Star Wars: The Ninth Jedi reinventa i Jedi Grigi

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Attenzione: l’articolo contiene anticipazioni su Star Wars: Visions Presents – The Ninth Jedi.

Star Wars: Visions Presents – The Ninth Jedi offre una nuova e affascinante interpretazione del concetto di Jedi Grigio. La serie anime, disponibile su Disney+ dal 5 agosto 2026 con otto episodi, prosegue la storia di Lah Kara e introduce una condizione definita “nulla”, apparentemente sospesa tra il Lato Chiaro e il Lato Oscuro.

Questa idea non rappresenta però una ridefinizione ufficiale della Forza nel canone principale. Star Wars: Visions è nato come uno spazio creativo indipendente dalla continuità tradizionale, nel quale gli autori possono reinterpretare personaggi, epoche e regole della galassia. La nuova lettura dei Jedi Grigi vale quindi soltanto all’interno dell’universo narrativo di The Ninth Jedi.

Chi erano i Jedi Grigi in Star Wars Legends

Il concetto di Jedi Grigio ha una lunga storia nel precedente Universo Espanso. Nel 2014, Lucasfilm ha raccolto gran parte dei romanzi, fumetti e videogiochi pubblicati fino a quel momento sotto l’etichetta Star Wars Legends, inaugurando una nuova continuità coordinata per le produzioni successive.

Nelle storie Legends, l’espressione Jedi Grigio poteva assumere significati differenti. In alcuni casi indicava membri dell’Ordine che seguivano la volontà della Forza senza rispettare rigidamente le decisioni del Consiglio Jedi. Qui-Gon Jinn viene spesso associato a questa descrizione per la sua indipendenza e per la scelta di sostenere l’addestramento di Anakin Skywalker nonostante le obiezioni del Consiglio. Il canone ufficiale, tuttavia, non lo definisce formalmente un Jedi Grigio.

Una seconda interpretazione descriveva individui capaci di utilizzare capacità legate sia al Lato Chiaro sia al Lato Oscuro senza diventare completamente Sith. Personaggi come Jolee Bindo, Revan e Cade Skywalker sono stati spesso collegati a questa idea.

Anche figure canoniche come Ahsoka Tano, Quinlan Vos e Asajj Ventress vengono talvolta inserite nella stessa categoria dai fan. Nessuna di loro, però, appartiene a una fazione ufficialmente riconosciuta con il nome di Jedi Grigi.

Nawaam cerca il “nulla” nella Forza

The Ninth Jedi introduce una terza possibile definizione attraverso il generale Nawaam, un ex Padawan che non si considera né Jedi né Sith. Il personaggio cerca di raggiungere uno stato di totale distacco emotivo, privo dell’ottimismo legato al Lato Chiaro e dell’odio alimentato dal Lato Oscuro.

In questa versione della galassia, le spade laser cambiano colore in tempo reale in base al cuore e all’allineamento del loro utilizzatore. Il concetto nasce da un’idea del supervisore alla regia Kenji Kamiyama, che da giovane aveva erroneamente immaginato che le lame della trilogia originale potessero mutare tonalità da sole.

Lo stato di “nulla” viene rappresentato da una lama argentata. A raggiungerlo sono Lah Zhima, sua figlia Kara e Nawaam. L’assenza di colore sembra indicare una momentanea liberazione dalle emozioni e dalle tradizionali divisioni tra Jedi e Sith.

Nawaam trasforma questa condizione in una vera ideologia. È convinto che soltanto eliminando passioni, speranze e desideri si possa raggiungere una pace duratura. La sua conquista della galassia viene quindi presentata come un tentativo di imporre l’ordine attraverso un distacco assoluto.

La neutralità di Nawaam non è vero equilibrio

La battaglia conclusiva mostra però quanto sia fragile questa apparente neutralità. Durante lo scontro, Kara abbandona il vuoto emotivo e torna ad affidarsi al Lato Chiaro. La sua spada riacquista la tonalità verde, riflettendo la sua scelta di proteggere gli altri senza rinunciare ai propri sentimenti.

Nawaam segue il percorso opposto. La frustrazione e il desiderio di vincere prendono il sopravvento, trasformando la sua lama da argentata a rossa. Il personaggio dimostra così di non essere riuscito a liberarsi dalle emozioni: le aveva soltanto represse.

La serie suggerisce quindi che il “nulla” non sia un autentico punto di equilibrio. Nawaam sostiene di agire per la pace, ma utilizza violenza, conquista e distruzione. Le sue intenzioni dichiarate non possono neutralizzare le conseguenze delle sue azioni.

Anche nel canone principale il Lato Oscuro non viene normalmente trattato come una metà equivalente della Forza da utilizzare senza conseguenze. I cristalli kyber vengono corrotti e fatti “sanguinare” dagli utilizzatori del Lato Oscuro, mentre Ahsoka è riuscita a purificarne due, trasformandoli da rossi a bianchi.

Un esperimento possibile grazie a Star Wars: Visions

La libertà narrativa di Visions permette a Production I.G di esplorare idee che sarebbero più difficili da inserire nella continuità principale. Kamiyama ha spiegato di voler mettere in discussione la divisione netta tra luce e oscurità, chiedendosi se i Jedi possano davvero risolvere ogni problema seguendo soltanto le regole dell’Ordine.

La serie non offre però una celebrazione definitiva dei Jedi Grigi. Al contrario, mostra quanto sia difficile mantenersi estranei alla luce e all’oscurità quando ogni scelta produce conseguenze morali. Kara accetta nuovamente la speranza, mentre Nawaam viene consumato dalla rabbia che credeva di avere superato.

The Ninth Jedi propone dunque una nuova definizione del Jedi Grigio, ma finisce anche per evidenziarne le contraddizioni. Nella galassia di Star Wars, una persona può essere moralmente complessa e criticare gli errori dell’Ordine Jedi. Restare per sempre sospesi tra il Lato Chiaro e il Lato Oscuro, invece, sembra ancora una condizione impossibile.

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