Ramayana porterà sul grande schermo l’antica epopea indù attraverso una produzione in due parti, costruita con una scala senza precedenti per il cinema indiano. Il progetto diretto da Nitesh Tiwari non intende però modificare i valori e i passaggi fondamentali della storia. La modernità del film risiederà soprattutto nella tecnologia, negli effetti visivi e nella capacità di rappresentare mondi, creature e battaglie con strumenti oggi molto più avanzati. Un approccio condiviso da Ranbir Kapoor, Yash e dal produttore Namit Malhotra.
Una storia senza tempo raccontata con strumenti moderni
Ranbir Kapoor, interprete di Rama, considera la tecnologia il principale elemento di novità del film. Nel corso dei secoli, il Ramayana è stato raccontato attraverso il teatro, la musica, la radio e numerose altre forme artistiche. Una produzione cinematografica di queste dimensioni richiede però strumenti che soltanto negli ultimi anni hanno raggiunto un livello adeguato.
Per Kapoor, la forza della storia risiede proprio nella sua anima più semplice. Il racconto affronta temi universali come il coraggio, il conflitto tra bene e male, la rettitudine, il perdono, la compassione e l’ego. Valori che, secondo l’attore, non hanno bisogno di essere modificati per risultare comprensibili al pubblico contemporaneo.
L’obiettivo non è quindi trasformare l’epopea in un moderno film d’azione, ma sfruttare il linguaggio del grande cinema per restituirne la portata emotiva e spettacolare. Più l’adattamento rimarrà vicino ai suoi principi centrali, maggiore sarà la possibilità di raggiungere spettatori provenienti da culture differenti.
Perché Ramayana sarà diviso in due parti
Racchiudere una narrazione tanto vasta in due lungometraggi ha rappresentato una delle principali difficoltà affrontate dagli sceneggiatori. Kapoor ha osservato che, per sviluppare ogni personaggio e ogni passaggio, sarebbe potuta servire persino una saga composta da dieci film.
La produzione ha scelto comunque una struttura in due parti, mantenendo una storia continua. Le riprese del secondo capitolo erano già arrivate circa a metà prima ancora dell’uscita del primo. Il seguito sarà più ampio e darà maggiore spazio anche ad Hanuman, una delle figure più amate e venerate dell’epopea.
Ramayana: Part One arriverà nelle sale statunitensi l’8 novembre 2026, mentre la seconda parte è prevista in occasione del Diwali 2027. La vicenda segue Rama, incarnazione di Vishnu, destinato a ristabilire l’equilibrio opponendosi all’immortale re demone Ravana, interpretato da Yash.
Yash e la difficoltà di preservare ogni personaggio
Anche Yash, coinvolto nel progetto come attore e produttore, ritiene che le emozioni del Ramayana siano ancora universali. Il film cercherà quindi di presentarle nel modo più autentico possibile, affidando la componente moderna alla messa in scena e alla tecnologia.
La durata cinematografica impone tuttavia alcune rinunce. Una serie televisiva avrebbe consentito di approfondire un numero maggiore di figure, conflitti e storie secondarie. In un film, invece, è necessario selezionare con attenzione i momenti da conservare.
Yash ha citato l’esempio di Jatayu, personaggio al quale si potrebbe dedicare un intero lungometraggio. Lo stesso vale per molte altre figure dell’epopea, ciascuna dotata di motivazioni, battaglie e vicende personali. La sfida consiste dunque nel ridurre la durata senza impoverire il significato complessivo del racconto.
Nitesh Tiwari vuole riscoprire i valori del Ramayana
Per Nitesh Tiwari, il Ramayana non necessita di una modernizzazione. I suoi valori fondamentali sono ancora attuali, anche se in parte dimenticati. Il compito del film sarà quindi quello di riscoprirli, non di sostituirli con una sensibilità estranea alla storia.
Il regista ha spiegato che le libertà creative riguarderanno soprattutto l’aspetto visivo. Città come Ayodhya, Lanka e Mithila saranno ricostruite con un’identità precisa, mentre creature, demoni, costumi e battaglie verranno ripensati per offrire immagini nuove.
Il pubblico assisterà così a eventi già conosciuti, ma presentati con una freschezza capace di farli apparire quasi inediti. La spettacolarità non dovrà alterare la coscienza morale dell’opera, bensì renderla più immediata e coinvolgente sul grande schermo.
La sfida più ambiziosa affrontata da DNEG
La componente visiva sarà affidata a DNEG, società guidata da Namit Malhotra e già premiata per il lavoro svolto in film come Dune e Interstellar. Lo studio ha inoltre partecipato alla realizzazione degli effetti di The Odyssey di Christopher Nolan.
Malhotra considera Ramayana una sfida differente da qualsiasi altro progetto affrontato finora da DNEG. La quantità, la complessità e la varietà degli effetti visivi richiederanno nuove tecnologie e un’organizzazione produttiva particolarmente articolata.
L’ambizione è costruire un grande evento cinematografico capace di rappresentare l’India su un palcoscenico internazionale. La tecnologia avrà un ruolo decisivo, ma resterà al servizio della narrazione. È proprio questo equilibrio tra fedeltà, emozione e innovazione visiva a definire l’identità del progetto.
Ramayana non cercherà dunque di sostituire i valori dell’epopea con una rilettura contemporanea. Il film punta piuttosto a utilizzare gli strumenti del cinema moderno per restituire la grandezza di una storia tramandata per millenni, rendendola accessibile a una nuova generazione di spettatori.






