Il ritorno di Happy Gilmore con un secondo capitolo disponibile su Netflix ha suscitato l’interesse di fan vecchi e nuovi. Il film, che vede nuovamente protagonista Adam Sandler, ripropone l’umorismo e l’atmosfera del primo episodio del 1996, ma introduce anche significative novità nel cast e nella narrazione. Tra queste, spicca l’assenza di un personaggio molto amato: Otto, interpretato originariamente da Allen Covert.
L’assenza di Otto e il peso della nostalgia
Secondo quanto riportato, Allen Covert non figura nel cast di Happy Gilmore 2 a causa della svolta drammatica imposta alla trama. La scomparsa di Virginia, moglie di Happy, avvenuta in un incidente sul campo da golf, rappresenta un punto di rottura per il protagonista, spingendolo a isolarsi e a prendere le distanze dal suo passato. Questo cambiamento coinvolge anche Otto, il cui allontanamento è giustificato proprio da tale svolta narrativa.
La scelta di escludere Otto ha suscitato delusione tra gli appassionati, dato il ruolo centrale che il personaggio aveva nella dinamica comica e affettiva del primo film. Nonostante alcuni fan avessero sperato in un suo ritorno, magari in qualità di nuovo caddie di Happy, la pellicola opta per una nuova direzione. Una battuta nel film – “Il mio caddie abituale si è trasferito in Svizzera per motivi fiscali, quindi sono un po’ senza destinazione” – sembra rappresentare l’unica spiegazione semi-ufficiale alla sua assenza, lasciando aperto uno spiraglio d’interpretazione ma senza un’apparizione vera e propria.
Questa mancanza viene percepita come un’occasione mancata per offrire un omaggio simbolico al personaggio e al suo interprete, in grado di chiudere idealmente il cerchio narrativo della saga.

Oscar Mejías: un nuovo volto per il franchise
In sostituzione di Otto, Happy Gilmore 2 introduce Oscar Mejías, interpretato dal noto rapper portoricano Bad Bunny. L’ingresso di una figura popolare nel mondo musicale segna una volontà di rinnovamento, offrendo al pubblico un personaggio giovane, energico e in linea con le sensibilità contemporanee.
Oscar, seppur inesperto, si dimostra una presenza fondamentale per Happy, accompagnandolo lungo il circuito del U.S. Bank Tour Championship e fornendogli il supporto necessario per ritrovare la motivazione. Il film mostra come il protagonista, oltre a gareggiare, si dedichi all’insegnamento delle basi del golf al suo nuovo caddie, favorendo una dinamica educativa che si integra con l’umorismo tipico della serie.
Il personaggio di Oscar rappresenta un ponte tra passato e futuro, riuscendo a conquistare parte del pubblico grazie alla sua spontaneità e al suo ruolo nella redenzione del protagonista. Il tutto culmina in un finale positivo, in cui Happy riesce a realizzare il sogno di aprire un ristorante italiano, con un inatteso aiuto da parte dell’antagonista Frank Manatee, CEO di Maxi Energy Drink.
In definitiva, Happy Gilmore 2 si presenta come un film che cerca un equilibrio tra la memoria affettiva dei fan e l’esigenza di rinnovare il proprio immaginario. L’assenza di Allen Covert rimane una ferita aperta per i più nostalgici, ma la presenza di Oscar Mejías suggerisce che il franchise è pronto a evolversi, mantenendo l’ironia e il cuore che lo hanno reso celebre.






