James Webb: come funziona il telescopio che scruta l’universo primordiale

Chiara Bianchi
Chiara Bianchi
Appassionata di cinema e di tutto ciò che ruota intorno alla settima arte. Racconto di film, registi e tendenze con uno sguardo critico ma sempre accessibile.

Il James Webb Space Telescope, uno degli strumenti più avanzati mai inviati nello spazio, rappresenta una svolta epocale per l’astronomia. Grazie alla sua tecnologia d’avanguardia, è in grado di osservare il cosmo con un dettaglio senza precedenti e da distanze estremamente remote, rivelando aspetti dell’universo primordiale finora inaccessibili.

Un telescopio che osserva l’universo nell’infrarosso

Il punto di forza del telescopio Webb è la sua capacità di rilevare la luce infrarossa, una radiazione invisibile all’occhio umano. A differenza di Hubble, che si concentra prevalentemente sulla luce visibile, Webb è progettato per catturare le lunghezze d’onda più lunghe del calore, permettendogli di penetrare le dense nubi di polvere cosmica dove nascono stelle e pianeti, e di individuare galassie poste a miliardi di anni luce.

Osservare l’infrarosso significa anche guardare indietro nel tempo: la luce di oggetti lontanissimi impiega miliardi di anni a raggiungerci, offrendo una visione del cosmo com’era poco dopo il Big Bang. L’espansione dell’universo allunga le onde luminose in viaggio, spostandole verso l’infrarosso. Questo fenomeno permette al Webb di rivelare strutture cosmiche antichissime e di studiarne l’evoluzione.

Tecnologia all’avanguardia: specchi, strumenti e raffreddamento

Il cuore del telescopio è un imponente specchio primario di 6,5 metri di diametro, composto da 18 segmenti esagonali rivestiti in oro. Questo materiale è stato scelto per la sua eccellente capacità di riflettere la luce infrarossa. Lo specchio raccoglie anche le più deboli emissioni termiche provenienti dagli oggetti più remoti e freddi dell’universo.

Il Webb è dotato di due strumenti principali: NIRCam, la fotocamera per l’infrarosso vicino, e MIRI, il sensore per l’infrarosso medio. NIRCam produce immagini ad altissima risoluzione e utilizza un coronografo per oscurare la luce delle stelle più luminose, facilitando l’osservazione di esopianeti. MIRI rileva radiazioni più lunghe e fredde, consentendo di scoprire stelle in formazione e nubi molecolari altrimenti invisibili.

Per garantire misurazioni accurate, il telescopio è protetto da un gigantesco scudo solare a cinque strati, grande quanto un campo da tennis, che lo isola dal calore emesso da Sole, Terra e Luna. Questo scudo mantiene il Webb a una temperatura di circa -223 °C. Per il funzionamento di MIRI, è necessario un ulteriore raffreddamento criogenico fino a -266 °C, impedendo al calore residuo del telescopio di interferire con le rilevazioni.

Dati invisibili che diventano immagini spettacolari

James Webb: come funziona il telescopio che scruta l’universo primordiale

Le onde infrarosse catturate vengono trasformate in segnali digitali, inviati alla Terra e processati per generare immagini. Queste non rappresentano una visione diretta, ma una traduzione dei dati in colori visibili, utili per comprendere composizione, età e dinamiche degli oggetti osservati.

Le straordinarie capacità del Webb hanno già permesso la scoperta di galassie giovanissime, l’analisi dell’atmosfera di esopianeti e l’approfondimento delle origini delle strutture cosmiche. Grazie a questa finestra sull’infrarosso, gli scienziati possono esplorare il passato remoto dell’universo con una precisione senza precedenti.

In conclusione, il James Webb Space Telescope si conferma uno strumento rivoluzionario, capace di spingere i confini della nostra conoscenza astronomica. La sua tecnologia innovativa e la capacità di osservare ciò che era invisibile aprono nuovi orizzonti per la scienza e per la comprensione dell’universo primordiale.

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