Star Wars: The Ninth Jedi mette in discussione il mito dei Jedi Grigi

The Ninth Jedi affronta il controverso concetto dei Jedi Grigi attraverso Nawaam, Kara e le spade argentate, offrendo una nuova riflessione sull'equilibrio nella Forza.

Giorgio Fabrizi
Giorgio Fabrizi
Fondatore e Editor-in-Chief di Galaxy Addicted e admin di Star Wars Fans Italia, il gruppo Facebook a tema Star Wars più grande d'Italia. Amante della Galassia Lontana Lontana, nonché collezionista compulsivo di giocattoli di Guerre Stellari.

Attenzione: l’articolo contiene spoiler su Star Wars: Visions Presents – The Ninth Jedi.

Il concetto di “Jedi Grigio” accompagna da anni le discussioni dei fan di Star Wars, ma la sua interpretazione è spesso più complicata di quanto sembri. Star Wars: Visions Presents – The Ninth Jedi, la nuova serie anime di Lucasfilm e Production I.G disponibile su Disney+, affronta proprio il rapporto tra lato chiaro, lato oscuro e una presunta posizione intermedia. Il percorso di Lah Kara e soprattutto quello del Generale Nawaam finiscono così per mettere in discussione l’idea che utilizzare luce e oscurità contemporaneamente equivalga automaticamente a raggiungere l’equilibrio.

La serie è composta da otto episodi ed è disponibile dal 5 agosto 2026. Prosegue la storia iniziata nel corto The Ninth Jedi del primo volume di Star Wars: Visions e continuata con The Ninth Jedi – Child of Hope nel terzo volume.

Cosa significa davvero “Jedi Grigio” in Star Wars?

Prima di tutto, è necessaria una precisazione importante: “Jedi Grigio” non è una classificazione ufficiale utilizzata dal canone attuale di Star Wars per personaggi come Qui-Gon Jinn o Ahsoka Tano.

Il termine viene spesso utilizzato dai fan con due significati differenti. Il primo descrive Jedi poco inclini a seguire rigidamente le decisioni dell’Ordine, ma comunque fedeli al lato chiaro della Forza. Qui-Gon Jinn è probabilmente l’esempio più citato: StarWars.com lo definisce un Jedi anticonformista, guidato prima di tutto dalla volontà della Forza e disposto a opporsi al Consiglio. Non viene però identificato ufficialmente come “Jedi Grigio”.

Qualcosa di simile accade con Ahsoka Tano. Dopo aver abbandonato l’Ordine Jedi, Ahsoka continua a seguire la Forza e a combattere dalla parte della luce, ma non torna semplicemente a essere una Jedi tradizionale. Anche in questo caso, definirla “Jedi Grigio” è soprattutto una convenzione diffusa tra gli appassionati, non un titolo canonico.

La seconda interpretazione è più controversa: un Jedi Grigio sarebbe un utilizzatore della Forza capace di attingere sia al lato chiaro sia a quello oscuro, mantenendoli in equilibrio senza lasciarsi corrompere.

È proprio questa idea che The Ninth Jedi decide di esplorare.

Nawaam cerca una strada oltre Jedi e Sith

Nella continuità alternativa di The Ninth Jedi, il colore delle spade laser cambia a seconda dell’allineamento di chi le impugna. È una caratteristica specifica di questa storia di Visions e non una regola generale del canone di Star Wars.

Il Generale Nawaam cerca di superare la tradizionale contrapposizione tra Jedi e Sith. Il personaggio punta a uno stato di completo distacco, una sorta di “vuoto” emotivo che considera superiore tanto alla luce quanto all’oscurità.

La sua lama argentata diventa il simbolo di questa condizione. Nawaam è convinto di essersi liberato dalle vecchie categorie che hanno dominato per secoli la storia della galassia e utilizza questa convinzione per giustificare il proprio progetto politico e militare.

La serie, però, mette progressivamente alla prova questa filosofia. Non basta dichiararsi estranei al conflitto tra luce e oscurità per esserlo davvero.

La spada rossa di Nawaam cambia tutto

È nel finale che The Ninth Jedi rende più evidente la propria posizione. Quando Nawaam perde il controllo e lascia emergere pienamente ciò che porta dentro di sé, la sua lama passa dall’argento al rosso.

La trasformazione mostra che il distacco proclamato dal personaggio non lo ha realmente reso immune all’oscurità. Rabbia, desiderio di controllo e violenza erano ancora presenti, nonostante la convinzione di aver raggiunto uno stato superiore. È proprio questo passaggio ad aver alimentato il confronto con il concetto tradizionale di Jedi Grigio.

Il percorso di Kara procede invece nella direzione opposta. Anche lei sperimenta la lama argentata, ma quando accetta pienamente la propria scelta e il significato che attribuisce all’essere una Jedi, la sua spada diventa verde.

Il contrasto è volutamente netto: l’equilibrio personale non viene presentato come la possibilità di utilizzare indistintamente luce e oscurità senza conseguenze.

The Ninth Jedi offre una propria interpretazione della Forza

Il supervisore alla regia Kenji Kamiyama ha spiegato che uno dei temi centrali della serie è proprio evitare una lettura semplicistica nella quale tutto sia soltanto bianco o nero. Kara rappresenta una connessione molto più limpida con il lato chiaro, mentre Nawaam è stato costruito per incarnare la dualità e le contraddizioni dell’essere umano.

Questo rende The Ninth Jedi più interessante di una semplice confutazione dei Jedi Grigi. La serie ammette l’esistenza di conflitti interiori, compromessi e zone moralmente ambigue, ma distingue queste complessità dall’idea di poter abbracciare deliberatamente il lato oscuro senza subirne le conseguenze.

Nel canone principale, inoltre, il lato oscuro viene ripetutamente associato alla corruzione di chi vi cede. Gli Inquisitori, per esempio, sono descritti ufficialmente come ex Jedi corrotti e trasformati in servitori dell’Impero.

Una storia non canonica, ma prodotta ufficialmente da Lucasfilm

È importante ricordare che Star Wars: Visions Presents – The Ninth Jedi racconta una propria continuità. La storia è ambientata in un futuro remoto nel quale Jedi e Sith sono quasi scomparsi e utilizza liberamente concetti che non devono necessariamente rispettare tutte le regole della cronologia principale.

Di conseguenza, la serie non può stabilire retroattivamente che i “Jedi Grigi” non esistano nel canone. Del resto, il termine stesso non è una categoria ufficiale utilizzata per classificare Qui-Gon, Ahsoka o altri protagonisti contemporanei.

Ciò che The Ninth Jedi fa è più interessante: prende una delle interpretazioni più popolari tra i fan — quella di un utilizzatore capace di servirsi liberamente del lato chiaro e del lato oscuro mantenendosi perfettamente neutrale — e ne mostra le contraddizioni attraverso Nawaam.

La lama argentata rappresenta inizialmente la promessa di una terza via. Il finale suggerisce però che dichiararsi al di sopra della luce e dell’oscurità non significa necessariamente esserlo davvero.

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