La nuova trasposizione televisiva de Il falò delle vanità non sarà realizzata da Apple TV. Il progetto, affidato allo sceneggiatore e produttore David E. Kelley e al regista di The Batman Matt Reeves, era entrato in sviluppo nell’aprile 2026, ma la piattaforma ha deciso di non procedere ulteriormente.
La serie potrebbe comunque trovare una nuova destinazione. Warner Bros. Television e David E. Kelley Productions intendono infatti proporla ad altri servizi e reti interessati. Più che di una cancellazione definitiva, si tratta quindi dell’uscita di Apple TV dal progetto.
Apple TV abbandona il progetto dopo quattro mesi
La serie era stata annunciata il 2 aprile 2026 come un nuovo adattamento del romanzo pubblicato da Tom Wolfe nel 1987. David E. Kelley avrebbe dovuto scrivere gli episodi e assumere un ruolo centrale nella produzione, mentre Matt Reeves era stato scelto come regista e produttore esecutivo. Non erano ancora stati annunciati il cast, il numero delle puntate o una possibile data di uscita.
Dopo circa quattro mesi di sviluppo, Apple TV ha però deciso di non commissionare la serie. La scelta sarebbe maturata in seguito a divergenze creative: Kelley non sarebbe stato soddisfatto del modo in cui l’adattamento veniva gestito durante le prime fasi della lavorazione.
Il progetto rimane nelle mani di Warner Bros. Television e David E. Kelley Productions, che dovrebbero iniziare a presentarlo ad altri potenziali acquirenti. Matt Reeves risulta ancora associato alla regia, anche se il futuro della produzione dipenderà dall’interesse di una nuova piattaforma.
Il rapporto tra David E. Kelley e Apple resta solido
La decisione non sembra indicare una rottura generale tra Kelley e Apple TV. L’autore continua infatti a collaborare con la piattaforma attraverso altre produzioni già avviate.
Margo’s Got Money Troubles, la commedia con Elle Fanning, Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman e Nick Offerman, è stata rinnovata per una seconda stagione nel maggio 2026. Kelley è creatore, sceneggiatore, produttore esecutivo e showrunner della serie, che ha ricevuto otto candidature agli Emmy, comprese quelle per la migliore commedia e per le interpretazioni di Fanning, Pfeiffer e Offerman.
Anche Presunto innocente proseguirà con una seconda stagione, già entrata in produzione. L’abbandono de Il falò delle vanità appare dunque legato alle caratteristiche specifiche del progetto e non alla fine della collaborazione tra Kelley e Apple.
Per lo sceneggiatore si sarebbe trattato del secondo adattamento televisivo di un’opera di Tom Wolfe. Nel 2024 aveva già creato per Netflix la miniserie Un uomo vero, interpretata da Jeff Daniels e tratta dal romanzo A Man in Full.
La storia dell’ascesa e della rovina di Sherman McCoy
Il falò delle vanità è una satira dell’avidità, della politica, dei media e delle divisioni sociali nella New York degli anni Ottanta. Il protagonista è Sherman McCoy, un ricco operatore finanziario di Wall Street convinto di appartenere a una categoria di uomini superiore agli altri.
La sua vita comincia a crollare quando la sua amante, Maria, investe un adolescente nel Bronx e fugge senza denunciare l’incidente. Il caso attira l’attenzione di giornalisti, politici, avvocati e attivisti, trasformando Sherman nel centro di uno scandalo capace di travolgere reputazione, famiglia e privilegi.
La struttura ampia del romanzo avrebbe potuto beneficiare del formato seriale. Una produzione televisiva avrebbe avuto più tempo per approfondire i numerosi personaggi e i meccanismi attraverso cui stampa, sistema giudiziario e interessi politici sfruttano il caso.
Il discusso film diretto da Brian De Palma
Il libro era già stato portato sul grande schermo nel 1990 da Brian De Palma, con una sceneggiatura di Michael Cristofer. Tom Hanks interpretava Sherman McCoy, Melanie Griffith era Maria Ruskin e Bruce Willis vestiva i panni del giornalista Peter Fallow.
Nel cast figuravano anche Morgan Freeman, Kim Cattrall, Saul Rubinek, Alan King, Kirsten Dunst, Rita Wilson, F. Murray Abraham e Camryn Manheim. Nonostante la presenza di numerosi attori affermati, il film non riuscì a tradurre efficacemente l’ironia e la complessità sociale del romanzo.
Su Rotten Tomatoes conserva un punteggio del 15% da parte della critica e del 26% da parte del pubblico. Le recensioni contestarono soprattutto le scelte di casting, l’attenuazione della satira di Wolfe e l’incapacità di trovare un tono coerente.
Anche il risultato commerciale fu molto negativo. Con un budget stimato di 47 milioni di dollari, il film incassò appena 15,7 milioni nel mercato nordamericano. La difficile lavorazione venne successivamente raccontata dalla giornalista Julie Salamon nel libro del 1991 The Devil’s Candy: The Bonfire of the Vanities Goes to Hollywood.
La nuova serie avrebbe potuto offrire a Il falò delle vanità una seconda occasione sullo schermo, affidando la complessa satira di Wolfe a un formato più esteso. Apple TV ha rinunciato al progetto, ma la ricerca di un altro acquirente lascia ancora aperta la possibilità che l’adattamento venga realizzato.






