La storia recente di Undead Labs dentro Xbox Game Studios è difficile da leggere senza notare un paradosso. Lo studio è entrato nella famiglia Microsoft nel 2018, poche settimane dopo l’uscita di State of Decay 2, ma in otto anni non ha pubblicato nessun nuovo gioco. State of Decay 3 è ancora in sviluppo e arriverà nel 2027, dopo un percorso lungo, complesso e segnato da diversi cambi di ritmo.
Dall’esterno, la vicenda può sembrare il risultato di una gestione poco lineare. Il terzo capitolo della serie è stato annunciato molto presto, quando probabilmente non era ancora pronto per essere mostrato. La produzione ha attraversato una lunga fase di pre-produzione, il passaggio a Unreal Engine 5 e una serie di difficoltà tecniche e organizzative. Solo negli ultimi mesi il progetto ha iniziato ad aprirsi a test pubblici più concreti.
Eppure, ridurre Undead Labs a uno studio “fermo” sarebbe troppo semplice. La sua eredità dentro Xbox non passa soltanto dai giochi pubblicati, ma anche da una tecnologia che ha influenzato altri progetti del gruppo.
State of Decay 2, un successo silenzioso
State of Decay 2 non è stato un blockbuster urlato, ma ha avuto una vita lunga e solida. Entro il quarto anniversario aveva superato i 10 milioni di giocatori, sostenuto da anni di aggiornamenti, espansioni, nuove funzionalità e miglioramenti progressivi.
Il titolo ha costruito una community fedele grazie a una formula molto precisa: sopravvivenza zombie, gestione di una comunità, risorse limitate, morte permanente e cooperativa. Non era perfetto, ma aveva un’identità forte. La sensazione di costruire un rifugio fragile in un mondo ostile restava il suo elemento più riuscito.
Proprio per questo, sorprende che State of Decay 2 non sia stato tra i primi giochi Xbox scelti per uscire anche su PlayStation. In un mercato in cui PS5 continua ad avere bisogno di esperienze cooperative solide, il titolo avrebbe potuto trovare una seconda vita su una nuova piattaforma. È una delle molte decisioni che oggi appaiono discutibili nella vecchia strategia Xbox.
Il valore nascosto della tecnologia condivisa
Xbox Game Studios ha spesso comunicato poco il lavoro di collaborazione tra i suoi team. Eppure, negli anni, diversi studi hanno messo le proprie competenze al servizio di altri progetti. The Coalition è diventata un punto di riferimento interno per Unreal Engine 5. Ninja Theory ha condiviso l’esperienza legata alla performance capture. Blizzard ha offerto competenze sulle cinematiche a Playground Games per Fable. Obsidian ha visto alcuni dei propri strumenti narrativi diventare utili anche ad altri RPG in sviluppo.
Dentro questa rete di scambi, Undead Labs ha avuto un ruolo importante grazie alla tecnologia dei salvataggi condivisi. Lo studio aveva sviluppato un sistema capace di conservare i dati di un mondo come file cloud condivisibile. In pratica, più giocatori possono entrare nello stesso mondo persistente senza che il proprietario della sessione debba essere sempre online.
Questa tecnologia è stata fondamentale per aiutare Obsidian a realizzare le ambizioni cooperative di Grounded. Invece di costruire un’infrastruttura basata su server dedicati, più costosa e complessa, il team ha potuto sfruttare una soluzione più leggera ma molto efficace: un salvataggio cloud condiviso, capace di comportarsi quasi come uno spazio server semplificato.
Da Grounded a State of Decay 3
Il rapporto tra Undead Labs e Obsidian non si è fermato lì. Se Grounded ha beneficiato della tecnologia nata da State of Decay, State of Decay 3 riceverà a sua volta un’evoluzione di quel sistema. L’obiettivo è costruire un mondo cooperativo più ampio, più flessibile e meno vincolato rispetto al passato.
Uno dei limiti di State of Decay 2 era proprio la cooperativa con restrizioni troppo evidenti. I giocatori non erano davvero liberi di esplorare in modo indipendente, perché il mondo restava legato all’host e ai suoi limiti. Per un survival basato su esplorazione, gestione e rischio condiviso, era un compromesso pesante.
Con State of Decay 3, Undead Labs punta invece a un open world realmente condiviso, in cui più giocatori possano vivere la stessa comunità con maggiore autonomia. Se questa promessa verrà mantenuta, il terzo capitolo potrebbe finalmente realizzare l’idea che la serie inseguiva fin dall’inizio: un’apocalisse zombie abitata insieme, non solo visitata come ospiti nella partita di qualcun altro.
Una separazione che racconta la nuova Xbox
La ristrutturazione di Xbox ha cambiato profondamente il rapporto con diversi studi. Undead Labs entrerà in una nuova proprietà, con finanziamenti destinati a completare e far crescere State of Decay 3. Il gioco resta quindi in sviluppo, ma il suo futuro dentro l’ecosistema Microsoft è meno lineare di prima.
Il caso dello studio racconta bene la fase attuale di Xbox. Otto anni senza nuove uscite sono difficili da giustificare in un’industria sempre più competitiva, soprattutto per una divisione che ha bisogno di risultati più rapidi e sostenibili. Allo stesso tempo, la produttività di uno studio non si misura solo dal numero di giochi pubblicati.
Undead Labs ha lasciato un’impronta tecnica concreta. La sua tecnologia ha aiutato Grounded, contribuirà a plasmare State of Decay 3 e potrebbe continuare a influenzare futuri progetti cooperativi. È un’eredità meno visibile di un grande lancio commerciale, ma non per questo meno importante.
L’uscita di Undead Labs da Xbox chiude una fase complicata, fatta di promesse, ritardi e risultati non sempre evidenti. Tuttavia, il contributo dello studio non sparisce. Vivrà nel modo in cui i mondi condivisi verranno costruiti, abitati e portati avanti dai giocatori. In fondo, per una serie fondata sulla sopravvivenza, è una forma di continuità quasi perfetta.







