Nonostante l’ultimo anno di A24 sia stato uno dei più fruttuosi di sempre per la società di produzione indipendente, il primo trimestre del nuovo anno non sembra aver rispecchiato del tutto queste aspettative. Alcuni titoli, infatti, sembrano essere stati risparmiati per periodi più strategici dell’anno, probabilmente in vista di potenziali candidature a premi. Tuttavia, film come Parthenope, Opus e Warfare non riescono a mantenere gli standard qualitativi a cui i fan di A24 sono abituati. Un’eccezione su questo fronte è rappresentata da Death of a Unicorn. Nonostante il trailer promettesse un mix unico di fantasia, horror e commedia, alla fine il film diretto da Alex Scharfman si rivela meno originale di quanto potesse suggerire. Ciononostante, vale la pena di guardarlo per l’eccellente interpretazione di supporto offerta da Will Poulter.
Will Poulter: la vera stella di ‘Death of a Unicorn’
Death of a Unicorn ruota attorno al protagonista Elliot Kintner, interpretato da Paul Rudd, un avvocato che partecipa a un ambiguo summit manageriale immerso nei boschi, accompagnato dalla figlia Ridley, interpretata da Jenna Ortega. Prima di incontrare il datore di lavoro Odell Leopold, interpretato da Richard E. Grant, Elliot investe una creatura misteriosa che Ridley identifica come un unicorno. In questo contesto, Poulter interpreta Shepard, il figlio volgare di Odell, che partecipa al seminario con la madre Belinda, interpretata da Tea Leoni. Mentre Elliot e Ridley temono le possibili ripercussioni naturali dell’incidente, Odell vede solo un’opportunità di guadagno. Shepard, intuendo che suo nonno voglia sfruttare gli unicorni per avviare un nuovo business, cerca di ingannare Ridley a sostenerlo nel suo schema egoistico.
Death of a Unicorn brilla quando analizza come le dinamiche familiari vengano sconvolte, con Shepard che funge da contrasto perfetto con Ridley. Mentre Ridley rappresenta l’ingenuità e il tentativo di fare breccia nel cuore del padre, Shepard manca completamente di empatia verso i genitori, interessato unicamente ad approfittarsi del loro benessere economico. Pur essendo solo una delle tante pellicole che satirizzano la classe agiata, Shepard è un personaggio intrigante perché la sua ignoranza supera di gran lunga la malizia. Contrariamente a Odell, che consapevolmente mette in pericolo la specie, Shepard è così ossessionato dal profitto da ignorare le conseguenze ambientali deleterie. Uno dei momenti più divertenti vede Shepard suggerire che i poteri dell’unicorno potrebbero curare il cancro, mettendo così fuori gioco tutte le associazioni benefiche; solo dopo essere stato ripreso dal padre realizza le effettive implicazioni sulla loro attività.
‘Death of a Unicorn’ aveva bisogno di più spazio per Shepard
Nonostante sia un giovane attore particolarmente ambizioso, Poulter riesce a esprimere una vena comica in Death of a Unicorn che non si vedeva dai tempi del suo ruolo in We’re The Millers, uscito dieci anni fa. Avendo già interpretato ruoli da outsider e personaggi eccentrici, è interessante osservarlo mentre trasferisce queste caratteristiche a un personaggio di ampio respiro come Shepard. In risposta a una trama dal tono stravagante e a tratti troppo serio, la presenza di Shepard è un costante richiamo all’assurdità della situazione.
Il personaggio creato da Poulter è unico e difficile da odiare completamente grazie alla sua ignoranza. Sebbene tratti il personale del padre, tra cui il Dr. Bhatia (Sunita Mani) e Griff (Anthony Carrigan), in modo brutale, si lascia intendere che potrebbero manipolarlo sfruttando il suo ego. Shepard manca di spina dorsale per difendere le sue idee e arriva a tradire sua madre pur di evitare le conseguenze. Sebbene Death of a Unicorn possa deludere chi si aspettava un horror più grottesco, l’interpretazione di Poulter rappresenta un motivo sufficiente per dare al film una chance.






