Negli ultimi anni, il franchise di Jurassic World ha subito numerosi cambiamenti, con registi di spicco chiamati a rinnovare una saga ormai iconica. Tra questi, Gareth Edwards è l’ultimo a essere coinvolto con il film Jurassic World: La Rinascita, un progetto che si propone di riportare la serie alle sue radici, rendendo omaggio alle influenze cinematografiche di Steven Spielberg, autore del film originale del 1993, considerato una pietra miliare del genere blockbuster.
L’ispirazione meticolosa di Gareth Edwards
Come rivelato in una recente intervista, Edwards ha dedicato gran parte della preparazione del film allo studio approfondito delle opere di Steven Spielberg. Fin dall’infanzia, il regista britannico si è lasciato ispirare dai classici del maestro americano, come Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. e I predatori dell’arca perduta. La sua attenzione maniacale per i dettagli si riflette in ogni scelta visiva, dalle inquadrature all’atmosfera, nel tentativo di ricreare quella magia che ha definito il cinema d’avventura degli anni ’80.
In particolare, Edwards ha raccontato di aver raccolto oltre quattro ore di sequenze tratte dai film di Spielberg, sottoponendole a un’analisi visiva intensiva per assimilarne lo stile. Questo lavoro ha permesso al regista di padroneggiare il linguaggio cinematografico “spielberghiano” e di reintrodurlo nel contesto di Jurassic World con un approccio personale ma rispettoso.
Omaggio alle radici della saga e alle atmosfere classiche
Jurassic World: La Rinascita si propone come un autentico ritorno allo spirito originale della saga, in netta contrapposizione con le scelte narrative dei precedenti film diretti da Colin Trevorrow. La regia di Edwards si distingue per una cura maniacale dei riferimenti visivi ai classici di Spielberg, come dimostra la scena in cui il T. Rex insegue i protagonisti, richiamo diretto a una delle sequenze più iconiche di Jurassic Park.
Il film si allontana dall’eccessiva centralità dei Velociraptor per puntare su creature più imponenti e minacciose, inserite in contesti che evocano l’idea di una caccia primordiale. A rafforzare l’atmosfera contribuisce la fotografia di John Mathieson (Il gladiatore), realizzata con pellicola 35mm e attrezzature Panavision, in linea con le tecniche usate da Dean Cundey nel 1993. Il risultato è un’estetica vintage e autentica, potenziata da un sapiente uso di effetti pratici e giochi di luce.
Oltre Spielberg: riferimenti al grande cinema d’avventura
L’omaggio di Edwards non si limita al solo Spielberg, ma abbraccia anche il grande cinema d’avventura e horror degli anni ’70 e ’80. Oltre a Lo squalo, si ritrovano citazioni evidenti a I predatori dell’arca perduta nelle sequenze ambientate in rovine azteche sotterranee, popolate da creature preistoriche. La scena del Quetzalcoatlus gigante che si aggira tra le rovine è un chiaro richiamo alla celebre apertura del primo Indiana Jones, con un mix di suspense e senso di meraviglia.
Ogni elemento scenico appare studiato per valorizzare i riferimenti culturali e cinematografici più influenti, restando al tempo stesso fedele allo spirito della saga. La presenza di Steven Spielberg come produttore esecutivo ha garantito un ancoraggio alla visione originale, mentre la passione di Edwards per questo universo ha contribuito a consolidarne la continuità estetica e narrativa.
Jurassic World: La Rinascita si configura come un tentativo riuscito di rinnovamento consapevole, capace di fondere il rispetto per la tradizione con una visione cinematografica più matura. Attraverso l’omaggio ai maestri del passato e una cura stilistica minuziosa, Gareth Edwards propone una nuova prospettiva sulla saga, senza snaturarne l’essenza. Un ritorno alle origini che promette di soddisfare sia i nostalgici che le nuove generazioni di spettatori.






