The Acolyte si è dimostrata essere una delle serie più divisive del franchise. Lo show di Leslye Headland, ambientato durante l’Alta Repubblica, o si ama o si odia, e questa netta presa di posizione influenzerà sicuramente il futuro della serie. Non sappiamo, infatti, se The Acolyte avrà una seconda stagione.
Nell’attesa di scoprire se lo show avrà un seguito, vi lasciamo alle opinioni della redazione di Star Wars Addicted. Fateci sapere qual è la più vicina alle vostre convinzioni, e buona lettura!
L’Ombra dei Jedi
Per il resto la serie offre spunti molto interessanti, portati in scena talvolta in maniera goffa e sbrigativa. Se da una parte credo che la ‘mediocrità’ non sia una colpa (non tutto può essere un capolavoro), dall’altra penso che basterebbe un minimo di cura in più per partorire produzioni di alto livello e non dare ai review bomber e agli odiatori di mestiere una scusa in più per infierire.
Voto: 7/10
The Acolyte: alle origini della mitopoiesi mistica di George Lucas
Il punto di osservazione della showrunner Leslye Headland sulla mitologia di Star Wars appare particolarmente efficace nell’affrescare inedite prospettive, soprattutto in materia di mistica e teorizzazioni di stampo teologico. Proficua risulta essere, nello specifico, la capacità di rendere nel profilmico il discutibile e finanche pericolosamente amorale modus operandi evidenziato, a piu livelli e con soggettive desinenze, da quasi tutti i Jedi. Di contro la Headland sembra voler sviluppare un interessante parallelismo con le motivazioni di quelli che si scopriranno essere poi i (nuovi) adepti del lato Oscuro della Forza: tanto Qimir quanto, in maniera speculare, Meae e Osha non mostrano timore nel vivere le proprie emozioni che, conseguentemente, contribuiscono nel fare di queste ultime le figure inevitabilmente più umane e tragiche del novero.
Non mancano poi efficaci rimandi alle tematiche politiche tanto care alla trilogia prequel lucasiana: The Acolyte infatti illustra in maniera interessante la crescente sfiducia che, già a questa altezza cronologica, inizia a serpeggiare nella classe politica nei riguardi dei Jedi. Stilisticamente la serie mostra spesso una regia solida soprattutto nelle sequenze d’azione, evidenziando, specialmente nei ben coreografati duelli con la spada laser, un ulteriore riferimento alla già citata trilogia prequel. Il cast, per quanto nutrito, risulta nella maggior parte dei casi efficace con alcune prove mirabili: Lee Jung-jae nel delineare il tormentato maestro Sol, Manny Jacinto nel dare forma al tentatore libertario straniero e Amandla Stenberg nel proporre una nuova forma di vergenza della forza.
In ultima analisi parliamo di un prodotto strutturato secondo un climax ascendente in grado di mostrare, nelle ultime battute, alcuni spunti potenzialmente interessanti per l’ intero nuovo canone (al netto dei già virali camei).
Voto: 8/10
The Acolyte e come unire narrazione su carta e cinema
Ma non è tutto, The Acolyte non si limita a questo. Contemporaneamente stabilisce collegamenti semantici tra tutte le epoche di Star Wars. In particolar modo come il concetto di Diade nella Forza introdotto dalla trilogia sequel si interseca con gli studi di Darth Plagueis sul trasferimento dell’essenza vitale e anche con l’operato di Luke e Anakin Skywalker. La congrega delle streghe di Brendok ha usato una Vergenza nella Forza per creare Osha e Mae similmente al modo in cui Anakin è stato generato. Inoltre, il modo brutale con cui i Jedi hanno separato le due sorelle mi ha riportato in mente il fatto che Luke non abbia riconosciuto il legame di tipo Diade nella Forza tra il nipote Ben Solo e Rey: e non è stato forse questo a condurre Ben al lato oscuro? O a crearne i presupposti perlmeno.
Insomma, su The Acolyte si possono dire tante cose, ma non che viola il Canone di Star Wars o che non contribuisca ad arricchirlo. Da questo punto di vista, è scritto sontuosamente e va sicuramente premiato il lavoro necessario a non contraddire opere che sono molto diverse e molto distanti in termini di modalità di narrazione. Molto spesso si critica Star Wars per le presunte contraddizioni, ma al tempo stesso andrebbe riconosciuto il merito di incastrare così tante situazioni e idee diverse tra di loro, oltre che partorite da autori con background narrativi agli antipodi.
Detto questo, è vero che la storia principale è debole e che moltissimi episodi non sono completamente funzionali all’arricchimento della trama (il caso più grave è quello riconducibile all’episodio 7, che non è sufficientemente diverso dall’episodio 3 per giustificarne la sua esistenza). Il mystery thriller imbastito all’inizio della serie non è sempre incalzante e coerente in tutte le parti e ha troppo bisogno dei rimandi canonici ad altri contenuti per essere appagante: in altri termini, senza il background di Star Wars questa storia di indagini e di rivelazioni rischia di essere molto debole. Considerazione che comunque deve tenere conto del fatto che gli autori hanno quasi sicuramente diluito la storia su più di una stagione, con tantissimi aspetti che sono rimasti in sospeso in attesa di essere ripresi.
Finisco dicendo semplicemente che con Star Wars si dovrebbe trovare un accordo: chi critica lo fa quasi sempre perché non conosce bene il Canone in tutte le sfaccettature, mentre chi ama questi contenuti sono soprattutto quelli che si informano e “studiano” il Canone (si, è proprio il termine giusto). I primi dovrebbero quindi capire che le posizioni sostenute dai secondi derivano dalla passione e dal tempo che loro dedicano alla “galassia lontana lontana”. Star Wars è cambiato e va accettato per cosi come è adesso se lo si vuole apprezzare: o si conoscono un bel po’ di cose, o è meglio passare a qualcosa di più semplice.
Voto: 7/10
Il fascino dell’ignoto
Ciononostante, The Acolyte coglie nel segno e lascia soddisfatti. Io stesso mi sono avvicinato alla serie con molte perplessità ma – dopo 8 puntate – non solo non ho rimpianto il tempo passato su Disney + ma ho anche avuto l’idea che gli autori si siano almeno messi seduti a un tavolo per cercare di creare una trama nuova con personaggi validi e inediti. Proprio nel ruolo dei personaggi, credo, si può riconoscere uno dei punti di forza della serie. È facile catturare l’attenzione con nomi che ormai sono sinonimo di «Star Wars» (Obi-Wan, Darth Vader, Ahsoka, Thrawn), ma è difficile farlo con personaggi nuovi. E il coefficiente di difficoltà aumenta se si va ad esplorare un’epoca mai portata prima sullo schermo, come quella precedente ai fatti di La Minaccia Fantasma. E invece i personaggi di The Acolyte si muovono in completa autonomia, e non hanno bisogno dei grandi nomi per affascinarti e lasciarti il desiderio – alla fine della serie – di sapere di più su di loro. Anche se non siamo ai livelli di Andor, insomma, The Acolyte è stata una piacevole sorpresa in grado di rinverdire il bagaglio narrativo della galassia lontana lontana.
Voto: 7/10
Il lato oscuro getta la sua ombra su The Acolyte
Voto: 4/10
Una boccata di aria fresca in mezzo al caldo torrido imperiale
Voto: 9/10






