La serie animata Eyes of Wakanda rappresenta un’aggiunta significativa all’universo cinematografico Marvel, offrendo uno sguardo approfondito sulla storia segreta e più antica della nazione di Wakanda. Composta da quattro episodi, la produzione si distingue per l’elevata qualità visiva e per una narrazione che attraversa epoche e leggende della cultura wakandana. Tuttavia, la sua brevissima durata solleva interrogativi sulla capacità della serie di lasciare un’impronta duratura nel franchise.
Un esperimento innovativo nella narrazione Marvel
Eyes of Wakanda è la prima serie animata dei Marvel Studios a essere distribuita integralmente in un’unica soluzione, segnando un punto di svolta nella strategia della casa di produzione. È anche la prima serie animata a essere ambientata nel Marvel Cinematic Universe all’interno della Sacred Timeline. In un’intervista, un portavoce della Marvel ha sottolineato come questa impostazione abbia consentito di esplorare prospettive visive inedite, con un’attenzione particolare alla cultura e all’estetica del Wakanda.
Lo stile visivo si ispira a grandi artisti afroamericani come Ernie Barnes e Dean Cornwell, i cui influssi conferiscono all’animazione un forte impatto pittorico. Il risultato è una fusione tra estetica afro-futurista e richiami storici che dona unicità a ogni episodio.

Episodi autoconclusivi tra miti, guerre e tecnologia
Ogni episodio di Eyes of Wakanda racconta un frammento della storia del Wakanda. “Into the Lion’s Den” segue Noni (doppiata da Winnie Harlow), ex Dora Milaje, in una missione per fermare Nakati (Cress Williams), ex Capitano della Guardia Reale divenuto signore della guerra. “Legends and Lies” si concentra sul guerriero B’Kai (Larry Herron), in un episodio con richiami epici alla guerra di Troia. Il terzo episodio ha come protagonista l’agente Basha (Jacques Colimon), che nella Cina del XV secolo ruba una statua sacra, attirando le ire di un Iron Fist dell’epoca. Infine, l’ultimo episodio segue il principe Tafari (Zeke Alton) nel recupero di un’ascia in vibranio, con una narrazione che si collega direttamente al film Black Panther.
Il team creativo, guidato da Todd Harris, ha curato ogni dettaglio visivo e narrativo, garantendo un’animazione raffinata e coerente con lo stile del MCU. Le ambientazioni, ispirate a epoche storiche diverse, contribuiscono a rendere ogni episodio visivamente distintivo.

Punti di forza e limiti della serie
Dal punto di vista narrativo, la serie riesce a valorizzare la complessità culturale del Wakanda e a dare spazio a figure eroiche spesso poco esplorate. Tuttavia, la durata contenuta di circa trenta minuti per episodio limita lo sviluppo delle singole trame. L’approccio antologico, pur efficace per mostrare una varietà di contesti e personaggi, riduce la profondità narrativa, lasciando talvolta una sensazione di incompletezza.
Il finale introduce elementi inediti, come la minaccia rappresentata dall’orda aliena nota come “the Horde”, suggerendo possibili sviluppi futuri all’interno del MCU. Se approfondita in nuove produzioni, questa linea narrativa potrebbe ampliare ulteriormente la portata cosmica del franchise.
Eyes of Wakanda si distingue per la sua eccellente qualità artistica e per l’originalità della proposta narrativa, pur evidenziando i limiti imposti dalla brevità. Rappresenta una produzione rilevante per il Marvel Cinematic Universe, capace di espandere l’universo wakandano con sensibilità culturale e visiva. Potrebbe costituire una solida base per futuri sviluppi narrativi, confermando il valore delle miniserie animate all’interno del panorama Marvel.
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