordamericano. Una cifra distante da quella necessaria per trasformare il film in un successo commerciale.

Il budget di produzione indicato è di 170 milioni di dollari. In casi simili, considerando anche i costi di marketing e distribuzione, un film deve spesso incassare almeno due volte il proprio budget, se non di più, per raggiungere un equilibrio economico. Per questo la soglia dei 340-425 milioni di dollari appare come il riferimento minimo per parlare di pareggio credibile.

Supergirl sembra ormai lontano anche dalla parte più bassa di quella stima. Il film non ha mostrato una tenuta solida dopo l’esordio e il calo nelle settimane successive ha ridotto rapidamente le possibilità di recupero.

Il quarto weekend è il dato più allarmante

Il nuovo record negativo arriva dal quarto weekend nelle sale nordamericane. Supergirl ha incassato circa 1,47 milioni di dollari nel fine settimana del 17 luglio 2026, un risultato che lo colloca sotto alcuni dei capitoli più deboli del precedente DCEU.

Il confronto è pesante. Shazam! Furia degli dei, uno dei flop più discussi dell’ultima fase del vecchio universo condiviso, aveva raccolto circa 1,6 milioni di dollari nel suo quarto weekend. The Flash era arrivato a 2,3 milioni, mentre Blue Beetle aveva fatto meglio con 3,8 milioni. Persino titoli usciti in condizioni complicate, come Wonder Woman 1984, avevano registrato una tenuta superiore nello stesso arco temporale.

Il paragone con Superman è ancora più netto. Il film di James Gunn aveva mantenuto una presenza molto più robusta alla quarta settimana, confermando un interesse del pubblico più costante. Supergirl, invece, sembra aver perso rapidamente slancio, segnale che il passaparola non è bastato a compensare l’accoglienza iniziale.

Il DCU deve interrogarsi sulla sua strategia

Il risultato di Supergirl non significa automaticamente che il DCU sia in crisi irreversibile. Sarebbe una conclusione troppo affrettata, soprattutto per un universo condiviso ancora nelle prime fasi. Tuttavia, il dato non può essere ignorato.

Il DCEU aveva chiuso la propria corsa in modo molto instabile, con una serie di film incapaci di riportare il pubblico in sala con continuità. Il nuovo DCU era nato proprio per superare quella fase, ricostruendo fiducia attraverso film più coerenti, più vicini ai fumetti e meno appesantiti dalla continuità precedente. Per questo, vedere il secondo film cinematografico del rilancio ottenere numeri così deboli crea inevitabilmente qualche preoccupazione.

Il problema non riguarda soltanto Supergirl, ma la scelta dei personaggi su cui puntare nelle prime fasi. Batman e Wonder Woman, due dei nomi più forti del catalogo DC, non hanno ancora una data definita per il loro debutto nel nuovo universo condiviso. Nel frattempo, lo studio sta lavorando anche su progetti più laterali o meno immediatamente riconoscibili per il grande pubblico.

La scommessa può funzionare, ma richiede equilibrio. Personaggi meno popolari possono arricchire il DCU, a patto che siano sostenuti da film capaci di conquistare critica, pubblico e botteghino. Quando manca almeno uno di questi elementi, il rischio è che il progetto generale appaia più fragile di quanto sia realmente.

Supergirl resta un capitolo importante per capire la direzione del nuovo corso DC. La protagonista ha ancora potenziale e Milly Alcock può diventare un volto centrale del franchise, ma i numeri del box office indicano che la sola fedeltà ai fumetti non basta. Per riportare stabilità, DC Studios potrebbe aver bisogno di alternare proposte più audaci a ritorni più forti sui personaggi di maggiore richiamo.

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