It Ends, finale spiegato: cosa succede davvero a James, Tyler, Day e Fisher

Il finale di It Ends spiegato attraverso i destini di James, Tyler, Day e Fisher e il significato esistenziale della strada infinita di Alex Ullom.

Marco Vescovi
Marco Vescovi
Appassionato di open world, indie e lore appassionanti, ma anche di Fantascienza e mondi fantastici.

Il finale di It Ends non offre una soluzione tradizionale al mistero della strada infinita. Il film horror di Alex Ullom preferisce trasformare il viaggio di James, Tyler, Day e Fisher in una riflessione sull’età adulta, sulla ricerca di significato e sul valore delle relazioni umane. Ogni protagonista raggiunge infatti un punto diverso del percorso, e proprio queste differenti reazioni permettono di comprendere meglio ciò che il regista vuole raccontare. La risposta più importante, alla fine, non riguarda tanto la natura della strada quanto il modo in cui ciascuno sceglie di affrontarla.

Una strada infinita che non promette spiegazioni

La storia segue quattro amici — James, Tyler, Fisher e Day — intrappolati su una strada apparentemente interminabile. Continuare a guidare sembra inizialmente l’unica scelta possibile: da qualche parte, prima o poi, deve pur esserci un’uscita o almeno una spiegazione.

È proprio questa aspettativa a diventare il cuore di It Ends. Con il passare del tempo, i personaggi reagiscono in maniera sempre più diversa alla ripetitività della loro condizione. Tyler è il primo a rinunciare, Fisher e Day smettono invece di cercare una soluzione e scelgono di rimanere insieme, mentre James continua da solo.

Il film non costruisce quindi il suo finale attorno alla scoperta di un colpevole, di una maledizione o di una precisa spiegazione soprannaturale. Ullom utilizza il mistero soprattutto per mettere alla prova il bisogno umano di trovare una risposta a ogni esperienza.

Perché Tyler è il primo ad arrendersi

Tyler, interpretato da Mitchell Cole, abbandona il viaggio prima degli altri. Il regista lo considera però un personaggio molto diverso dai suoi amici, non semplicemente quello che sopporta meno la situazione.

Secondo Ullom, Tyler rappresenta una generazione e una struttura mentale differenti. Gli altri tre protagonisti stanno uscendo dal college e devono ancora capire cosa significhi davvero entrare nell’età adulta; Tyler, invece, ha già affrontato quel passaggio. Ha lavorato, accumulato esperienze e raggiunto una consapevolezza che gli altri stanno ancora cercando.

Per questo il regista arriva a descriverlo come qualcuno che “era già finito prima ancora di imboccare la strada”. Non c’è più qualcosa che Tyler sente di dover scoprire continuando a percorrere quel tragitto. La sua scelta non è necessariamente una sconfitta: è il punto finale di un processo che, per lui, era cominciato molto prima.

Day e Fisher trovano la risposta nella compagnia

Il destino di Day, interpretata da Akira Jackson, e Fisher, interpretato da Noah Toth, segue una direzione differente. I due resistono molto più a lungo, ma alla fine comprendono che continuare a inseguire una soluzione non è ciò che desiderano realmente.

Ullom vede i due personaggi come l’anima più leggera e quotidiana del film. It Ends nasce infatti dall’incontro tra due generi quasi opposti: da una parte l’horror esistenziale, dall’altra il cosiddetto hangout movie, costruito sul semplice piacere di osservare alcune persone trascorrere tempo insieme.

Le conversazioni inutili, i meme, le battute e i piccoli momenti condivisi acquistano quindi un’importanza sempre maggiore. Day e Fisher arrivano alla conclusione che, davanti a qualcosa di incomprensibile, ciò che possiedono realmente è la compagnia reciproca.

La loro scelta entra inevitabilmente in conflitto con quella di James. Loro smettono di cercare il prossimo indizio; lui non riesce ancora a farlo.

Perché James continua fino alla fine della strada

James, interpretato da Phinehas Yoon, è l’ultimo a proseguire. Ha bisogno di sapere cosa c’è dopo, perché la strada esiste e quale sia la logica dietro ciò che sta vivendo.

Alla fine trova effettivamente una conclusione, ma non quella che immaginava. La strada termina senza fornirgli una rivelazione definitiva. Non arriva una spiegazione capace di mettere ordine a tutto ciò che è successo.

La svolta del personaggio consiste allora nell’accettazione del “non posso sapere”. James comprende che il valore del viaggio non dipende da una risposta finale, ma dai momenti trascorsi con le altre persone. Per Ullom, è proprio questo il punto d’arrivo emotivo del protagonista.

Cosa significa davvero la strada di It Ends

Il film non stabilisce comunque che la strada sia completamente priva di regole. Ullom ha spiegato che dietro il suo funzionamento esiste una logica, ma che conoscerla non è essenziale per comprendere la storia.

Il regista parla di immaterialismo e soggettivismo, suggerendo che la strada reagisca in qualche modo al processo interiore dei personaggi. Ciò che accade esteriormente è quindi collegato al modo in cui ciascuno elabora consapevolmente la propria esperienza.

Questa concezione nasce anche dalla difficile transizione di Ullom verso l’età adulta. Il regista ha raccontato di aver cercato a lungo una struttura capace di spiegare come vivere correttamente e ottenere, come conseguenza, una vita soddisfacente. Con il tempo ha compreso che una simile formula non esisteva e che a sostenerlo nei momenti più difficili erano soprattutto le conversazioni con gli amici.

Il finale di It Ends diventa così coerente con il destino dei suoi quattro protagonisti. Tyler ha già completato il proprio percorso, Day e Fisher trovano significato nella vicinanza reciproca, mentre James deve arrivare letteralmente alla fine della strada per capire che non tutte le domande hanno una risposta. Ciò che resta sono le persone incontrate e il tempo condiviso con loro, anche quando il mondo intorno continua a non avere un senso facilmente spiegabile.

It Ends, finale spiegato: cosa succede davvero a James, Tyler, Day e Fisher
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