The Bad Batch: Rogue Agents #4, recensione: un finale semplice ma ancora ricco di fascino

Rogue Agents #4 conclude la missione della Clone Force 99 con molta azione e fascino, ma spreca parte del potenziale narrativo dei cloni ribelli.

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Star Wars: Hyperspace Stories: The Bad Batch – Rogue Agents giunge alla conclusione con un quarto numero movimentato, capace di riprodurre ancora una volta l’energia della serie animata. Michael Moreci e Reese Hannigan chiudono la loro seconda miniserie dedicata alla Clone Force 99 con inseguimenti, scontri tra cloni e una nuova missione già all’orizzonte.

Pubblicato da Dark Horse Comics il 15 luglio 2026, l’albo è scritto da Moreci, disegnato da Hannigan, inchiostrato da Elisabetta D’Amico e colorato da Michael Atiyeh. La copertina principale è firmata da Valeria “Lux” Favoccia.

Il finale non raggiunge particolari vette narrative e lascia irrisolte alcune delle idee più interessanti introdotte nei numeri precedenti. Rimane però una lettura divertente, soprattutto per chi sente la mancanza di Hunter, Tech, Wrecker e Crosshair e vorrebbe ritrovare le atmosfere più avventurose di Star Wars: The Clone Wars.

Attenzione: da questo punto seguono spoiler completi su Rogue Agents #4.

Una corsa fino alla fine della linea

The Bad Batch: Rogue Agents #4, recensione: un finale semplice ma ancora ricco di fascino

La storia riprende direttamente dagli eventi del terzo numero. Il dottor Lazlo sta attraversando in treno il remoto pianeta Criterun, diretto verso un luogo chiamato “la fine della linea”. Qui si trova un abisso apparentemente senza fondo, all’interno del quale la gravità del pianeta è in grado di distruggere qualsiasi cosa vi precipiti.

Lazlo vuole gettare nel baratro il misterioso dispositivo da lui creato, impedendo che possa essere utilizzato come arma. Sulle sue tracce ci sono però due gruppi: la Clone Force 99 e i cloni ribelli guidati dal sergente Cole, affiancati dalla cacciatrice di taglie Aurra Sing.

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Cole e i suoi uomini raggiungono lo scienziato prima della squadra di Hunter. Le due chiavi cercate durante la miniserie perdono però improvvisamente importanza. Dopo aver svolto la funzione di motore narrativo nei capitoli precedenti, vengono quasi dimenticate proprio quando la storia dovrebbe chiarirne definitivamente il ruolo.

A questo punto, l’albo punta tutto sull’azione. Tech fa atterrare la Marauder sul treno in corsa, dando inizio a uno scontro che coinvolge tetto, carrozze e parte inferiore del convoglio. Hunter affronta Cole con i coltelli, mentre Wrecker riesce a portare via Lazlo. Tech e Crosshair si muovono invece sotto il treno, irrompendo dal pavimento della carrozza principale per fermare gli altri cloni.

Il treno è il vero protagonista dell’azione

La sequenza sul convoglio rappresenta la parte più riuscita dell’albo. Reese Hannigan gestisce bene i continui cambi di prospettiva, accompagnando i personaggi sopra, sotto e dentro il treno senza rendere confusa l’azione.

La scena ricorda inevitabilmente lo scontro sul tram di Eriadu visto nella serie animata, ma senza il peso tragico del Piano 99. Qui il tono rimane quello di una missione classica della Clone Force 99: rumorosa, movimentata e sostenuta dalle personalità molto diverse dei membri della squadra.

Anche Aurra Sing continua a funzionare bene come antagonista. La rivalità sviluppata attraverso Ghost Agents e Rogue Agents appare naturale, tanto da far rimpiangere che la cacciatrice di taglie non abbia mai affrontato il gruppo nella serie televisiva. Quando riesce ancora una volta a fuggire, promettendo un futuro incontro, lascia aperta la possibilità di un nuovo capitolo.

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Lo scontro tra Hunter e Cole meritava più spazio

Il confronto tra Hunter e il sergente Cole contiene l’idea più interessante del numero, ma viene risolto troppo rapidamente. Durante il combattimento, Cole sostiene che i cloni siano stati creati per morire. Hunter rifiuta questa visione e afferma che tanto la sua squadra quanto quella rivale erano destinate a qualcosa di più.

Prima di essere arrestato, Cole invita la Clone Force 99 a domandarsi cosa accadrà quando la Repubblica deciderà di abbandonare anche loro. È una provocazione importante, soprattutto conoscendo il destino dell’esercito dei cloni e gli eventi che seguiranno l’Ordine 66.

The Bad Batch: Rogue Agents #4, recensione: un finale semplice ma ancora ricco di fascino

Il problema è che il fumetto non concede a queste parole il tempo necessario per lasciare un segno. Hunter e i suoi compagni consegnano i cloni ribelli senza mostrare dubbi particolari, mentre la storia corre verso la conclusione. Sarebbe stato più interessante vedere Cole costringere la squadra a mettere realmente in discussione la Repubblica e il proprio ruolo al suo interno.

Il dispositivo di Lazlo delude le aspettative

Il mistero della macchina viene risolto con una spiegazione molto rapida. Tech scopre che si tratta di una sorta di defoliatore, capace di distruggere la vegetazione di un intero pianeta.

L’arma è certamente pericolosa, ma la rivelazione non possiede il peso costruito nei quattro numeri. Star Wars ha già mostrato tecnologie simili, anche durante le Guerre dei Cloni, e il dispositivo finisce per sembrare meno originale di quanto suggerisse l’inizio della miniserie.

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Anche il percorso del dottor Lazlo rimane poco sviluppato. Tech gli propone di invertire il funzionamento della macchina e utilizzarla per riportare la vita nel sistema Tessellate, devastato all’inizio della storia. La decisione permette alla Clone Force 99 di disobbedire agli ordini e scegliere ciò che considera giusto, ma il limitato spazio riservato allo scienziato indebolisce l’impatto della sua possibile redenzione.

Anakin Skywalker prepara la prossima missione

Nell’ultima pagina, la squadra riceve una comunicazione dal generale Anakin Skywalker, che si trova nei guai e ha bisogno di aiuto. Il finale anticipa quindi una nuova missione e, probabilmente, un’altra miniserie firmata dallo stesso gruppo creativo.

L’incontro non contraddice necessariamente la settima stagione di The Clone Wars. Quando Rex afferma di non conoscere la Clone Force 99, Anakin non è presente. Inoltre, quando il Jedi incontra Hunter sullo schermo, non si comporta in modo tale da escludere categoricamente un contatto precedente.

Una missione segreta potrebbe persino spiegare perché Anakin decida di rivolgersi alla squadra anziché alla 501ª Legione. La premessa apre diverse possibilità: un incarico personale, un’operazione non autorizzata oppure una situazione nella quale servano soldati abituati a ignorare le procedure.

Una miniserie piacevole, ma con pochi rischi

Michael Moreci comprende bene la voce dei protagonisti. I dialoghi restituiscono le provocazioni di Crosshair, l’entusiasmo di Wrecker, la precisione di Tech e la leadership di Hunter. Leggere Rogue Agents offre spesso la sensazione di assistere a un episodio inedito della serie animata.

Lo stile energico e colorato di Hannigan contribuisce a questa impressione, richiamando la fase delle Guerre dei Cloni, precedente alle atmosfere più cupe portate dall’Impero. Il limite principale deriva proprio dalla collocazione temporale: conoscendo già il futuro dei personaggi, la miniserie dispone di uno spazio molto ridotto per cambiarli davvero.

I due gruppi di cloni avrebbero potuto costruire un confronto morale più profondo. Cole e i suoi uomini funzionano come riflesso oscuro della Clone Force 99, ma non riescono a spingere Hunter verso decisioni particolarmente radicali. Anche le chiavi, Lazlo e il dispositivo risultano meno importanti del previsto quando la storia raggiunge il proprio epilogo.

Rogue Agents #4 resta comunque una conclusione godibile. Non risolve tutte le promesse della miniserie e privilegia l’azione rispetto allo sviluppo dei personaggi, ma conserva fino all’ultima pagina lo spirito della Clone Force 99. Moreci e Hannigan hanno dimostrato ancora una volta di saper trasferire nei fumetti il ritmo e il calore della serie animata. La chiamata di Anakin suggerisce che il loro lavoro con la squadra potrebbe non essere ancora terminato.

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