Uno stadio superiore del Falcon 9 di SpaceX avrebbe colpito la Luna nelle prime ore di mercoledì 5 agosto 2026. La collisione era prevista alle 06:35 UTC, corrispondenti alle 08:35 ora italiana, a una velocità di circa 8.690 km/h. L’impatto non ha rappresentato alcun pericolo per la Terra, ma dovrebbe aver prodotto un nuovo cratere sulla superficie lunare.
La traiettoria era stata calcolata con una probabilità d’impatto del 100%. Tuttavia, la posizione vicina al bordo lunare e le condizioni di illuminazione non hanno permesso di confermare immediatamente l’evento attraverso osservazioni dirette.
Un detrito spaziale da circa quattro tonnellate
L’oggetto coinvolto è il secondo stadio utilizzato durante una missione partita il 15 gennaio 2025. Il Falcon 9 trasportava due lander lunari privati: Blue Ghost Mission 1 di Firefly Aerospace e Resilience, realizzato dalla società giapponese ispace nell’ambito del programma HAKUTO-R.
Blue Ghost è atterrato con successo sulla Luna il 2 marzo 2025 e ha completato oltre 14 giorni di operazioni sulla superficie. Resilience, invece, non è riuscito a rallentare abbastanza durante la fase conclusiva della discesa ed è andato incontro a un atterraggio violento il successivo 6 giugno.
Dopo aver rilasciato i due veicoli, lo stadio superiore del Falcon 9 è rimasto in un’orbita terrestre molto alta che attraversava periodicamente la regione lunare. Il corpo del razzo, identificato con la sigla 2025-010D, aveva una massa stimata di circa 4.000 kg.
Perché lo stadio non è rientrato sulla Terra
I primi stadi del Falcon 9 sono progettati per essere riutilizzati e possono tornare a Terra dopo il lancio. Il secondo stadio, al contrario, viene impiegato una sola volta. Nelle missioni più comuni viene guidato verso un rientro controllato nell’atmosfera terrestre oppure collocato lungo una traiettoria di smaltimento considerata sicura.
La missione diretta verso la Luna richiedeva però una quantità di energia superiore rispetto a un normale lancio in orbita terrestre. Gran parte del propellente disponibile era stata utilizzata per trasportare Blue Ghost e Resilience fino al punto previsto per il rilascio. Di conseguenza, non rimaneva carburante sufficiente per eseguire una tradizionale manovra di rientro.
SpaceX effettuò quindi una procedura alternativa, compatibile con le regole applicabili alla missione. Lo stadio, tuttavia, non venne collocato in una posizione permanentemente stabile. Nei mesi successivi, l’attività solare e le forze gravitazionali della Terra, della Luna e del Sole modificarono progressivamente la sua traiettoria, conducendolo verso la superficie lunare.
Un nuovo cratere vicino a Einstein e Bell
Il punto d’impatto previsto si trova nella regione compresa tra i crateri Einstein e Bell, vicino al bordo della Luna osservabile dalla Terra. Lo stadio avrebbe raggiunto la superficie a circa 2,4 km al secondo.
Le dimensioni del nuovo cratere potranno essere stabilite soltanto attraverso immagini successive. Le simulazioni disponibili non offrono un valore unico: le stime oscillano indicativamente tra 18 e 40 metri di diametro, mentre una previsione intermedia parlava di circa 27 metri. La NASA aveva inoltre ipotizzato una profondità vicina ai quattro metri.
L’impatto dovrebbe aver sollevato polvere e frammenti di roccia, formando un pennacchio illuminato dal Sole. Il fenomeno non era visibile a occhio nudo dalla Terra, anche se osservatori professionali e astronomi dotati di strumenti adeguati hanno tentato di registrarlo.
Perché l’impatto interessa gli scienziati
La collisione offre un’occasione per studiare il comportamento dei materiali espulsi dopo un impatto ad alta velocità. Le osservazioni potranno aiutare a migliorare i modelli utilizzati per analizzare i crateri lunari, localizzare gli eventi attraverso futuri strumenti sismici e valutare i rischi causati dai detriti artificiali.
La NASA ha programmato osservazioni attraverso telescopi terrestri e strumenti in orbita. Il Lunar Reconnaissance Orbiter e ShadowCam, installata sul satellite lunare sudcoreano Danuri, cercheranno di fotografare la zona prima e dopo la collisione. Per ricevere e confrontare le immagini potrebbero essere necessari diversi giorni.
Queste informazioni saranno importanti anche in vista di una presenza umana più stabile sulla Luna. Con l’arrivo di nuovi lander, infrastrutture e missioni con equipaggio, lo smaltimento degli stadi utilizzati nei voli ad alta energia dovrà essere pianificato con maggiore attenzione.
Non è il primo razzo a raggiungere la superficie lunare
La Luna è già stata colpita in passato da componenti di razzi. Durante il programma Apollo, diversi terzi stadi dei Saturn V furono fatti precipitare intenzionalmente sulla superficie per studiare le onde sismiche generate dagli impatti.
Il 4 marzo 2022, un altro stadio abbandonato colpì la Luna producendo un insolito doppio cratere. L’oggetto fu successivamente collegato al razzo cinese Lunga Marcia 3C che nel 2014 aveva lanciato la missione senza equipaggio Chang’e 5-T1.
Il caso del Falcon 9 riporta quindi l’attenzione sulla gestione dei veicoli rimasti nello spazio cislunare. L’impatto non costituisce una minaccia per la Terra e avrà effetti trascurabili sulla Luna, ma rappresenta un promemoria concreto: con l’aumento delle missioni, anche la destinazione finale dei componenti ormai inutilizzati dovrà diventare parte integrante della pianificazione.
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