Star Wars ha un problema: Disney e Lucasfilm devono puntare sulle storie, non sulla nostalgia

Star Wars attraversa una fase delicata: nostalgia, cameo e personaggi storici non bastano. Il futuro potrebbe dipendere soprattutto da scrittura, nuove idee e coraggio creativo.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Star Wars continua a essere uno dei franchise più riconoscibili e amati della cultura pop, ma il rapporto tra una parte del pubblico e le produzioni più recenti appare molto meno semplice rispetto al passato. Il problema non sembra essere la mancanza di interesse per la galassia lontana lontana, quanto piuttosto la direzione scelta per mantenerlo vivo. Cameo, ritorni e personaggi storici possono funzionare, ma difficilmente riescono a sostituire una storia davvero solida.

La frattura è diventata particolarmente evidente dopo Star Wars: Gli ultimi Jedi nel 2017, un film che ha polarizzato profondamente il pubblico. Da allora, Disney e Lucasfilm hanno spesso fatto leva sulla nostalgia, recuperando volti e figure già amate nel tentativo di ricreare quell’immediato senso di familiarità che accompagna il ritorno di un personaggio storico.

La nostalgia funziona, ma non può diventare la storia

La seconda stagione di The Mandalorian ha riunito personaggi come Boba Fett, Ahsoka Tano e Luke Skywalker. In quel caso, però, i diversi ritorni erano abbastanza integrati nella trama da non sembrare semplici apparizioni celebrative.

Più controverso è stato l’approccio di The Book of Boba Fett. Il protagonista non compare nel quinto episodio e occupa uno spazio limitato nel sesto, mentre la serie lascia progressivamente spazio a Din Djarin, Grogu, Luke, Ahsoka, R2-D2 e Cad Bane. Il risultato è una produzione che, in alcuni momenti, sembra quasi perdere di vista il personaggio indicato nel titolo.

Una strategia simile è comparsa, con modalità differenti, anche in Obi-Wan Kenobi, Ahsoka e Star Wars: L’ascesa di Skywalker. Rivedere personaggi iconici può certamente generare entusiasmo, ma l’effetto rischia di essere temporaneo quando il ritorno diventa più importante della storia che dovrebbe sostenerlo.

La nostalgia, insomma, può essere un ingrediente. Non dovrebbe diventare il piatto principale.

Andor e Maul mostrano una strada diversa

Andor rappresenta uno degli esempi più interessanti di ciò che Star Wars può ottenere senza affidarsi continuamente ai grandi nomi della saga. Molti dei suoi personaggi erano nuovi, ma una scrittura attenta ha permesso loro di conquistare rapidamente un’identità precisa e un peso emotivo.

Un discorso simile vale per Star Wars: Maul – Shadow Lord. Accanto a un protagonista già conosciuto, la serie ha introdotto personaggi come Devon Izara, Eeko-Dio Daki, Brander Lawson e Two-Boots, costruendo attorno a loro archi narrativi capaci di reggersi senza dipendere esclusivamente dalla fama di Maul. La produzione ha ottenuto ottimi risultati iniziali su Disney+, mostrando che anche personaggi appena introdotti possono attirare l’attenzione quando vengono sostenuti da una storia efficace.

È proprio questo il punto: Din Djarin e Grogu erano a loro volta personaggi completamente nuovi quando The Mandalorian debuttò nel 2019. La loro popolarità non nasceva da decenni di nostalgia, ma dalla capacità della serie di renderli immediatamente interessanti.

Il caso The Mandalorian and Grogu

Star Wars: The Mandalorian and Grogu avrebbe dovuto segnare il grande ritorno cinematografico della saga. Din Djarin e Grogu erano ormai due delle figure più popolari dell’era Disney, ma la loro presenza da sola non è stata sufficiente a garantire al film risultati paragonabili a quelli delle precedenti produzioni live action del franchise.

La pellicola ha terminato la propria corsa nordamericana ad agosto 2026 e il suo incasso mondiale è rimasto inferiore anche a quello di Solo: A Star Wars Story, diventando il lungometraggio live action di Star Wars con il risultato globale più basso al botteghino.

È un dato significativo proprio perché Din e Grogu sono personaggi molto popolari. La familiarità, da sola, non garantisce che il pubblico percepisca un film come un appuntamento irrinunciabile. È ancora una volta la storia a dover giustificare il ritorno al cinema.

Anche la Forza rischia di perdere il suo peso

Un’altra questione riguarda l’utilizzo sempre più frequente di Jedi, Sith e altri utilizzatori della Forza. Dopo l’Ordine 66, la rarità dei Jedi contribuiva a rendere particolarmente importante ogni loro apparizione. Le produzioni successive hanno progressivamente introdotto nuovi sopravvissuti e utilizzatori del Lato Oscuro, riducendo almeno in parte quella sensazione di eccezionalità.

Anche qui Andor offre un modello alternativo. La serie riesce a raccontare pienamente l’universo di Star Wars senza dipendere da spade laser o poteri della Forza, concentrandosi invece sulla nascita della Ribellione, sui personaggi e sulle conseguenze delle loro decisioni.

Non significa che Jedi e Sith debbano scomparire. Al contrario: usarli con maggiore parsimonia potrebbe restituire loro parte del peso narrativo che li ha sempre contraddistinti.

Star Wars potrebbe aver bisogno di una nuova era

Per il futuro, una possibilità sarebbe chiudere gradualmente il cosiddetto MandoVerse dopo gli sviluppi della seconda stagione di Ahsoka, evitando di prolungarne le trame oltre il necessario. Un eventuale progetto di raccordo guidato da Dave Filoni potrebbe rappresentare il momento ideale per concludere questo ciclo e lasciare spazio a qualcosa di diverso.

Una delle ambientazioni più interessanti resta la Vecchia Repubblica, già ampiamente esplorata nell’universo Star Wars Legends. In un periodo storico popolato da numerosi Jedi e Sith, la presenza costante della Forza avrebbe inoltre una giustificazione naturale, permettendo di costruire un nuovo universo interconnesso senza dover recuperare continuamente i personaggi delle trilogie cinematografiche.

Anche sul grande schermo una maggiore prudenza potrebbe essere utile. Star Wars: Starfighter è già stato girato ed è in post-produzione, ma dopo la sua uscita Lucasfilm potrebbe scegliere di rallentare il ritmo anziché riempire immediatamente il calendario con nuovi film.

Una pausa, anche lunga, non sarebbe necessariamente un problema se servisse a trovare una storia capace di trasformare il successivo ritorno cinematografico in un vero evento.

Star Wars non ha bisogno di rinnegare Luke Skywalker, Ahsoka, Boba Fett, i Jedi o la propria storia. Ha bisogno, semmai, di evitare che quel patrimonio diventi una scorciatoia creativa. Personaggi nuovi, epoche inesplorate e una scrittura forte possono ancora rendere la galassia lontana lontana imprevedibile, proprio come accadde con Din Djarin e Grogu prima che diventassero icone del franchise.

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